Regione Piemonte – Sanità: Giro di vite del nuovo assessore Antonio Saitta!

L’assessore Antonio Saitta convoca per venerdì prossimo i direttori di Asl e Aso del Piemonte per illustrare il “nuovo corso”, passo preliminare alla definizione dei nuovi assetti. Cartellino giallo all’Asl di Alessandria. Pausa di riflessione sulla dose unica del farmaco.

E venerdì tutti chez Saitta. L’invito, non si sa con quanto entusiasmo ricevuto, è di quelli che non si possono rifiutare. L’assessore alla Sanità ha convocato in corso Regina i direttori generali delle aziende sanitarie locali e ospedaliere del Piemonte per quello che potrebbe essere un primo incontro con il management territoriale nominato dalla precedente amministrazione regionale, ma che ha tutta l’aria di trasformarsi subito nell’occasione per Antonio Saitta di avere un quadro della situazione generale. E, ancor più, chiarire ai diretti interessati il nuovo corso della Sanità in Piemonte.  Quello, per  fare un esempio, che ha visto lo stesso Saitta, nella prima riunione della giunta Chiamparino dedicata proprio ai temi sanitari, sospendere con effetto immediato l’attuazione della delibera del 12 maggio scorso dell’esecutivo di Roberto Cota (con Ugo Cavallera alla Sanità) con la quale era stata ridefinita la rete ospedaliera piemontese per quanto riguarda i posti letto per le acuzie e le post acuzie che avrebbe comportato una pesante riduzione di 707 posti rispetto alla situazione attuale. «La sospensione della delibera è doverosa – aveva spiegato – per dare modo di effettuare uno studio approfondito dei criteri che starebbero alla base di quel provvedimento, ma anche per avere da parte della Regione un necessario confronto con le aziende sanitarie». Ovvio, quindi che nell’incontro di venerdì si parlerà anche se soprattutto di questo.

Alla fine, quando i manager lasceranno il salone di corso Regina, due di loro invece rimarranno lì. Già, perché l’ex inquilino di Palazzo Cisterna trasferitosi nel palazzone non lontano dal Rondò della Forca vuole risolvere senza ulteriori rinvii la questione dell’oncologia alessandrina. Per questo l’appendice all’incontro con tutti i numero uno delle aziende, vedrà seduti attorno a un tavolo oltre al padrone di casa anche il direttore generale dell’Asl di Alessandria Paolo Marforio, quello dell’azienda ospedaliera del capoluogo “S.S. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo” Nicola Giorgione e il direttore della Rete oncologica Oscar Bertetto. L’intenzione di Saitta è quella di alzarsi da quel tavolo con una soluzione che sia la migliore in fatto di garanzia per i pazienti, di economicità e soprattutto che sia condivisa. Ed eviti corse in avanti o di lato da parte delle aziende sanitarie che hanno, comunque, nella Rete diretta da Bertetto un riferimento di cui tenere conto. Se questo non è sempre accaduto fino a ieri – è il senso del ragionamento che fa l’assessore –  da oggi si cambia.

Per la Sanità mandrogna oggi è stata una giornata nient’affatto facile. Se di prima mattina Marforio con il direttore sanitario Francesco Ricagni ha incontrato la rappresentanza dei sindaci del territorio che hanno, di fatto, ribadito la necessità di tenere conto delle indicazioni della rete oncologica, e annunciato di voler riportare alla politica le scelte in tema sanitario fornendo quindi un atout a Saitta, ben più pesante per il direttore generale l’appuntamento che lo attendeva  poche ore più tardi a Torino. Tra elencazioni di lavori fatti con risultati ottenuti e arrampicate sugli specchi sulla questione dei laboratori antitumorali fuorilegge sequestrati dai Nas, Marforio è uscito dal lungo incontro con Saitta con le parole dell’assessore quasi fossero la Z di Zorro sui calzoni del sergente Garcia: «Ho ribadito al dottor Marforio –  dirà più tardi Saitta – la centralità del ruolo di coordinamento delle rete oncologica piemontese guidata dal dottor Oscar Bertetto, che aveva da molto tempo fornito indicazioni diverse da quanto poi si è verificato ad Alessandria».  In soldoni: avete fatto di testa vostra, ma adesso si cambia. E cambierà, inevitabilmente, pure altro: come la delibera “a insaputa” dell’assessore così come di Bertetto, per non dire dei sindaci. Quella che firmata da Marforio il 29 maggio, con l’assessorato in sede vacante, dava il via a una gara per l’acquisto del sistema necessario a preparare i farmaci antiblastici a Tortona. Il destino di questo atto e la gara che i vertici dell’Asl avevano già preparato con tanto di capitolato e durata fissata in nove anni, sembra segnato. Mentre non si sa se davvero qualche oncologo finirà di fronte al consiglio di disciplina per aver, in sostanza, detto quel che Marforio si è sentito dire stamane dall’assessore regionale circa il mancato rispetto delle indicazione della Rete oncologica, per il manager mandrogno e il suo staff la questione non si chiude qui.

