Elezioni Politiche 2013 – M5S: Il momento delle scelte è arrivato!

Dopo l’innegabile successo elettorale del MoVimento 5 Stelle, con il 25,55 % dei voti validi (8.689.458 voti) e 108 seggi alla camera dei deputati, il 23,79 % dei voti validi (7.285.850 voti) e 54 seggi al senato, il momento delle scelte è arrivato.

Dopo questo risultato bisogna concordare con le forze politiche alcuni punti su cui lavorare nei prossimi 6 mesi per cambiare le cose in questo Paese. Nel programma del M5S ci sono alcuni punti programmatici completamente allineati a quelli della coalizione facente capo a Bersani. Credo che sulle cose comuni si possa garantire un governo a termine per riformare le cose più urgenti, credo che sulla proposta di Bersani il M5S possa garantire la fiducia ad un governo da lui guidato in base a quanto affermato e riportato dal Fatto Quotidiano in questo articolo, dove lui fa delle proposte che ricalcano in larghissima parte le istanze “grilline”.

La situazione è drammatica, ma senza risolvere la questione della legge elettorale, il conflitto di interesse, la riduzione dei compensi ai parlamentari, la revisione dell’obbligo del pareggio di bilancio, le norme anti corruzione e quindi i criteri di ineleggibilità il ritorno alle urne sarebbe completamente inutile perchè si riproporrebbero le condizioni odierne.

La campagna elettorale è finita, ora è necessario che il M5S dia il suo apporto fondamentale per dimostrare la reale volontà di cambiare il Paese sostenendo le sue istanze insieme a quelli che ci stanno.  E’ un occasione incredibile per dare una svolta ed è il momento giusto per andare a scoprire le carte sui provvedimenti che andranno in votazione per smascherare in modo chiaro e definitivo chi vuole o non vuole riformare il Paese. Il tempo delle chiacchere e delle urla è terminato. E’ giunta l’ora delle scelte. Se no il rischio di una svolta autoritaria è veramente alto, come illustrato sotto da Marco Brandolini di Nichelino.

Auguri Italia ed Italiani!

Come nasce un sistema autoritario

Scritto da Marco Brandolini, capogruppo Sel, Nichelino ripreso da Lospiffero.com

Attenti a non sottovalutare e legittimare il grillismo. Una riedizione un po’ burlesca di quel sovversivismo borghese, di gramsciana memoria, che fece precipitare l’Italia nel buio del ventennio.

«Il fascismo aveva un altissimo senso dello stato e della tutela della famiglia». (Roberta Lombardi, neo capogruppo alla Camera del M5S) Indro Montanelli, in un’intervista di Laura Laurenzi (Montanelli, “L’Italia di Berlusconi è la peggiore mai vista”, 26 marzo 2001) dichiarò: “Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”.

I germi di quella malattia durata vent’anni non solo non hanno reso immune l’Italia dal populismo, dalla demagogia e dalla dottrina dell’uomo solo al comando, ma hanno generato un altro fenomeno, forse più pericoloso, che ha portato il nostro Paese all’attuale situazione politica: il grillismo. Oggi, come allora, viene da più parti commesso lo stesso errore: sottovalutare, legittimare, interloquire, ingentilire, rendere credibile un uomo che ha come obiettivo dichiarato il dissolvimento dell’attuale sistema istituzionale, fondato sugli organi previsti dalla nostra Costituzione repubblicana ed antifascista. Una riedizione un po’ burlesca di quel sovversivismo borghese, di gramsciana memoria, che fece precipitare l’Italia nel buio del ventennio mussoliniano. Non si tratta qui di evocare lo spettro della ricostituzione del partito fascista. Si tratta di fare un’analisi lucida, una ricerca ostinata di corsi e ricorsi storici, per evitare di commettere gli stessi errori di un tempo. Dall’attuale paralisi istituzionale, dalla crisi sitemica non si esce con soluzioi facili; non si risolvono le proprie contraddizioni interne inseguendo ed imitando quelle altrui.

Nell’augurio che l’evoluzione dell’attuale quadro politico vada nella migliore direzione per il Paese, vale la pena ricordare le parole di un grande intellettuale italiano, Ignazio Silone. “La prima condizione affinché prevalga un sistema totalitario, è la paralisi dello stato democratico, cioè, una insanabile discordanza tra il vecchio sistema politico e la vita sociale radicalmente modificata; la seconda condizione è che il collasso dello stato giovi anzitutto al partito d’opposizione e conduca a esso le grandi masse, come al solo partito capace di creare un nuovo ordine; la terza condizione è che questo si riveli impreparato all’arduo compito e contribuisca anzi ad aumentare il disordine esistente, mancando in pieno alle speranze in esso riposte. Quando queste premesse sono consumate, e nessuno ne può più, irrompe sulla scena il partito totalitario. Se esso non ha alla sua testa un imbecille, ha molte probabilità di arrivare al potere. E’ vero, una classe dirigente dispone, fino al giorno del cambiamento di regime, di tutti i mezzi materiali per difendersi. Ma difetta della volontà, della capacità, del coraggio di servirsene, e questi sono gli attributi essenziali del dominare. Prima di essere battuta e spodestata fisicamente, essa è spiritualmente già vinta. Si mantiene in piedi per forza d’inerzia, miope abulica acefala, affetta dalle malattie senili del formalismo del legalitarismo. Essa continua a prestar culto alle formule e a trincerarsi dietro il rispetto formale delle leggi e della procedura, ma queste giovano più ai suoi avversari che alla democrazia ed ora hanno un effetto contrario di quello per il quale erano state ideate”. (Ignazio Silone, 1937)

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