FIAT: Mirafiori trascurata dalla centralità degli stabilimenti italiani!

Il numero due Altavilla illustra le strategie e assicura la “centralità” degli stabilimenti italiani. Ma nell’elenco ci sono Pomigliano, Melfi, Grugliasco e non il sito torinese. Una “dimenticanza” che lancia ombre inquietanti sul futuro industriale della città.

Fiat non abbandona l’Italia, anzi sono previsti investimenti sui principali siti presenti nella Penisola. Quasi su tutti  – Pomigliano, Melfi, l’ex Bertone di Grugliasco – ma non per Cassino e Mirafiori. È quanto ha detto oggi Alfredo Altavilla, responsabile per l’Europa per FiatChrysler, vero numero due del gruppo, intervenendo ad un convegno sulla componentistica promosso da Anfia. «In Italia abbiamo fabbriche ai più alti livelli del mondo per tecnologia e flessibilità e il piano strategico per l’area Emea, di cui mi occupo, è ricco e articolato, prevede lo sviluppo di modelli mirati e assegna un ruolo centrale agli stabilimenti italiani del Gruppo. L’industria manifatturiera italiana rappresenta un patrimonio di eccellenza unico al mondo, ben rappresentato da voi, in questa sala», ha detto rivolto ai fornitori presenti alla Gam di Totio.

In particolare il vice di Sergio Marchionne, delineando il piano strategico dei prossimi anni per l’Europa, l’Africa e il Middle East, ha fatto richiamato le strategie già annunciate per gli stabilimenti di Grugliasco, Pomigliano e Melfi. Nessun cenno, invece su Mirafiori e Cassino. «Tra le nostre location industriali più significative – ha ricordato Altavilla – lo stabilimento di Grugliasco, vicino a Torino inaugurato poche settimane fa. Già sede di una leggenda del design italiano come la Carrozzeria Bertone, l’impianto è stato acquisito e completamente ristrutturato da Fiat con un investimento totale di oltre 500 milioni di euro. Alla produzione della Maserati Quattroporte sta per affiancarsi quella della nuova Maserati Ghibli. Dalla scorsa settimana lo stabilimento ha cominciato a operare su due turni, con il conseguente aumento degli addetti, ora saliti a oltre 800».

Il top manager si è poi soffermato sull’alleanza di Fiat e Chrysler definita una “best practice” per l’industria dell’auto, essenzialmente per tre ragioni: «chiarezza della strategia, rapidità del processo, successo dell’integrazione organizzativa e delle attività industriali, del nostro network di alleanze, accordi e collaborazioni e di prodotto tra i brand». Secondo Altavilla, «tutto ciò ha fatto sì che, in tempi molto brevi, le due aziende diventassero un solo Gruppo, più grande, più solido, più diversificato per offerta e presenza geografica». Un risultato ottenuto facendo «leva sulla presenza complementare di Fiat e Chrysler nel mondo, e compensato punti di forza e di debolezza; in questo modo stiamo dando a tutti i marchi del Gruppo l’opportunità’ di svilupparsi in nuovi mercati. Fiat è tornata in Nordamerica con la 500, Chrysler si è rafforzata in Europa e America Latina e Jeep guida la nostra penetrazione commerciale in Asia e Pacifico».

Grazie alla nuova dimensione, alle economie di scala, alle sinergie industriali e distributive – ha concluso – «oggi vendiamo 4 milioni e 200mila auto l’anno e siamo diventati il settimo produttore del mondo. Nel 2012, l’anno più profittevole della nostra storia, abbiamo registrato un fatturato netto di 84 miliardi di euro (in crescita del 12%), con un margine operativo di 3,8 miliardi (+4,5% rispetto all’anno precedente).

Ribadendo, poi, che le linee guida sono «crescere per essere competitivi, ed essere competitivi per crescere», elementi che richiedono «capacità di operare sul mercato globale e di sviluppare tecnologie forti e innovative», Altavilla ha ricordato che l’industria automobilistica in Europa «da una parte, subisce, come tutti, l’impatto della crisi economico-finanziaria, dall’altra, è cronicamente appesantita da un eccesso di capacità produttiva legato alla frammentazione dell’offerta». Inevitabilmente, ha spiegato, il calo di mercato fa crescere la pressione sui prezzi: perciò le case auto in Europa oggi guadagnano solo nei segmenti Premium del mercato, situazione che impone al Lingotto di «sfruttare il patrimonio storico dei nostri marchi Premium e andare a competere nella parte medio-alta e meno affollata del mercato». E Fiat ha almeno tre brand (Alfa Romeo, Maserati e Jeep) in grado di competere i quel segmento. «Inoltre  – ha concluso – attraverso la nostra organizzazione globale di vendita, abbiamo accesso a mercati di esportazione molto interessanti e redditizi, come il Nordamerica, l’Asia e il Pacifico, ma tutto questo non sarebbe possibile se non potessimo contare su un fattore esclusivo, che solo noi possiamo vantare, il “fattore Italia”».

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[Fonte: Lospiffero.com]

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