Regione Piemonte – Sanità: Federazioni: “Gli enti non devono essere moltiplicati oltre necessità”.

Scritto da Carlo Manacorda, economista, Università di Torino.

A maggio 2012 ci si federava. A gennaio 2013, si accertavano già 14 milioni di risparmi derivanti dalla nuova organizzazione (i 14 milioni di risparmi sono stati fatti dalle ASL in base alle disposizione del governo Monti in merito alla spending review, non dalle federazioni, ndr). Ad aprile 2013 si pensa di (s)federarsi. Se così accadrà, se cioè le 6 Federazioni Sovrazonali della Sanità piemontese saranno cancellate, non si può dire che abbiano avuto vita lunga. Previste (ma non attuate) dalla legge regionale 18 del 2007, rivitalizzate con la legge regionale 3 del 2012, giuridicamente costituite il 16 maggio 2012, sono ora messe in discussione fino al punto di ipotizzarne la fine. Agli occupanti del Palazzo, sarà tutto chiaro. A chi sta fuori un po’ meno.

Pensiero generale dominante: grande sconcerto. Come può accadere che un progetto presentato come strabiliante in quanto idoneo a contribuire, in maniera determinante, a risolvere i guai (finanziari) della Sanità piemontese; proposto come dogma che non si discute: “O passa la riforma sanitaria così com’è, o si va tutti a casa!” (anche se l’andare a casa riscuote sempre scarsi consensi; anzi, tutti stanno ben ancorati alle sedie), in tempi brevissimi si stia squagliando come neve al sole? Per la verità, mentre all’interno sembrava complessivamente digerito, considerazioni critiche su esso venivano dall’esterno. Trapelò che non era condiviso dagli ambienti ministeriali: ministro della Salute (ora ex) Renato Balduzzi e tavolo tecnico Massicci. Su Il Sole24Ore del 19 dicembre 2012 Roberto Galullo non ne tesseva proprio un encomio. Le perplessità venivano però rigettate con sdegno. Ora il cambiamento del timoniere della Sanità piemontese sembra indurre a ripensamenti.

Preso dunque atto di un quadro che sta evolvendo, anche da fuori si possono fare alcune considerazioni sulla questione. La filosofia tardo-medioevale (Guglielmo d’Ockham, c. 1285 – 1349) ha tramandato alcune regole sempre attuali e suscettibili di ampie applicazioni. “Gli enti non devono essere moltiplicati oltre necessità” (entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem). Oppure: “La pluralità va ipotizzata solo quando è necessaria” (pluralitas non est ponenda sine necessitate). Sono principi metodologici che, sebbene d’origine filosofica, suggeriscono che, in qualsiasi circostanza, non occorre creare ipotesi sovrabbondanti quando quelle che esistono sono sufficienti.

Di qui una prima considerazione sulle architetture sanitarie piemontesi. E’ necessario creare strutture aggiuntive a quelle già previste dalla legge nazionale? Questa necessità – come in ogni processo di riorganizzazione aziendale – andrebbe valutata preventivamente attraverso studi e simulazioni capaci (con cifre e non a parole) di farla emergere in maniera certa. Affermazioni di rito quali: conseguire il massimo livello possibile di efficacia sanitaria ed efficienza organizzativa; conseguire economie di scala, ecc., senza il supporto di dati concreti, restano mere emissioni di voce (flatus vocis). Senza indagini preparatorie, anche le Federazioni sanitarie possono risultare sovrastrutture ridondanti. In breve, se esistessero a monte dati provati di validità del progetto, la riorganizzazione sarebbe inconfutabile e non verrebbe messa in discussione dopo pochi mesi dalla sua applicazione. L’assenza di approfondimenti preventivi concreti rende tutto opinabile, specie quando ci si avventura a parlare di economie di scala e dintorni. L’economia non ama comprare a scatola chiusa. Anche l’attribuzione a enti “neonati”, quantunque progressivamente, di una gran quantità di funzioni svolte da enti comunque consolidati non sembra rispondere a regole di organizzazione efficace. Una nuova organizzazione non accompagnata da programmazioni definite e chiari atti preparatori genera stati confusionali lontani dai principi dell’efficienza e dell’efficacia della gestione.

