Regione Piemonte – Continua l’annullamento degli atti della giunta Cota.

Il Tar ha dichiarato incongrui budget e tariffe per i servizi rivolti ai malatati non autosufficienti e alle fasce più deboli. Laus (Pd): “Smontato il modello della giunta Cota. E’ assurdo che debba essere un tribunale a ristabilire il rispetto dei diritti”.

Resta difficile comprendere come sia possibile che questa maggioranza rimanga ancora in carica nonostante un giudizio di illegitimità della sua elezione e la continua revoca degli atti e delle delibere da lei adottate da parte dei giudici amministrativi.

Con due sentenze depositate venerdì scorso, il Tar Piemonte ha di fatto smontato il nuovo modello delineato dalla giunta Cota per l’erogazione dei servizi socio-sanitari a favore dei malati non autosufficienti. Poco resta ormai delle delibere approvate tra il 2012 e il 2013 dal governo di centrodestra per riorganizzare il sistema di presa in carico delle persone bisognose di assistenza e cura continue e per rivedere le tariffe a carico di utenti e operatori privati accreditati. Il Tar ha accolto in toto il ricorso presentato dall’Anaste Piemonte, l’associazione che rappresenta le imprese private di assistenza residenziale agli anziani, contro la dgr 14 del 25 giugno 2013 e la dgr 85 del 2 agosto 2013, dichiarando non congrui sia la consistenza del budget annuale fissato in 265 milioni di euro (la metà di quello del 2012) sia le nuove tariffe, con corrispettivi addirittura inferiori a quelli del 2010 a fronte di un incremento delle prestazioni a carico degli operatori. Con una seconda sentenza, sempre il Tar Piemonte ha confermato alcune importanti questioni poste da alcune associazioni, tra cui il Csa, che sostengono le categorie sociali più deboli come i minori, i portatori di handicap, gli insufficienti mentali e gli anziani non autosufficienti. Queste associazioni si erano opposte alle deliberazioni della giunta regionale concernenti le modalità di erogazione dei servizi di assistenza residenziale e semi-residenziale resi dalle apposite strutture piemontesi.

«I giudici amministrativi hanno innanzitutto confermato, ed è la seconda volta, che le liste d’attesa per come le ha organizzate e continua ad organizzarle la Regione guidata da Roberto Cota sono illegittime – spiega il consigliere democratico Mauro Laus, che per primo, tre anni fa, promosse una campagna mediatica e politica per promuovere questa tesi -, quindi la parte della delibera 14 concernente il sistema delle graduatorie è stata annullata. E poi si è definitivamente stabilito che i malati di Alzheimer sono a totale carico del sistema sanitario, quindi decade la dgr 85 nella parte in cui stabilisce la quota di compartecipazione da parte dell’utente, nella misura del 50 per cento, per gli inserimenti nei Nuclei Alzheimer Temporanei (Nat) e nei Centri diurni».  I giudici hanno anche chiarito che le spese di continuità assistenziale, dopo il ricovero ospedaliero, dal 61 giorno in avanti sono a carico per metà dell’utente e per metà dell’asl, senza limiti di tempo, a meno che il paziente non torni in una condizione di autosufficienza.

Il ricorso delle associazioni dei malati al Tribunale amministrativo è stato sostenuto da diversi Comuni e Comunità montane del territorio piemontese oltre a singoli soggetti dei 30mila tuttora in attesa di ricevere le prestazioni socio-sanitarie dovute loro per legge. Tra i ricorrenti ad adiuvandum, anche il Comune di Torino, grazie a un ordine del giorno promosso dal consigliere democratico Mimmo Carretta, che ora si dice soddisfatto.

«La strategia di smantellamento messa in atto dalla giunta Cota a danno del sistema dei servizi socio-sanitari e la contestuale riduzione dei fondi per le Politiche sociali, da parte dello stesso governo regionale, rappresentano una combinazione di straordinaria gravità. Quindi straordinaria doveva essere la risposta dei Comuni, che nei prossimi mesi dovranno sobbarcarsi non soltanto il peso dei tagli, ma anche l’emergenza causata dalla riduzione dei servizi in favore dei malati non autosufficienti e delle loro famiglie. Il ricorso a un tribunale è sempre una sconfitta, per tutti, ma dopo anni di politiche sanitarie di rara miopia non restava altro da fare».

Le odierne sentenze del Tar, a sentire Laus e Carretta, debbono ora consigliare prudenza alla giunta in vista dei provvedimenti freschi di approvazioni che, sempre nell’ambito dei servizi socio-sanitari, interessano la domiciliarità: «Durante la sofferta discussione del bilancio – ricorda Laus – l’assessore Cavallera ha dichiarato in aula che non considera gli assegni di cura prestazioni a valenza anche sanitaria: i giudici nelle loro sentenze scrivono con chiarezza che si sbaglia. Quindi invito l’assessore a ritirare le recenti delibere con cui tra la fine dell’anno scorso e l’inizio di quest’anno la giunta ha messo mano al modello di assistenza e cura degli anziani al proprio domicilio. Lo chiedono le associazioni e ora lo chiede anche l’Anci. E’ assurdo che debba essere continuamente un tribunale a pretendere dalla Regione il ripristino della piena esigibilità dei diritti, ma succederà di nuovo se la giunta non dovesse fare marcia indietro» .

[Fonte: Lospiffero.com]

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