Regione Piemonte – Sanità: Il M5S. Difendiamo la sanità pubblica!

Il grillino Bono chiude la porta ai privati: “Non possono gestire servizi essenziali come i pronto soccorso. No al modello lombardo”. E sul Gradenigo: “La politica poteva fare di più”. Il rilancio del settore passa dall’informatizzazione.

Sarà il Movimento 5 stelle l’unico baluardo a difesa della Sanità pubblica nella prossima legislatura regionale? Dopo l’apertura (attesa) del centrodestra e quella, decisamente meno scontata, del centrosinistra all’ingresso di aziende private nel sistema sanitario regionale, è il grillino Davide Bono a piazzare i suoi paletti: «Intendiamoci – premette il candidato presidente – i privati già agiscono in questo settore da anni, ma un conto è se gestiscono una casa di riposo o di riabilitazione, altro è se si occupano di servizi essenziali come un pronto soccorso».

Il riferimento è all’acquisizione del Gradenigo da parte di Humanitas, il colosso lombardo pronto a rilevare l’ospedale dalla Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli, un acquisto condizionato dalla variazione della norma regionale del 1985 che impedisce a un ente profit di ottenere lo status di presidio ospedaliero pubblico. «Aprire le porte a Humanitas significherebbe virare verso un sistema sanitario lombardo» afferma Bono. «Su questa inversione di rotta destra e sinistra la pensano allo stesso modo, noi invece intendiamo preservare la vocazione pubblica della sanità piemontese». E sul Gradenigo attacca: «La verità è che sarebbe bastato un piccolo sforzo in più della politica per non farlo andare gambe all’aria». C’è poi anche un problema di contratti: «Nella casa di cura Villa Cristina, nel Novarese, per esempio, tutti gli operatori stanno passando dal contratto collettivo nazionale a un contratto di cooperativa e noi non ci stiamo alla teoria secondo la quale la competitività aziendale si ottiene attraverso l’abbattimento dei salari».

Su come rilanciare e rendere più efficiente la Sanità piemontese la compagine pentastellata, come ormai noto, punta sull’informatizzazione del sistema – «potremmo farcela in pochi mesi» – e su un controllo delle visite specialistiche, ma tutelando i medici di famiglia «che spesso si trovano tra l’incudine e il martello di fronte a un paziente che chiede insistentemente un esame e loro impossibilitati di fatto a dire di no». Una cosa è certa, conclude Bono «il risanamento della società non può passare dalla chiusura degli ospedali o dal licenziamento dei lavoratori».

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[Fonte: Lospiffero.com]

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