Regione Piemonte – Sanità: Debito monstre, l’ottimismo di Cota, il pessimismo della ragione.

Il baratro è a un passo, ma “le nostre riforme stanno dando buoni risultati”. Razionalizzazione della spesa e accorpamento delle strutture ospedaliere: “Ora la Sanità è sotto controllo”. Questo il sunto delle dichiarazioni di Cota relativamente al buco finanziario della Sanità piemontese (il tutto riportato in seguito).

A quanto pare ancora una volta si preferisce ridurre la spesa con i tagli lineari, invece di andare a rivedere la spesa, andare a ridurre le inefficienze e ampliando l’offerta di servizi agli utenti sulle dodici ore giornaliere riducendo il ricorso alla convenzionata esterna. Non è esternalizzando i servizi che si riducono i costi, anzi li  si aumentano perchè il personale interno che si occupa di queste attività esternalizzate viene comunque pagato ma diventa un corpo estraneo all’interno dell’azienda, demotivandolo e  perdendo una risorsa professionale interna. Ci sono attività dove il personale interno potrebbe tranquillamente fare l’attività esternalizzata ma si preferisce darla in appalto (outsourcing) causando due spese quella del personale e quella della ditta esterna….. In questi casi sarebbe opportuno verificare la spesa…. e ridurla in modo congruo…. utilizzando le risorse interne e facendo una vera spending review. Credo che non solo in sanità ma in tutta la PA di casi del genere c’è ne siano parecchi, basterebbe avere la volontà e la voglia di andare a cercare….. ma probabilmente anche questo ragionamento dell’uomo della strada è troppo complicato per i nostri amministratori pubblici… la strada dei tagli è molto più semplice di quella del buon padre di famiglia dove si cerca di far funzionare al meglio le risorse deella famiglia quando non si può ricorrere a risorse esterne….. au revoir…… (Franco Stano)

Qui il reportage delle dichiarazioni di Cota e Monferino tratte da Lospiffero.com

Dopo la dichiarazione choc di ieri secondo la quale la Regione Piemonte è “tecnicamente fallita”, l’assessore tevnico, anzi come preferisce lui: il tecnico-assessore alla Sanità Paolo Monferino corregge leggermente il tiro: «Se continuamo così non c’è alternativa al fallimento». Quindi è essenziale invertire la rotta, prendere coscienza della realtà e smetterla con le rivendicazioni clientelari ammantate da istanze territoriali: il sistema è al collasso e non c’è tempo da perdere. La si metta come si vuole, la situazione è drammatica, il debito sfiora i 10 miliardi, ma guai a parlare di costi fuori controllo, anzi per dirla con il governatore Roberto Cota «per la prima volta in 15 anni la spesa sanitaria è sotto controllo».

E qui, pur senza mai citarla è chiaro il riferimento agli anni di Mercedes Bresso, in cui governava il centrosinistra. In particolare in un passaggio: nel biennio 2006-2007 la Regione ha cancellato impegni di spesa nei confronti delle Aziende sanitarie per 900 milioni di euro. Insomma, secondo i dati offerti in conferenza stampa da Monferino, con un colpo di spugna la passata amministrazione avrebbe riversato sulle Asr le proprie mancanze e queste, vista la difficoltà di ricorrere a finanziamenti bancari avrebbero ritardato i pagamenti con i fornitori facendo lievitare i debiti nei confronti di questi ultimi. Questo passaggio viene illustrato chiaramente in alcune slide nelle quali emerge come i debiti delle Asr sono quasi raddoppiati dal 2004 al 2011: da 2,515 miliardi a 4,585. E dal momento che le banche di fronte a questo trend hanno chiuso i rubinetti, si è assistito a un aumento sproporzionato dei debiti nei confronti dei fornitori, pagati sempre con maggiore ritardo, con tutte le ripercussioni del caso. Per questo Monferino ha annunciato l’apertura di un fondo, assieme a un pool di banche, al quale i fornitori potranno attingere a tassi agevolati inferiori di quelli che otterrebbero rivolgendosi loro agli istituti bancari.

Intanto Cota rivendica quanto fatto finora: le spese per il personale sanitario sono passate da 2,954 miliardi del 2010 a 2,909 miliardi nell’anno successivo, raggiungendo i livelli del 2009, la spesa farmaceutica è scesa da 1,433 miliardi a 1,381, così come i costi per l’acquisto di beni e servizi, da 7,313 miliardi a 7,230. Il tutto provoca una regressione dei costi totali di produzione passa da 10,776 miliardi a 10,672. Inutile dire che comunque è troppo poco. Dal 2005 al 2011 lo “sbilancio” – come ribattezzato dall’assessore al Bilancio Giovanna Quaglia – della Regione, ovvero il rapporto tra entrate e uscite, è stato in negativo. Cioè con Bresso come con Cota si è sempre speso di più di quanto entrasse in cassa, fino a provocare quel buco di 6,1 miliardi di euro che è il debito finanziario della Regione, cui si devono aggiungere i debiti delle Asr per oltre 4 miliardi.

Di qui il piano per rientrare del debito monstre, ma soprattutto per mettere a punto una macchina che sia sostenibile per la collettività. Un piano per attuare il quale chiede chiaramente «coesione» alla maggioranza e «senso di responsabilità» all’opposizione. Insomma: “Lasciateci lavorare e basta con la cura ognuno del proprio orticello”. Il governatore annuncia che nelle prossime settimane attuerà una ulteriore sforbiciata alle spese, attraverso una revisione delle erogazioni sulle aree non prioritarie. Un taglio netto alla spesa con l’obiettivo finale di azzerare lo “sbilancio tra entrate e uscite”. Mentre per ridurre l’indebitamento è già pronto un piano per la creazione di fondi immobiliari, la dismissione di partecipazioni in società o aziende non strategiche per l’ente e l’attivazione di strumenti di fattorizzazione dei debiti per i fornitori del settore Sanità.

Infine un passaggio sul cosiddetto progetto di revisione della rete ospedaliera, che verrà presentato in commissione entro la fine del mese.  «Il Piemonte è caratterizzato da una spaventosa capillarità di strutture che fanno due o tre interventi l’anno – afferma Monferino, che poi cita dati ministeriali per sostenere la tesi secondo cui – gli indici di mortalità aumentano fino a cinque volte dove l’attività è minore». Quindi: meno strutture, ma più efficienti e complete, «e se questo vorrà dire chiudere l’emodinamica a Moncalieri, beh lo faremo».

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[Fonte: Lospiffero.com]

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