FIAT: Finalmente la politica apre gli occhi sulle promesse di Mar”p”ionne!

Il grido d’allarme di Porchietto: “Non abbiamo 24-36 mesi di tempo”. L’auto in Piemonte occupa 94 mila addetti, quattro imprese su cinque del comparto dipendono dal Lingotto.

Dai Suv alle Maserati. Ora Mirafiori attende un nuovo piano per il lusso, con la speranza che non sia l’ennesimo miraggio proposto dall’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. La strategia per rilanciare lo stabilimento piemontese è già cambiata tre volte – “prima si era parlato della 500L, poi dei Suv per il mercato americano, ora le auto di lusso” come sottolinea Giorgio Airaudo della Fiom – e intanto l’indotto muore, di una morte lenta ma inesorabile. L’ultima azienda giunta al termine della via Crucis ai tavoli della Regione Piemonte è stata la Officine Componenti di Rivoli, 87 dipendenti: fallita.

Di qui la voce fuori dal coro dell’assessore al Lavoro Claudia Porchietto (foto sotto) che tra tante esultanze di sindacati, amministratori e media ha posto l’accento su un indotto ormai allo stremo. «Altri 24-36 mesi di limbo prima degli investimenti potrebbero causare danni irreparabili» sono state le sue parole. E ancora: «La scelta di non chiudere stabilimenti in Italia è un leit motive già noto che però ad oggi non ha ancora ottenuto i riscontri attesi  – afferma Porchietto, che poi chiosa – Non c’è ancora un progetto sicuro per il futuro di Mirafiori. Su questo punto delle risposte sono prioritarie visti anche gli investimenti pubblici che furono fatti dalle amministrazioni locali».

Insomma, non è più tempo di propositi ma di fatti, come ha sottolineato anche il governatore Roberto Cota. Anche perché l’auto in Italia dà lavoro a circa 94 mila addetti e la crisi ha già provocato una loro diminuzione tra il 2010 e il 2011 del 5,1%, che con ogni probabilità supererà il 10% tra il 2011 e il 2012. Una filiera composta da 898 imprese che producono un fatturato complessivo di 19 miliardi, il 45,2% di quello italiano nel comparto dell’auto. Per questo il Piemonte e in particolare la provincia di Torino stanno vivendo una fase non più di crisi ma di vera e propria emergenza: Lear (400 dipendenti in cassa integrazione straordinaria), De Tomaso, Pininfarina, Skf, Tekfor sono solo le ultime cadute su un campo ormai pieno di corpi agonizzanti e cadaveri. E per capire il ruolo centrale che ha ancora la Fiat basti pensare che in tutta Italia il 55% delle aziende legate all’auto ha rapporti diretti con il Lingotto, in Piemonte questa percentuale sale al 79,8%: quattro imprese su cinque senza la Grande Fabbrica vanno in crisi. «Per questo – spiegano dall’assessorato al Lavoro – non ha senso, come annunciato da Marchionne, partire da Menfi con gli investimenti. E’ da qui che si deve ripartire».

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[Fonte: Lospiffero.com]

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