L’altra grana messa sul tavolo da Saitta, nell’incontro di questa mattina, riguarda la dose unica del farmaco. Più di due milioni all’anno, per dieci anni: tanto costa il sistema di spacchettamento e confezionamento con successiva distribuzione automatizzata affidato dalla Asl AL  alla Ingegneria Biomedica Santa Lucia di Piacenza. La dirigenza aziendale ha sempre sostenuto il risparmio prodotto da questo sistema vantando pure un premio ricevuto recentemente. Di ben altro avviso l’allora assessore regionale Eleonora Artesio che bocciò la richiesta dell’azienda, passata con l’avvento della giunta Cota, l’assessorato a Caterina Ferrero e la direzione al suo futuro successore Paolo Monferino. Come non hanno seguito le indicazioni delle Rete oncologica per la centralizzazione dei laboratori, così i vertici alessandrini non hanno tenuto conto dello studio sulla dose unica del farmaco realizzato nel 2009 dal Politecnico di Torino (Simona Iaropoli, Carlo Rafele e Elio Sgherzi) e dall’Asl di Asti (Lidia Beccuti, Claudio Ivaldi e Valter Galante, attuale direttore generale dell’Asl astigiana ed ex regionale alla Sanità). “Sulla base dei dati e delle informazioni raccolte ed elaborate, non vi sono evidenze economiche della convenienza nell’utilizzo della dose unica”: questo il risultato della ricerca. Che se snobbata ad Alessandria, è tornata all’attenzione a Torino. Tant’è che nel memorandum affidato da Saitta a Marforio si legge pure questo: «Indispensabile un pausa di riflessione in attesa di verifiche sui reali risparmi che l’attuale gestione della distribuzione dei farmaci comporta o meno». Ennesima traduzione: andate con i piedi di piombo, anzi state fermi su questo argomento fino a quando non si è chiarito come stanno davvero le cose.

Altro che premio. Sulla vicenda, che poi è una roba da più di venti milioni di euro mica bruscolini, Saitta  vuole vederci chiaro e non solo in riva al Tanaro. «Sulla dose unica del farmaco esiste una commissione regionale istituita da tempo e mai fino ad ora convocata – spiega l’assessore – alla quale ho già chiesto di valutare il caso Alessandria». Un caso sul quale Saitta pare avere le idee chiare: «Si tratta dell’unico in regione e non intendiamo estendere questo sistema come sperimentazione ad altre Asl fino a quando non sarà dimostrata con certezza una reale convenienza». Insomma, se non è un’altra stroncatura di ciò che l’Asl alessandrina ha fatto di testa sua e a insaputa di altri poco ci manca. Altro, invece, secondo quanto risulta allo Spiffero, sarebbe mancato ad alcuni uffici del’assessorato per stabilire se il sistema dai costi milionari adottato ad Alessandria generi quegli annunciati risparmi: sembra che una serie di dati richiesti dall’assessorato tempo fa in merito al lavoro di Mario e Sofia dall’Asl mandrogna non siano mai arrivati. (s.r.)

[Fonte: Lospiffero.com]

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