FIAT – Mar”p”ionne delocalizza la sede del gruppo a Detroit. Fine della FIAT a Torino?

A Detroit il nuovo quartiere generale del gruppo che avrà a Londra il domicilio fiscale e sarà quotato a Wall Street. Il nome è ancora top secret. Mar”p”ionne svelerà i piani mercoledì prossimo. Una rivoluzione che avviene nel totale silenzio delle istituzioni.

Sarà un mercoledì da leoni, il prossimo 29 gennaio, giorno in cui Sergio Marchionne svelerà al consiglio di amministrazione Fiat una parte dei piani sul colosso che nascerà dalla fusione con Chrysler. In queste ore di vigilia si fanno molte ipotesi, ma l’unica certezza è che Torino perderà la testa del Gruppo. Tutto avverrà con grande fair-play, nell’ex capitale dell’auto resterà una targa che segnerà la presenza di una qualche branca più o meno strategica, il manager dei due mondi darà ampie rassicurazioni sul mantenimento (?) di forti investimenti in Italia e sul suolo natio, però è inutile illudersi: il baricentro, il cuore dell’imperò sarà a Auburn Hills o, molto più probabilmente, negli spazi recentemente acquistati in downtown, nel pieno centro di Detroit. Come riferito nei giorni scorsi dall’agenzia di stampa Bloomberg,  il gruppo avrà sede contea di Wayne, domicilio fiscale in Gran Bretagna, a Londra, e sarà quotato in Borsa a New York come piazza principale, mentre Milano sarà proposta come secondaria.

Tutto abbastanza prevedibile, previsto e anticipato dall’operazione Chn Industrial. Top secret è ancora il nome con il quale sarà battezzato il nuovo conglomerato di aziende e marchi, che si attesta ora al settimo posto tra i grandi player dell’industria automobilistica. È il capitalismo, bellezza, ed è inutile perdersi in piagnistei o baloccarsi dietro perdute primazie sabaude. Piuttosto, sarebbe assai più utile che tutto ciò  avvenisse, nella piena autonomia della società, con la vigile attenzione delle istituzioni locali. Nessuno sotto la Mole pensa a riproporre schemi di conflittualità, ma certo non può non allarmare il fatto che la più grande riorganizzazione (e rilocalizzazione) del suo principale patrimonio industriale avvenga nel sostanziale disinteresse o, addirittura, nella silente complicità dei vertici di Comune e Regione. Si è persa l’occasione, forse, per aprire con il Lingotto una vertenza in grado di “pesare” gli interessi della comunità torinese e piemontese al tavolo dei legittimi disegni finanziari e proprietari. Non per alzare anacronistiche barricate, ma per gestire le ricadute – e, perché no – le opportunità di una simile rivoluzione. Il sindaco oltre a sperticarsi in lodi dovrebbe incalzare management e famiglia a impegni non di mera propaganda. Invece di straparlare di complotti di poteri forti il governatore sub judice avrebbe potuto aprire un canale pubblico di trattativa, invece si è limitato ad assoldare, portandola nella sua giunta, una delle massime espressioni di quel “potere forte” (, do you remember?).

Grande attesa, dunque, per il board della settimana prossima. Secondo gli esperti, il gruppo dovrebbe chiudere il 2013 con un utile inferiore agli 1,41 miliardi del 2012, ma con risultati più positivi in altri parametri: intanto, nel quarto trimestre si dovrebbero avere 400 milioni di risultato netto, contro i 388 dello stesso periodo del 2012; l’utile della gestione ordinaria, inoltre, dovrebbe passare dai 987 milioni dello scorso anno a 1,14 miliardi del 2013. I risultati sono stati parametrati su Toyota, che rimane il principale costruttore di automobili al mondo e che ha visto incrementare le vendite del 2%, avvicinando la soglia dei 10 milioni di veicoli. D’altronde, in Occidente il crollo del mercato automobilistico sembra essersi arrestato dopo continui cali. Bisognerà vedere se anche Fiat sarà in grado di agganciare il treno della ripresa.

[Fonte: Lospiffero.com]

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