Regione Piemonte – Sanità: Vendita delle strutture o privatizzazione?

Sindacati contrari all’alienazione del patrimonio immobiliare di ospedali e centri diagnostici. “Così si esternalizzano pezzi pregiati del sistema sanitario” e i presunti benefici stimati da Monferino sono di gran lunga inferiori ai costi.

Alle perplessità manifestate dagli operatori e da gran parte delle forze politiche, l’istituzione del Fis, il fondo immobiliare della Sanità, in cui secondo i piani della Regione dovrebbero confluire proprietà e strutture delle aziende sanitarie, viene bocciato dai sindacati. I vertici piemontesi di CgilCislUil in un documento unitario «esprimono la loro contrarietà sul merito e sulle finalità del progetto perché appare evidente come, per soddisfare le aspettative degli investitori privati, si intenda procedere alla esternalizzazione di pezzi pregiati del sistema sanitario». Insomma, per le organizzazioni confederali si intende far cassa «senza curarsi dell’importanza strategica che strutture diagnostiche (laboratori, radiologie, ecc. ) e CUP, rappresentano per le attività legate a degenza e cura». In prospettiva, si rischia di «perdere professionalità e posti di lavoro e di avere un servizio di minor qualità  e con costi maggiori».

Nel condannare lo stucchevole balletto di cifre sulla situazione economica e finanziaria della sanità regionale, che vede l’assessore Paolo Monferino annunciare di essere vicini al fallimento e subito dopo affermare che i conti sono sotto controllo, Laura Seidita (Cgil), Giovanna Ventura (Cisl) e Lorenzo Cestari (Uil), assieme ai rispettivi responsabili del settore, sostengono che il gioco non vale la candela. «La creazione del Fondo Immobiliare Sanità, (FIS), comporterà la perdita di titolarità nella gestione degli immobili cosiddetti non disponibili, da parte delle Aziende Sanitarie, con evidenti complicazioni riguardanti i processi  e i costi di manutenzione e ristrutturazione degli stessi». Sarà inoltre inevitabile la «cessione di servizi fondamentali per i processi di cura dei pazienti». In sintesi, i costi lieviteranno e la qualità diminuirà. Sul piano occupazionale, infine, non potrà che registrarsi una «perdita di professionalità , che sarà pressoché impossibile riacquisire», nonché la «precarizzazione del personale pubblico e privato operante, oggi, nei servizi già esternalizzati o che si intenderà esternalizzare». Da qui l’esigenza di un tavolo richiesto direttamente al presidente Roberto Cota: «Troppe volte il sindacato non è stato ascoltato e l’assenza di un confronto serio e costruttivo si fa sentire, con  riflessi negativi per cittadini e lavoratori, anche nel settore sanitario e sociale».

Qui il piano socio sanitario 2012-2015.

La Rete Ospedaliera programmata.

Altri approfondimenti nella sezione sanità.

[Fonte: Lospiffero.com]

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