Regione Piemonte – Sanità: cure domiciliari ai non autosufficienti scaricate sulle famiglie!

Cure domiciliari: giunta somersa dai ricorsi. Comuni e consorzi si rivolgono al Tar per garantire le cure domiciliari ai non autosufficienti. I giudici amministrativi si sono già espressi sulle tariffe delle case di riposo, ma la Regione attende il Consiglio di Stato. Laus (Pd): “Scaricano tutto sui malati”.

Ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Si accavallano i ricorsi sulla moribonda Giunta regionale, già capitolata sotto i colpi delle carte bollate. Gli ultimi in ordine di tempo sono quelli appena inoltrati delle associazioni che tutelano i malati non autosufficienti che rientrano nei diritti sanciti dai Lea – Livelli essenziali di assistenza sanitaria e socio-sanitaria – per cui la Regione ha tagliato le risorse. Al loro fianco 14 comuni, tra cui quello di Torino, e 18 consorzi erogatori dei servizi. Un ricorso in cui si intende tutelare l’accesso alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari per non autosufficienti.

Funziona così: quando una persona viene dichiarata non più autosufficiente, viene presa in carico dal Servizio sanitario pubblico o attraverso un posto in casa di riposo o attraverso un contributo alle famiglie che decidono di prendersi cura del parente malato da casa. L’oggetto del ricorso è il non riconoscimento di questo tipo di cura all’interno dei Lea, servizi minimi essenziali che la regione deve riconoscere. Per quanto riguarda le cure in casa di riposo il Tar del Piemonte si è già espresso con sentenza numero 199/2014, specificando che le esigenze di contenimento della spesa pubblica non possono andare «in danno del diritto dei cittadini» di godere di un livello essenziale di assistenza, rappresentato appunto da quei servizi riconosciuti all’interno dei Lea. Ora la stessa battaglia verrà condotta sulle cure domiciliari.

Secondo i ricorrenti, infatti, i provvedimenti della Regione Piemonte spostano queste prestazioni di lungoassistenza terapeutica domiciliare – escluso l’intervento dell’Oss – al di fuori di quelle garantite per diritto e quindi finanziate dalla Sanità. E non è una questione certo marginale se si pensa che parliamo di assegni di cura che il Piemonte eroga a 13mila persone non autosufficienti come rimborso spese per l’assistenza domiciliare. Con la «riclassificazione degli interventi domiciliari in lungoassistenza come “extra Lea” – scrivono anche i legali del Comune di Torino – sostanzialmente trasferisce la “garanzia” di tali prestazioni ai Comuni» e quindi al settore dell’assistenza, i cui interventi sono erogati in base a criteri di beneficenza e vincolati alla disponibilità di risorse.

Non è tutto, come sottolinea il consigliere Pd Mauro Laus, il problema è che la Regione finora ha deciso di non applicare neanche le sentenze del Tar già emesse, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato cui si è rivolta, «scaricando il problema sulle imprese e sui ricoverati» attacca Laus. Dopo la prima sentenza del Tar i direttori di Asl e Aso hanno interpellato l’assessorato regionale per chiedere lumi su come regolarsi di fronte a un pronunciamento vincolante, da corso Regina Margherita si fa presente che sulla questione a oggi «non risulta nessun atto normativo regionale valido» essendo stati tutti annullati dai giudici amministrativi, dunque «le tariffe […] risultano quelle in applicazione dei contratti stipulati tra le Asl, gli Enti Gestori delle funzioni socio-assistenziali ed i gestori delle strutture, contratti che costituiscono l’unica “fonte normativa” che regola le obbligazioni in essere». E ancora: «In questa fase transitoria i fornitori delle prestazioni potranno decidere se accettare le tariffe, riferite alla D.G.R. 85-6287/2013 annullata, contenute nei contratti stipulati per l’anno 2014, o se recedere unilateralmente».

Ma Laus non ci sta: «L’assessorato pretenderebbe che si applicassero le nuove tariffe, sorvolando sull’immediata esecutività delle sentenze amministrative di primo grado. In alternativa, propone che le Asl revochino le convenzioni ai gestori non allineati, costringendo i degenti a trasferirsi altrove. Sono quasi tre mesi che la giunta è a conoscenza del problema conseguente alle sentenze del Tar sulle rette di ricovero in strutture per anziani non autosufficienti, ma ha preferito fare il pesce in barile, proseguendo la guerra delle carte bollate invece di convocare le parti coinvolte per risolvere la questione. A pagare l’ignavia politica di questo governo saranno di nuovo operatori e cittadini, entrambi costretti a scegliere tra il male e il peggio in attesa che l’amministrazione ponga rimedio al vuoto normativo».

Sul tema interviene con una nota ufficiale anche l’assessorato alla Sanità: «Le deliberazioni assunte dalla Giunta regionale hanno la finalità di assicurare la continuità delle prestazioni domiciliari indipendentemente dalla formale classificazione della spesa, che peraltro è costantemente monitorata dai Ministeri della Salute e dell’Economia e Finanze. Il bilancio 2014, approvato dal Consiglio regionale a fine gennaio, ha confermato le risorse necessarie, annuali e pluriennali, per garantire tali servizi di assistenza domiciliare. Per quanto riguarda i ricorsi al Tar di alcuni Comuni ed enti gestori, si rileva che il contenzioso amministrativo non risolve le questioni sostanziali circa l’individuazione dei Lea, che peraltro sono in fase di aggiornamento nell’ambito del Patto per la Salute in via di definizione tra Stato e Regioni».

Leggi qui la lettera dell’Assessorato

[Fonte: Lospiffero.com]

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