TAV: Le contraddizioni aumentano, approvata linea ad alta velocità e raddoppio del traforo autostradle del frejus!

No Tav dopo il vertice: “Il treno doveva ridurre i Tir, il nuovo tunnel li attirerà”.

Sorpresa in Valle dopo l’accordo tra Italia e Francia per costruire anche il raddoppio del Fréjus, oltre alla linea Tav: “Il movimento si ricompatterà”.

niccolò zancan, torino, La Stampa 4 dicembre 2012

«Un controsenso». «Una scelta fuori dal tempo». «L’ennesimo errore tecnico del governo dei tecnici». Se cercate un commento nella Val di Susa No Tav, scoprirete che la notizia non è tanto che i governi di Italia e Francia abbiano deciso di siglare l’accordo («Sono vent’anni che firmano trattati»), ma il fatto che oltre alla linea ad alta velocità vogliano costruire anche il raddoppio del traforo del Fréjus. «Due provvedimenti antitetici», dice il presidente della comunità montana Sandro Plano. Per la cronaca, ha in tasca la tessera del Pd. Ed è incredulo. «Per anni ci hanno raccontato che la Tav era necessaria per spostare il trasporto merci dalla gomma alla rotaia. Scelta ambientale, dicevano. Ora raddoppiano l’autostrada. Una decisione in assoluta controtendenza. Non è di questo che abbiamo bisogno. C’è una crisi durissima. Non riescono a pagare gli insegnanti e i dipendenti pubblici. Non si rendono conto che è insensato? Il fronte No Tav si ricompatterà…». Anche lui, per la verità, è sempre stato contro. Ma adesso, sostiene, la Val di Susa non è più isolata: «Il Movimento 5 Stelle è con noi, il Pd è diviso, Sel ha una posizione interlocutoria…».

La sorpresa

Una cosa sicuramente è vera. Il raddoppio del Fréjus ha spiazzato. Per esempio il sindaco di Bardonecchia, Roberto Borgis, eletto in una lista civica di centrodestra. È nel suo comune che stanno già lavorando al traforo: «Ma ero convinto che fosse per costruire la canna di sicurezza – spiega – così ci avevano sempre detto. Ero favorevole alla Tav, proprio perché andava a ridurre il numero dei Tir che attraversano quotidianamente la valle. Viviamo di turismo. Ci serve aria pulita. Capisco le ragioni di sicurezza, ma Bardonecchia non può essere danneggiata da un passaggio eccessivo di mezzi pesanti».

Da qui in giù, i commenti peggiorano. Luigi Casel è uno dei militanti storici del movimento No Tav, è a Lione per manifestare. Dice: «È una decisione terrificante. L’alta velocità più il raddoppio del Fréjus. Assurdo. Noi avevamo capito subito a cosa sarebbe servito quel tunnel autostradale, ma adesso la contraddizione è sotto gli occhi di tutti. Il movimento continuerà a fare la sua battaglia. Credo che le nostre possibilità di vincere ora siano maggiori. Non ci sono soldi. La Corte dei Conti francese e molti politici italiani, vedi Matteo Renzi, stanno iniziando a capire. È un’opera troppo costosa e assolutamente inutile». Domanda: riuscirete a ricondurre il vostro dissenso dentro i confini della non violenza? «Non siamo noi quelli violenti». Dice così. Anche al cospetto dei quasi mille militanti indagati. «Vedremo quanti saranno effettivamente condannati…».

Il rifiuto

Il problema è che in Val di Susa, in una certa Val di Susa, il tempo sembra come inchiodato. Anche dopo cinque anni di Osservatorio per lavorare a un progetto condiviso. Anche dopo le dichiarazioni di ieri del «tecnico» Mario Monti e del socialista Francois Hollande: «Il progetto Torino-Lione è importante per entrambi i nostri Paesi». C’è ancora chi perde davvero il senso delle proporzioni e scrive: «Davanti a questi continui abusi ai danni dei No Tav nell’indifferenza dell’opinione pubblica, guai a chi criticherà ogni forma di reazione e resistenza… Le parole ora finiscono. Siamo stanchi, feriti, delusi e cominciamo a vergognarci seriamente di essere italiani. Non riconosceremo più alcuna autorità. La Valsusa sarà il loro Vietnam».

Altre notizie correlate nella sezione “TAV in Val di Susa”.

[Fonte: Lastampa.it]

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