Seconda considerazione: natura giuridica delle Federazioni. La legge istitutiva le qualifica: società consortili a responsabilità limitata di diritto privato. Parrebbe che su questo modello si siano appuntate le perplessità anche degli organi ministeriali. Cosa significano le parole “di diritto privato?”. L’ex assessore alla sanità del Piemonte Paolo Monferino in una recente intervista su una delle obiezioni riguardanti la personalità giuridica delle Federazioni ha risposto: “Perché si configurano come consorzi: stando al codice civile i consorzi possono essere solo di natura pubblica, non privata. Avevo chiesto un parere al ministero per avere il riconoscimento delle Federazioni come ente pubblico: il parere fu positivo”. La risposta è un po’ contorta. Ma non sono tanto le parole che rilevano quanto la “ciccia” che potrebbe starvi dietro. Sempreché intenda mantenerle, la Regione dovrebbe precisare, a chiare lettere e non soltanto attraverso note d’ufficio, che le Federazioni sono enti di diritto pubblico a tutti gli effetti e, come tali, obbligate ad applicare tutte le norme di questi soggetti. Perché, ad esempio, lo Statuto prevede che sia l’Assemblea consortile a stabilire il compenso dell’Amministratore unico? Non potrebbe farlo una disposizione regionale nota a tutti e con relativi importi? E perché le Federazioni non si attengono alle norme sulla “trasparenza” come tutte le amministrazioni pubbliche tanto che una sola (la Federazione 2 Torino Nord) le applica in maniera sufficientemente completa? Se tutto ciò fosse fatto, verrebbero meno obiezioni e sospetti, specie per quanto concerne consulenze e affini: se ne vocifera, ma nulla è reso palese. Forse l’aver usato nella legge istitutiva le parole “di diritto privato” fornisce l’alibi per comportarsi, a seconda delle convenienze, come soggetti pubblici o come soggetti privati. Altro punto da chiarire è se le funzioni del Collegio sindacale delle Federazioni siano gratuite, come sembrerebbe dalla legge istitutiva, o onerose. Gli atti costitutivi dicono infatti che la retribuzione dei Sindaci effettivi viene fissata nella misura prevista dalle tariffe professionali dei Dottori Commercialisti.

In tutto questo dibattito, sorprende come non si sia mai affacciata l’ipotesi che viene indicata nel decreto legislativo 118 del 2011 sulle nuove norme contabili delle Regioni (tra l’altro già applicabili dal 2012). Per il settore sanitario, si prevede che gli enti destinatari delle disposizioni sono “… le regioni, per la parte del finanziamento del servizio sanitario, regionalmente gestito, rilevata attraverso scritture di contabilità economico-patrimoniale, qualora le singole regioni esercitino la scelta di gestire direttamente presso la regione una quota del finanziamento del proprio servizio sanitario, d’ora in poi denominata gestione sanitaria accentrata presso la regione” (art. 19). Seguono le regole per attuare questa disposizione, chiaramente finalizzata ad un controllo più penetrante della spesa sanitaria al fine di stabilirne una buona volta l’esatto ammontare. In uno scenario di questo genere (e già non lo si esclude), anche Scr (Società di committenza Regione Piemonte) e Csi (Consorzio per il sistema informativo) potrebbero trovare un appropriato spazio operativo.

A conti fatti, sulle Federazioni Sovrazonali della Sanità non mancano argomenti di riflessione. Questa deve però essere rapida e con obiettivi ben definiti. Ci si lamenta, giustamente, per gli aumenti di tasse richiesti per coprire i maggiori costi delle amministrazioni regionali, oltre che per tappare i buchi di bilancio del passato. Anche gli errori sulle decisioni non ben ponderate o i tempi impegnati “a non decidere” hanno un costo.

[Fonte: Lospiffero.com]

Dal sito ANAAO: AMOS. L’Assessorato vuole diffondere il modello a tutte le aziende sanitarie. La lettera di Morgagni in esclusiva e i diversi retroscena.

Scarica i documenti deliberati del piano di riordino della sanità:

DELIBERA      ALLEGATO      TABELLE

Qui solo l’elenco delle chiusure degli ospedali e delle strutture con la data di cessazione!

Altri approfondimenti nella sezione sanità.

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