FIAT: Mar”p”ionne prima indebolisce la FIAT e poi se la compra?

Si fanno sempre più insistenti le voci di una partecipazione nella proprietà dell’ad del Lingotto. E in tale direzione giocherebbe, con Goldman Sachs, la carta della liquidità di Chrysler evitando agli Agnelli di mettere mano al portafoglio.

Marchionne ha intenzione di “scalare” la Fiat? Negli ambienti della finanza italiana e internazionale sono in molti ormai a chiedersi se le recenti mosse dell’amministratore delegato del Lingotto nascondano la volontà del manager di mettersi in proprio. Una conferma indiretta arriverebbe dalle indiscrezioni riportate questa mattina dal Sole 24 Ore secondo cui la Fiat potrebbe utilizzare il cash che è in pancia della controllata Chrysler per rilevare dal fondo Veba il 41,5% dell’azienda americana. Secondo i calcoli del giornale di Confindustria la liquidità presente nelle casse di Auburn Hills equivarrebbe a circa la metà dei 20 miliardi della disponibilità totale della multinazionale di Torino. Soldi che potrebbero evitare il ricorso all’aumento di capitale ipotizzato nei giorni scorsi. “Se a Marchionne riesce il colpo – spiega un’analista milanese allo Spiffero – eviterebbe agli Agnelli di dover aprire il portafoglio e si spalancherebbero per lui le porte dell’azionariato, direttamente o, più probabilmente, attraverso un fondo ad hoc”. Il manager svizzero-canadese arriverebbe dove fallì invece un suo lontano predecessore, quel Carlo De Benedetti con il suo infelice raid.

Un’operazione che avverrebbe sotto l’egida di Goldman Sachs, ovvero la potente banca d’affari, il cui interesse è ulteriormente testimoniato dall’aver organizzato attraverso la sua filiale londinese l’Automotive Conference, nella quale Sergio Marchionne ha fornito alcuni dettagli sullo stato di salute e sulle prospettive del Gruppo. A partire dal futuro degli stabilimenti italiani. In tale occasione l’ad ha affermato che, al momento, non è prevista alcuna chiusura, poiché la dismissione di una fabbrica costerebbe 600 milioni di euro determinando risparmi modesti, di appena 100 milioni. Insomma, alla base delle decisioni sul mantenimento della presenza in Italia vi sarebbero esclusivamente convenienze economiche.

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[Fonte: Lospiffero.com]

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