CSI Piemonte: Altra svendita del patrimonio pubblico?

Predisposto il “Progetto di valorizzazione” del consorzio informatico. Estremo tentativo per scongiurare la liquidazione: resterà pubblico solo un piccolo nucleo, tutte le attività verrano privatizzate. Corsa contro il tempo e i veti politici.

Il piano c’è, ma il domani resta quanto meno incerto. Verrà presentato questa mattina in Commissione regionale – la Prima – il “piano strategico” del Csi, un documento che, almeno nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe creare i presupposti per il rilancio del consorzio pubblico per il sistema informativo da mesi impantanato nelle pastoie politiche. Non è ancora quel piano industriale a lungo atteso, ma delinea le tappe del percorso che dovrebbe portare alla trasformazione dell’ente in un nucleo “forte” di natura pubblica (con in carico una settantina degli attuali dipendenti) e in tre “spin-off” per privatizzarne gran parte delle attività. Dopo la discussione e le necessarie modifiche dello statuto la patata bollente passerà in Consiglio e sarà oggetto della seduta dell’assemblea dei soci di corso Unione Sovietica, convocata per venerdì prossimo.

E così, dopo un anno di annunci – tanto fantasiosi quanto confusi – da parte dell’assessore Massimo Giordano di aver individuato soluzioni idonee a rilanciare il Csi, finalmente vede la luce per l’ente un “Progetto di valorizzazione degli asset consortili” che, in maniera un po’ più corretta, inquadra la questione del futuro in un’ottica aziendale. Il documento è stato predisposto in questi giorni dal Consiglio di Amministrazione del Csi, su richiesta dell’assemblea dello stesso, e con la collaborazione di tre professionisti esperti. Per redigerlo, l’ente si è avvalso della consulenza, in qualità di advisor tecnico, della KPMG.

Una rapida lettura del Progetto consente di cogliere alcuni elementi particolarmente significativi della vicenda. Fin dall’inizio, si sottolinea che lo studio è stato condotto “in ottica di cessione ex DL 95/2012”. Monti, con le sue norme sulla spending review, alla fine impone la sua volontà anche sul Csi, che non può più continuare nella attuali condizioni. Bisogna vendere. Ma qui comincia il bello. Oggi come oggi, per il mercato il Csi non vale nulla. La logica di alienazione può essere soltanto quella di “tipo liquidatorio”. Allora, se si vuole affrontare il problema con la dovuta attenzione, bisogna procedere ad interventi che valorizzino gli asset dell’azienda, tanto da renderli appetibili al mercato.

Il Csi versa, attualmente, in una situazione disastrosa (causa dell’impossibilità di una sua valutazione secondo metodologie di mercato): commesse non contrattualizzate, imponente massa di crediti da riscuotere, previsione di una diminuzione del 30% del volume di attività nel 2013. Per superarla, occorre mettere in campo una serie di azioni. E cioè: a) definire il perimetro di attività, in termini di natura e di valore, che gli enti sono disposti ad affidare al Csi; b) garantire gli affidamenti per un periodo pluriennale (almeno 5 anni); c) regolarizzare i pagamenti pregressi e impegnarsi a corrispondere i futuri alle scadenze dovute; d) rimuovere i vincoli per l’ente, consentendogli di operare anche fuori Regione e fuori dall’ambito pubblico; e) contenere, e se possibile ridurre, i costi di gestione. Attuando tutte queste operazioni, gli asset acquisirebbero un valore che li renderebbe proponibili al mercato. Alcuni anzi potrebbero attrarre facilmente compratori: application management, servizi infrastrutturali, desktop management. Il Consiglio di Amministrazione ipotizza che ci vorranno circa 12 mesi per compiere l’intero processo di valorizzazione e messa sul mercato. Inutile a dirsi che aver individuato la strada da percorrere (e, a questo punto, sembrerebbe finalmente corretta), non significa aver già il gatto nel sacco. Le difficoltà per arrivare positivamente fino in fondo non sono poche.

Se le cose stanno in questi termini, c’è da chiedersi: chi deve recitare il mea culpa? Si direbbe: tutti i consorziati che, nascondendo per anni la testa sotto la sabbia, hanno fatto finta di non accorgersi di nulla. Ora, ironia della sorte, dovrebbero essere gli stessi soggetti a decidere, rapidamente, che cosa fare sia per regolarizzare commesse e durata delle medesime, sia per pagare i debiti ed impegnarsi a non farne altri nei confronti del Csi. Ed inoltre, a vigilare che i costi siano sotto controllo. Forse solo il Natale potrà fare il miracolo ed indurli a queste promesse.

[Fonte: Lospiffero.com]

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