TAV: Dopo il vertice tra Monti ed Hollande emergono dubbi europei sui finanziamenti!

Dopo le grandi rassicurazioni sulla sostenibilità economica dell’opera sbandierata nel summit del 3 dicembre a Lione dai due Primo Ministro Italiano e Francese l’Unione Europea fa emergere che potrebbe risultare impraticabile sostenere la Torino-Lione. “Occorre rimpinguare il fondo delle grandi opere”, sostiene la portavoce della Commissione trasporti Kearns.

Una doccia fredda dopo il via del summit franco-italiano di ieri. La Commissione Europea ha avvertito oggi che potrebbe anche risultare impraticabile co-finanziare la ferrovia ad alta velocità che collegherà Torino a Lione. «Un co-finanziamento del 40% potrebbe essere fornito dal bilancio Ue a lungo termine ma spetta ai leader europei garantire un forte supporto alla Connecting Europe Facility», che è il fondo destinato al finanziamento delle grandi opere pubbliche transeuropee all’interno del bilancio Ue per il 2014-2020. È quanto ha sostenuto oggi la portavoce della Commissione Ue ai trasporti Helen Kearns durante il punto stampa quotidiano dell’esecutivo Ue a Bruxelles.

Una doccia fredda sugli entusiasmi del presidente italiano del Consiglio Mario Monti e del premier francese François Hollande che ieri, nel corso del vertice bilaterale hanno ribadito l’impegno a realizzare nei tempi previsti la linea ad alta velocità tra i due Paesi. «Siamo molto uniti e convergenti a seguire una politica comune. Per questo abbiamo sottoscritto il progetto Lione-Torino», ha dichiarato al termine del summit Hollande. Monti, da parte sua, ha ricordato che l’accordo intergovenativo tra Italia e Francia dello scorso 30 gennaio «sarà presto sottoposto alla ratifica del Parlamento italiano».

La linea transfrontaliera dovrebbe consentire di passare dal trasporto di merci su gomma a quello su ruota attraverso le Alpi, aumentando il volume degli scambi. La Corte dei Conti francese a inizio luglio ha espresso preoccupazione per i costi dell’opera che, per la parte francese, ammonterebbero a 11 miliardi di euro. In quella occasione il ministro per lo sviluppo italiano Corrado Passera aveva ribadito l’accordo con la Francia per il mantenimento degli impegni presi.

In Italia la Tav trova da anni l’opposizione di molti cittadini e amministrazioni piemontesi e delle associazioni ambientaliste per l’impatto ambientale ed economico dell’opera, con manifestazioni e scontri con la polizia che si sono ripetuti a intervalli regolari. Per quel che riguarda i costi, l’Italia sembra destinata a spendere 2,8 miliardi di euro, nell’ipotesi più favorevole, per la realizzazione della prima fase della linea, anche se c’è ancora grande incertezza sull’ammontare del finanziamento dell’opera da parte dell’Unione europea.

Il progetto su cui attualmente sono impegnate Italia e Francia è quello cosiddetto “low cost” a fasi, la prima delle quali consiste nella realizzazione del tunnel SusaSaint Jean de Maurienne e delle tratte di connessione alla linea storica esistente.

In teoria l’opera, in quanto trasfrontaliera, può ottenere la massima percentuale del finanziamento comunitario, che arriva al 40%. In questo caso, la spesa italiana sarebbe appunto inferiore ai 3 miliardi di euro, dato che il costo complessivo del progetto è stimato da Palazzo Chigi in 8,2 miliardi, il 57,9% dei quali a carico dell’Italia.

Fonti Ue hanno sottolineato nei mesi scorsi che quella del cofinanziamento fino al 40% per le opere transfrontaliere prioritarie è solo una proposta ancora in discussione. Molti Stati, peraltro, hanno chiesto alla Commissione di rivedere al ribasso il suo bilancio settennale a causa della crisi, ed eventuali tagli potrebbero riguardare anche quel genere di opere. All’ultimo Consiglio europeo, i leader non sono riusciti a raggiungere un accordo per il bilancio 2014-2020 dell’Unione e ne hanno rinviato l’approvazione ai primi mesi del prossimo anno.

Dopo la decisione del Governo italiano e di quello francese di autorizzare il transito nella costruenda seconda canna di sicurezza del traforo del Frejus, Stefano Esposito (Pd) ha presentato una mozione parlamentare con la quale chiede al Governo di predisporre, prima del termine della legislatura, un decreto legge che preveda il contingentamento del traffico nel traforo del Frejus a un livello calcolato attraverso la media dei passaggi degli ultimi 3 anni antecedenti l’entrata in esercizio della seconda canna. «La coerenza di chi sostiene la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione – spiega il parlamentare democratico – richiede scelte chiare e non ambigue. La nostra battaglia per il trasferimento intermodale gomma-ferro è una cosa seria, ambientalista e non strumentale». Analogo appello è rivolto a tutte le istituzioni locali, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Torino e Comuni della Val Susa, «affinché approvino, in tempi brevi, atti che vadano nel senso della nostra Mozione, eliminando alla radice dubbi e strumentalità da parte di chi osteggia la nuova ferrovia, solo per sostenere surrettiziamente il trasporto su gomma».

Altre notizie correlate nella sezione “TAV in Val di Susa”.

[Fonte: Lospiffero.com]

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