Regione Piemonte – Sanità – Colpo di mano regionale: San Luigi declassato da polo universitario ad ospedale cardine!

Rettore e preside di Medicina scoprono che Monferino ha declassato il San Luigi. “Smentito il piano sanitario”. Chiesto con urgenza un incontro con il presidente Cota e l’assessore

Hanno scoperto, quasi per caso, che la Regione ha modificato i piani relativi al San Luigi, declassando il nosocomio universitario – sede della seconda facoltà di Medicina – a ospedale cardine. Ed è così che il rettore Ezio Pelizzetti e il preside Piermaria Furlan hanno scritto una lettera piccatissima al governatore Roberto Cota e all’assessore Paolo Monferino, sollecitando una riunione urgente. Lo si legge in una lunga nota dell’ateneo. Motivo principale l’aver appreso «in via informale che in una recente riunione in Assessorato sono state prese decisioni che comportano il declassamento dell’Azienda ospedaliera S. Luigi da ospedale di riferimento a ospedale cardine in spregio a quanto previsto dallo stesso piano Socio Sanitario Regionale».

L’Università è costretta a constatare le reiterate e unilaterali iniziative da parte dell’Assessorato Regionale alla Tutela della Salute e Sanità, Edilizia Sanitaria e dell’ A.Re.S.S con proposte di modifica del Piano socio sanitario regionale in particolare nelle parti che riguardano strutture e funzioni sanitarie e ospedaliere in cui è coinvolta. Nello stesso tempo non viene dato seguito ad accordi sottoscritti con la Regione, sulla base delle disposizioni normative che regolano i rapporti in campo sanitario tra Regione e Università».

«Inoltre – prosegue la nota – non viene proposto al Consiglio Regionale di sanare l’anomalia per cui l’Università non risulta riconosciuta nella istituzione dell’azienda  Città della Salute e della Scienza di Torino. L’Università non dismette di riconoscere le competenze dell’assessorato in campo medico ma rivendica il diritto di compartecipare alla programmazione in particolare per quanto riguarda le strutture universitarie coinvolte nell’attività di assistenza non disgiunta da didattica e ricerca».

Sulla vicenda si registrano le prime reazioni dalla politica. «Giunti a questo punto, credo che l’interlocutore più appropriato per i problemi legati alla sanità sia il direttore dell’Aress Claudio Zanon, e con lui Mario Lombardo responsabile dell’area organizzazione e programmazione dell’Aress, più che l’assessore regionale alla Sanità Paolo Monferino e tutta la coalizione di centrodestra che governa la Regione», sostiene il consigliere regionale Massimiliano Motta, portavoce del Pdl in Commissione Sanità. L’esponente del centrodestra rincara la dose: «non ne possiamo più di veder stravolte le linee del Piano Sanitario, proprio nei punti che ne costituiscono l’impalcatura portante. Ed ancora più grave il fatto che di questi stravolgimenti veniamo a conoscenza soltanto attraverso i giornali». Per Motta, «se mai venisse deciso il declassamento di struttura ospedaliera o la riconversione di un presidio vorrebbe dire che il Piano Sanitario licenziato dalla Commissione e approvato, con importanti modifiche, dal Consiglio regionale, diventerebbe carta straccia. L’assessorato alla Sanità dovrebbe quindi portare in Commissione un nuovo Piano, che dovrebbe poi essere approvato dal Consiglio».

Il declassamento «non può essere deciso dall’oggi al domani dall’Aress: è ora che Zanon e Lombardo la smettano di appropriarsi di quel  ruolo di indirizzo che spetta alla politica e di stravolgere a modo loro un settore, quale quello sanitario, il cui unico e preciso dovere è quello di dare servizi d’eccellenza alla popolazione».

Qui il piano socio sanitario 2012-2015.

La Rete Ospedaliera programmata.

Altri approfondimenti nella sezione sanità.

[Fonte: Lospiffero.com]

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