CSI Piemonte – La riorganizzazione cambia nome!

Il cda del consorzio informatico approva la riforma di scorporo dell’azienda. Un ramo si occuperà di Gestione Enti, l’altro di Produzione. Per l’opposizione si tratta di un blitz inaccettabile. Cerutti (Sel): “Pregiudicato il valore strategico del’azienda”.

Riforma bifronte per il Csi. E mentre il progetto della grande riorganizzazione del consorzio informatico pubblico si è arenato nelle secche della commissione di Palazzo Lascaris, con l’assessore Agostino Ghiglia che ha preferito congelare il provvedimento in attesa del ricorso annunciato da Roberto Cota al Consiglio di Stato per dirimere la querelle sui poteri in capo all’ente, oggi il consiglio di amministrazione dell’azienda ha provveduto comunque a segnare il primo passo per dare una nuova struttura al colosso coi piedi d’argilla di corso Unione Sovietica.

«Un nuovo modello organizzativo, all’insegna della governance, della trasparenza, dell’efficienza e della responsabilizzazione. È quanto approvato oggi dal cda, che ha dato il via libera a un ambizioso e necessario processo di cambiamento interno del Consorzio – si legge in una nota dell’azienda -. Si tratta di una riorganizzazione di carattere operativo, progettata per raggiungere alcuni obiettivi chiave: dall’aumento della capacità di governance dei sistemi informativi degli Enti alla razionalizzazione e valorizzazione della spesa Ict. Il tutto allocando in modo chiaro ruoli e responsabilità e dando evidenza al valore che il Csi eroga realizzando progetti e servizi per la pubblica amministrazione e i cittadini piemontesi».

Nascono due macro componenti: “Gestione  Enti” e “Produzione”, sulla scorta della vecchia separazione tra “Agenzia” e “Fabbrica” annunciata da Ghiglia (foto). La prima ha il compito di gestire la domanda dei consorziati ed è incaricata del governo e del presidio strategico delle politiche pubbliche per l’innovazione. La seconda, invece, sviluppa e gestisce i servizi rivolti agli enti, ottimizzando le strutture di produzione e favorendo sostenibilità economica e competitività dell’intero Consorzio.

«Nell’immediato – prosegue il comunicato – si garantiscono maggiore efficienza interna ed efficacia verso i Clienti. Con una maggiore responsabilizzazione di tutti i dipendenti, di cui si intendono sviluppare competenze, potenzialità e professionalità. Soltanto così, infatti, si potrà rivendicare per il Csi Piemonte un ruolo di primo piano nel perseguire gli obiettivi dell’Agenda Digitale italiana ed europea, nel salvaguardare e raccordare le altre realtà pubbliche del settore Ict regionale e nello sviluppare le capacità innovative e la competitività del territorio. Facendosi trovare pronti per ogni possibile evoluzione e per le sfide che il Consorzio sarà chiamato a sostenere».

Per l’opposizione si tratta di un vero e proprio blitz, come lo definisce la capogruppo di Sel Monica Cerutti, che parla di un «provvedimento politicamente illegittimo a fronte di una Giunta e di un Consiglio abilitati solo agli atti indifferibili e urgenti». E ancora: «Si è proceduto alla riorganizzazione, del tutto strumentale e prodromica alla privatizzazione che il disegno di legge dell’assessore Ghiglia prevede. Peccato che quello stesso provvedimento al momento è lettera morta in seguito alla sentenza del Tar».  Conclude la Cerutti: «Crediamo che il valore strategico e industriale che il Csi ha acquisito in tutti questi anni sia fortemente pregiudicato, la creazione di due aziende non può essere un’azione di razionalizzazione ed efficienza del sistema dell’Ict pubblica. In più non essendo basata questa azione su un piano industriale non ci è chiaro come l’agenzia, che diventa “Gestione Enti”, possa essere sostenuta economicamente dagli enti consorziati giacché le risorse delle commesse informatiche sarebbero in capo alla Fabbrica-Produzione. Si configurano quindi costi aggiuntivi che la Regione in primis dovrebbe sostenere. Fattore in netto contrasto con la progressiva contrazione delle risorse economiche disponibili».

Per Davide Bono, consigliere regionale del M5s, si tratta dell’«ennesima riforma decisa da un Cda con al suo interno rappresentanti della Regione che forse non sarebbero legittimati (almeno politicamente) a fare, essendo stati nominati da una maggioranza che non c’è più».  All’esponente grillino «rimane la soddisfazione di avere stoppato per tre lunghi anni le mire di svendita e spezzatino dell’azienda a privati, magari amici». Ora, con il ddl 262 – proposto dalla giunta – «definitivamente in pensione, la nuova legislatura si aprirà con la possibilità di fare finalmente efficienza ed innovazione, assicurando le commesse dell’Ict in Sanità».

[Fonte: Lospiffero.com]

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