TAV – I conti non tornano e non da oggi!

Con la sua presa di posizione il senatore Stefano Esposito ci dice che è insensato essere a favore dell’opera a prescindere dal costo che, per le grandi infrastrutture, è sempre destinato a lievitare in misura sensibile. Ecco perché non s’ha da fare!

di Francesco RAMELLA  [Lospiffero.com, 29 ottobre 2014]

Ieri, improvviso  e inaspettato dietrofont del senatore Stefano Esposito, da sempre tra i più strenui sostenitori della TorinoLione. Appresa la notizia di una possibile lievitazione dei costi della tratta transfontaliera della Tav, ha reso noto il suo “non ci sto” (più). Per la verità, l’elemento di novità di questi giorni non è particolarmente eclatante. L’aumento dei costi di cui si parla è infatti, al momento, in larga misura ipotetico. Esso è stato stimato per tenere in considerazione le variazioni di prezzo che interverranno fra il momento dell’approvazione del progetto ed il suo effettivo completamento. Ed il tasso di crescita annuale ipotizzato è superiore al livello attuale di inflazione. Peraltro, l’eventualità che a consuntivo il conto da pagare per la Tav si discosti in misura significativa da quello ipotizzato a preventivo è tutt’altro che remota. Ci sarebbe piuttosto da stupirsi se accadesse l’opposto. Come dimostrato alcuni anni fa da uno studio che prendeva in esame oltre duecentocinquanta grandi opere in tutto il mondo, vi è sempre uno scostamento non piccolo tra le previsioni iniziali ed i costi effettivi. Tale divario si attesta in media intorno al 20% per le strade ed al 45% per le ferrovie. Nel caso della rete alta velocità italiana il divario è stato ancor maggiore: a partire da una stima iniziale di poco superiore ai 15 miliardi, i costi sono cresciuti progressivamente fino a raggiungere i 32 miliardi.

Ma ammettiamo che il nuovo tunnel ferroviario sotto le Alpi si dimostri l’eccezione che conferma la regola e che non vi sia alcuno sforamento; a questa condizione, il senatore Esposito continuerebbe a schierarsi fra i Sì-Tav. E sbaglierebbe. Per valutare l’opportunità di realizzare questa opera, non diversamente da un qualsiasi altro progetto, occorre guardare non solo ai costi ma anche ai benefici. Per una impresa privata il rispetto del budget non è certo condizione sufficiente per valutare la bontà di un investimento. Immaginiamo che un nuovo stabilimento produttivo sia realizzato senza che il costo aumenti di un solo euro ma che  poi le vendite del prodotto realizzato da quella industria siano di gran lunga inferiori a quanto preventivato. Come è evidente, sarebbe stato preferibile che quell’investimento non fosse stato realizzato. E, se guardiamo alla Tav, sappiamo fin da ora che le previsioni di traffico sono del tutto irrealistiche e contraddette dai dati di cui disponiamo. L’analisi costi-benefici governativa del 2011 (significativamente redatta a posteriori rispetto alla decisione di realizzare l’opera) stima che sul versante nord-occidentale delle Alpi i flussi complessivi su strada e ferrovia crescano dai 28,5 milioni di tonnellate registrati nel 2004 ai 97,3 milioni nel 2053 in assenza di progetto (e a 110,6 milioni nel caso l’opera venga realizzata). La stima risulta del tutto inconsistente con l’evoluzione reale dei flussi che negli ultimi dieci anni sono diminuiti di oltre il 20 per cento e si sono attestati nel 2012 a 22,4 milioni di tonnellate a fronte di una capacità complessiva delle infrastrutture esistenti pari a non meno di 100 milioni di tonnellate. La nuova linea porterebbe la capacità ad almeno 140 milioni di tonnellate equivalenti a circa sette volte il traffico attuale. È come se, nel caso di un’autostrada con un traffico in diminuzione da vent’anni e tale da occupare approssimativamente due corsie, si proponesse un ampliamento a quattordici.

 Nessun soggetto privato, a meno di voler condurre la propria impresa al fallimento, insisterebbe a voler realizzare un progetto in presenza di condizioni analoghe.

Per concludere: le dichiarazioni del senatore Esposito mostrano un significativo passo avanti rispetto alla posizione di chi sostiene che l’opera va fatta perché, “è strategica”, perché “ce lo chiede l’Europa”, ecc. Con la sua presa di posizione il senatore ci dice che è insensato essere a favore dell’opera a prescindere dal suo costo. Dovrebbe essere considerazione banale: chi di noi quando effettua un acquisto non si informa preventivamente sul prezzo da pagare? Comunque, meglio arrivarci tardi che mai. Ora ci sentiremmo di suggerigli di fare un passo ulteriore. Guardi anche all’altra faccia della medaglia. E non potrà non convenire con chi, da oltre un decennio, sostiene che l’opera non s’ha da fare.

*Francesco Ramella si è laureato in ingegneria meccanica nel 1996 ed ha conseguito un dottorato di ricerca in Trasporti presso il Politecnico di Torino nel 2001. Libero professionista. Collabora o ha collaborato con Libero Mercato, Il Sole 24 Ore, La Stampa e lavoce.info. Per l’Istituto Bruno Leoni si occupa di questioni legate alla liberalizzazione del settore dei trasporti.

Altre notizie correlate nella sezione “TAV in Val di Susa”.

 

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