FIAT Industrial si trasferisce in Olanda!!!!

E’ in dirittura d’arrivo la nuova configurazione di Industrial, la controllata che si occupa dei mezzi pesanti. Avrà il quartier generale in Olanda, sede fiscale a Londra e sarà quotata a Wall Street. A rimetterci saranno Torino e le casse statali.

Quotazione in America, sede legale in Olanda e residenza fiscale in Inghilterra. Fiat Industrial, la controllata del Lingotto che opera nel segmento dei mezzi pesanti, ha definito il profilo – e, soprattutto, la domiciliazione delle attività: a breve sparirà il suo attuale indirizzo, civico 250 di via Nizza, sparirà dal registro delle imprese della Camera di Commercio di Torino. Come annunciato, a seguito della fusione con Cnh trasferirà baracca e burattini ad Amsterdam. Ma non è tutto.

Fiat Industrial, come riferisce International business time, ha presentato le carte alla Sec, l’equivalente americana della Consob, per quotarsi a Wall Street. Il prospetto informativo inoltrato relega la quotazione di Piazza Affari ad un ruolo marginale, un residuo del passato. Emerge, poi, che la newco (che si chiamerà Fi Cbm Holdings Nv dopo la fusione) sarà strutturata così che “venga considerata residente nel Regno Unito sulla base del trattato fiscale [tra Roma e Londra]”. Quindi, ricapitolando: quotazione principale a Wall Street, sede legale ad Amsterdam e residenza fiscale nel Regno Unito. Il che, tradotto concretamente, è una vera e propria fuga dall’Italia.

Cosa rende così Londra? Lo spiega Ibt: attualmente, nella configurazione italiana di Fiat Industrial, il tax rate raggiunge quota 36% con il 31,4% di corporate tax sul reddito societario (536 milioni di euro versati al netto dei 28 di Irap). Sbirciando lo stesso dato in tutta Europa, il quadro che ne emerge è disarmante: comanda questa speciale classifica la Francia al 33,3% seguita subito dall’Italia (31,4%), dalla Spagna (30%) e dalla Germania (29,5%). Ed il Regno Unito? Anni luce distante, la percentuale inglese si ferma al 23%, un abisso. Un gap destinato a crescere, poi, visto che quel 23% è destinato a scendere al 21% nel 2014 e al 20% dal 2015. Tra imposte sul lavoro, tasse sui redditi e “altre tasse”, la percentuale italiana arriva al 68,3%, la francese al 65,6%, la spagnola al 38,7% e la tedesca al 46,7% (con le imposte sul lavoro quasi dimezzate rispetto l’Italia). Anche qui, per Londra, è un’altra storia: 35,5% il totale segnato.

Leggi anche questo: Metà Fiat batte bandiera olandese!

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[Fonte: Lospiffero.com]

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