Regione Piemonte – La Caporetto di Cota: La sanità!

La giunta a trazione leghista non ha saputo introdurre un efficace modello di gestione del settore più importante della Regione. Anzi, è parsa ondivaga e irresoluta. L’ex ministro alla Salute Balduzzi rilegge quattro anni di fallimenti – di Stefano RIZZI

“Un anno di agonia”  che si sarebbe potuto evitare ai piemontesi  grazie a un  beau geste.  Invece, l’auspicio di Renato Balduzzi, ex ministro della Sanità del governo Monti oggi deputato di Scelta Civica e presidente della Commissione Bicamerale per le Questione Regionali, rimane tale di fronte all’ostinazione di un Cota barricato tra le rovine della sua grandeur di governatore. L’agonia sarà solo prolungata dall’attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso, avverso la sentenza del Tar, presentato dal presidente della Regione come lascia intendere il costituzionalista Balduzzi: «Non faccio pronostici sulle decisioni di Palazzo Spada, ma va ricordato come fu proprio il Consiglio di Stato a investire la Suprema Corte della questione ricevendo di fatto il parere che riconduceva all’attesa del giudizio in sede penale. E, in seguito, su quest’ultimo il Tar infine ha pronunciato la sentenza». A questo punto per il vicepresidente vicario di Scelta Civica la conclusione sembra ormai scritta. Come ormai scritto è il testo della proposta di legge elaborata da Balduzzi che, in un colloquio con Lo Spiffero,  spiega così le ragioni di questo provvedimento legislativo: «Occorre evitare che ci si possa trovare, in futuro, in situazioni analoghe con tempi di attesa inaccettabili. Si tratta di prevedere un percorso autonomo per i Tribunali amministrativi regionali in materia di falso legato alle consultazioni elettorali, sganciato dal procedimento penale».

E se la giunta resiste tra le macerie queste non sono soltanto quelle provocate dal crollo provocato dall’inchiesta Rimborsopoli: ce ne sono altre che rimandano a Corso Regina Margherita, a quei nodi della Sanità che Balduzzi all’epoca ministro del governo Monti ha potuto (e dovuto) affrontare, arrivando pure a convocare in maniera piuttosto energica l’allora assessore Paolo Monferino al dicastero. “Monferino ha la missione di portare la politica fuori dalla Sanità”, disse Cota al momento della nomina, spiegando quando poi Monferino si dimise che l’ingegnere “è insofferente a certi meccanismi che però ci sono. E in politica bisogna tenerne conto”. Ma a sentire, oggi l’allora ministro della Sanità, c’erano anche altri meccanismi che non hanno funzionato a dovere nella gestione che Cota affidò a Monferino, dopo le dimissioni di Caterina Ferrero indagata in un’inchiesta dalla quale ora sembra emergere la ferrea volontà di Cota di farla fuori per far posto al manager Iveco.

«Premesso che non sono mai stato contrario all’innovazione nella sanità e quindi all’idea di creare delle federazioni sanitarie – spiega Balduzzi ricordando quei giorni caldi per Corso Regina – avevo detto a Monferino che andava evitato il rischio che le nuove strutture fossero una sorta di doppio livello al fine di bypassare i vincoli imposti dal piano di rientro». Insomma, in uno di quei faccia a faccia, Balduzzi disse a colui che il governatore definiva come “il miglior assessore” che un conto è razionalizzare e accorpare del aziende, altro è creare dei doppioni moltiplicando i costi. Com’è andata finire è noto: cancellate le federazioni, tanto sbandierate da Cota e Monferino. «Credo – confida l’ex ministro – che in quell’idea la Regione, in fondo, non ci credesse più di tanto. Le idee servono e magari sono pure buone, ma poi bisogna vedere come le si attua». Come è stata concretizzata l’idea delle federazioni (e non solo) s’è visto. Arriva, Balduzzi, a rimpiangere «la sanità piemontese degli anni Ottanta quando era presa ad esempio da altre Regioni e che di quel periodo ha conservato tra non poche eccellenze anche le reti della patologie. Io ho sempre sostenuto e sostengo che il Piemonte ha una buona sanità, ma aggiungo che potrebbe essere decisamente migliore». Uno dei punti negativi che l’ex ministro cita ad esempio è il sistema socio-asssistenziale: «Da parte della Regione credo che ci sia stata una sottovalutazione di questa problematica, eppure che ci fossero delle criticità era chiaro». Per Balduzzi, tra le cose che sono mancate per far funzionare a dovere il comparto più importante della Regione «c’è sicuramente una governance forte».

E sempre riandando ai giorni e ai mesi in cui Monferino imperava in Corso regina con pieni poteri conferitigli dal governatore, Renato Balduzzi ricorda l’ascesa e la caduta dell’Aress, l’agenzia regionale per i servizi socio-sanitari: «Su questo organismo c’è stato da parte dei vertici regionali un atteggiamento ondivago e alla fine è stata di fatto tagliata fuori». Erano i giorni in cui l’allora direttore Claudio Zanon, prima fidatissimo consigliere di Cota, cadde in una sorta di dimenticatoio e alla fine nell’oblio totale. «Non si capisce la ragione di questo atteggiamento mutevole verso l’agenzia. O forse si capisce…», aggiunge l’ex ministro lasciando aperta la porte a diverse interpretazioni, che comunque riconducono a un cerchio magico della Sanità da cui Zanon a un certo punto finì per essere estromesso.

Un “amarcord” sulla sanità subalpina quello che l’ex ministro del governo Monti, senza tradire il suo understatement e il linguaggio soppesato, fa senza sconti e reticenze. E pure sulla politica, su quelle “Idee e proposte per il rilancio del Piemonte e del Paese” che è il tema dell’incontro pubblico di Scelta Civica in programma per  sabato alla Gam, Balduzzi ammette come «le elezioni regionali si vincono o si perdono sulla sanità». E se il centrodestra in meno di una legislatura ha perso per strada ben due assessori proprio in questa competenza il deputato montiano aggira la domanda diretta e, con diplomazia spiega: «I migliori risultati nella gestione sanitaria regionale si vedono laddove c’è una forte continuità amministrativa». E se a Balduzzi piace ripetere, a proposito dell’attuale situazione politica piemontese, che «è necessario ridare la chiavi agli elettori», ovvero andare al più presto al voto per «evitare una dannosa agonia», non gli spiace affatto pensare che grazie a quelle chiavi sia Sergio Chiamparino a governare. «E’ una personalità pienamente parte della cultura e della storia del Piemonte e che, se riuscirà a vincere la competizione elettorale darà un importante contributo e una svolta. Se Chiamparino produrrà una base programmatica in cui Scelta Civica si riconoscerà, condivideremo questa scelta». Premette alcuni “se”, Balduzzi, ma a questo punto sembrano poco più che un omaggio a quel linguaggio misurato che gli è proprio e a quell’aplomb che non deve aver perso in neppure uno dei faccia a faccia con Monferino.

[Fonte: Lospiffero.com]

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