Regione Piemonte – Sanità: il Piemonte deve fare di più!

Secondo la Commissione d’inchiesta parlamentare i conti hanno iniziato a migliorare nel 2011. Restano però forti criticità, a partire dalle perdite d’esercizio delle singole aziende sanitarie e dai debiti (oltre 3 miliardi) accumulati da piazza Castello con le Asl.

Le criticità sono ancora molteplici, a partire dai debiti che la Regione Piemonte ha nei confronti delle sue aziende sanitarie, nel 2011 superiori ai 3miliardi di euro e in continua ascesa dal 2009. Inoltre le stesse Asr chiudono ogni anno il proprio bilancio in passivo, con un rosso nel 2011 di 126 milioni (in questo caso il trend è in discesa rispetto agli anni precedenti). Eppure qualche piccolo segnale di miglioramento nei conti della sanità piemontese inizia a farsi spazio tra le righe della relazione redatta dalla Commissione d’inchiesta sugli errori e disavanzi del Sistema sanitario nazionale di Montecitorio. Il piano di rientro messo a punto dall’assessore Paolo Monferino (nella foto sotto con il governatore Cota) sta dando i suoi frutti, ma si può e deve fare di più.

Nel corposo documento finale di 171 pagine, redatto dal presidente Antonio Palagiano viene tracciato un check-up completo sul sistema Piemonte: in miglioramento, ma servono provvedimenti più stringenti. “L’analisi della Corte dei conti – si legge – ha evidenziato un incremento dei costi di produzione dal 2008 al 2009, nonché nel 2010, riducendosi invece lievemente nel 2011, presumibilmente per effetto delle misure assunte con il piano di rientro”. Una cosa è certa: il Piemonte è anche una delle regioni più aiutate da Roma nella ripartizione del Fondo nazionale sanitario. Negli anni tra il 2005 e il 2011 ha ricevuto quote pro capite sempre crescenti: da 1541 euro del 2005 ai 1770 del 2011. Davanti a esso solo la Liguria (1868 euro pro capite), Toscana (1775), Molise (1774), Friuli (1775). Tanto per dire, la virtuosa Lombardia ha una ripartizione di 1729 euro per cittadino.

Si legge nella relazione: “Alla chiusura dell’esercizio 2011 i residui attivi della Regione, i crediti cioè non ancora riscossi, sono stati accertati in misura pari a circa 4 miliardi al netto delle partite di giro. Di questi, quelli riferiti al settore Sanità, che consistono principalmente in crediti nei confronti dello Stato, sono complessivamente pari a un miliardo 344 milioni di euro. Sul fronte delle uscite, l’ammontare complessivo dei residui passivi della Regione al termine dell’esercizio 2011, sempre al netto delle partite di giro, è pari a 4 miliardi 784 milioni di euro, ripartiti tra spesa corrente e spesa in conto capitale. Di questi, i residui passivi riferiti al settore della sanità, consistenti principalmente nei debiti della Regione nei confronti delle aziende sanitarie, ammontano a circa un miliardo 500 milioni di euro”. A catena un sistema che fa acqua da tutte le parti si ripercuote dal livello centrale a quello periferico, da Roma a Torino, fino a travolgere le aziende sanitarie, che purtuttavia non riescono a chiudere i propri bilanci in pari. Una sommatoria di gestioni non virtuose.

“Le analisi svolte hanno evidenziato l’entità e la vetustà dei crediti nei confronti della Regione per tutti gli enti del servizio sanitario piemontese, sia per i crediti di parte corrente sia per quelli di parte capitale. Tale situazione influisce negativamente sulle disponibilità liquide, e dunque sulla situazione debitoria delle singole aziende, costringendo le stesse, da un lato, a ricorrere ad anticipazioni di tesoreria che generano a loro volta interessi, dall’altro, a tardare in maniera quasi sistematica i pagamenti ai fornitori, facendo di questa modalità una sorta di autofinanziamento oneroso”. Insomma la Regione vanta crediti nei confronti dello Stato, le aziende sanitarie vivono la medesima condizione con l’ente di piazza Castello e in più non riescono a tenere i propri conti in ordine, così per offrire il servizio sono costrette a farsi prestare denaro dalle banche, sul quale pagano gli interessi in un circolo vizioso che si autoalimenta in modo inesorabile.

“Quanto al Piano di ridefinizione della rete ospedaliera – chiosa la relazione –  esso presenta alcune criticità, fra le quali: risulta carente di elementi di dettaglio, presenta un eccesso di posti letto post-acuzie, che devono essere ricondotti all’interno degli standard nazionali”.

[Fonte: Lospiffero.com]

Qui il piano socio sanitario 2012-2015.

La Rete Ospedaliera programmata.

Altri approfondimenti nella sezione sanità.

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