CSI Piemonte: “Tagli dolorosi ma necessari”.

Il direttore De Capitani spiega in una mail le drastiche decisioni assunte dal vertice del Consorzio informatico pubblico e scarica le colpe su Monferino e la Regione.

«Le recenti decisioni assunte dagli organi del Csi non possono che destare preoccupazione tra i lavoratori che, direttamente o indirettamente, operano per il Consorzio. La riduzione della struttura dirigenziale e conseguentemente dei costi e delle posizioni è un passaggio doloroso, ma necessario, a fronte di una contrazione delle attività e della spending review degli Enti». A poche ore dalla riunione del consiglio di amministrazione in cui è stata prospettata una pesante riduzione del management e la messa in mobilità degli 80 dipendenti dell’unit aziendale che elabora i cedolini degli stipendi dei consorziati, è il direttore generale Stefano De Capitani a spiegare, in una mail indirizzata a tutta la struttura di corso Unione Sovietica, le ragioni della drastica decisione, dettata anzitutto dalle «prossime contrazioni del lavoro che complessivamente riguarderanno la nostra organizzazione».

A costringere l’ente alla cura dimagrante è la scelta, comunicata nei giorni scorsi, assunta dall’assessore regionale alla Sanità di non rinnovare al Csi l’affidamento delle buste paga del personale Asl: il servizio è stato giudicato troppo oneroso, fuori mercato, da qui l’esigenza di cercare un nuovo (e più conveniente) fornitore. Secondo De Capitani «a fronte di molte dichiarazioni di voler procedere alla razionalizzazione e all’accentramento dei servizi Ict nella sanità regionale utilizzando la struttura consortile a ciò preposta per legge regionale, non sono seguiti fatti reali ma, anzi, azioni in senso opposto. Di questo, doverosamente, i responsabili del Consorzio devono ormai prendere atto», pur disapprovando la decisione presa da Paolo Monferino.

«Prendere atto, ma certamente non condividere – continua il direttore -, perché i vantaggi di una gestione più razionale e centralizzata dell’Ict e degli acquisti porterebbe enormi vantaggi. Alla pubblica amministrazione e ai cittadini senz’altro: forse meno ai fornitori che possono vendere le stesse cose molte volte. Ormai tutti lo sanno e tutti lo dicono, ma nessuno prende decisioni in questa direzione. Il Csi sarebbe stato in grado di ridurre i costi, offrendo una qualità di servizio inferiore a quella attuale, confrontabile con quanto offerto dal mercato e dal MEF: ma questa possibilità non è stata neanche discussa». Analogamente il progetto del sistema amministrativo unico della sanità «di cui discutiamo da due anni è ancora fermo al palo e le ultime decisioni sembrano indirizzate a procedere senza il coinvolgimento operativo e gestionale del Csi».

L’epistola di De Capitani si chiude con pesante affondo verso la Regione e la politica: «Mi pongo poi la domanda di quale solidità abbia la strategia di delegittimare e impoverire le attività del Consorzio a fronte di una volontà di valorizzarlo e mettere le attività sul mercato. Mi domando quale danno patrimoniale per gli Enti potrebbe derivare da queste scelte».

[Fonte: Lospiffero.com]

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