Regione Piemonte – Sanità a rotoli e Monferino che fa? Si dimette.

Monferino e Cota

Una riforma della sanità orientata più ai tagli che alla riorganizzazione dei servizi, che preferisce esternalizzare invece che investire per risparmiare, con tutte le parti sociali che chiedono di cambiare registro chiedendo di rivedere alcune scelte discutibili portano l’Asssore Monferino a dimettersi invece che incontrare e discuterte con i critici gli apsetti più controversi. In contrasto con le sue dichiarazioni di confronto con tutti gli attpori per l’applicazione della riforma. L’assessore alla Sanità, al centro degli attacchi del Pdl, dopo un vivace confronto con il governatore, annuncia la volontà di lasciare l’incarico. Per ora Cota riesce a fargli cambiare idea.

Ha rassegnato le dimissioni. Paolo Monferino ha rimesso nelle mani di Roberto Cota il proprio mandato di responsabile delle politiche sanitarie della Regione Piemonte. Lo ha fatto nelle scorse ore durante un vivace confronto con il governatore che, pur prendendo pubblicamente le sue difese, gli faceva notare l’esigenza di adottare maggiore “duttilità” politica nel gestire la complicata attuazione del piano sanitario. L’ex manager prestato alla pubblica amministrazione – verso la quale non fa mistero di provare allergia (abbondantemente ricambiato) –  ritiene di subire da parte del Pdl attacchi ingiustificati e strumentali. E la sua amarezza l’ha espressa in una lettera inviata al presidente in cui annuncia che qualora la situazione non dovesse mutare non esiterebbe a fare le valigie.

«Non sono né un re né un principe – si legge nella missiva – né tanto meno un satrapo che vuole “governare” da solo l’evoluzione della Sanità piemontese: anzi ho, dall’inizio, lavorato per costruire una squadra, cercando di far nascere tutte le scelte da fare attraverso uno scambio serrato di idee e confronti fra tutti gli operatori del mondo della Sanità. Sono moltissimi i tavoli di lavoro attorno ai quali si dibattono i problemi della Sanità piemontese. Ho anche cercato di portare un po’ di vento nuovo in un mondo dove non sempre competenze e meritocrazia prevalgono». E poi afferma la necessità di una verifica: «Al di là di tutte queste considerazioni pragmaticamente, credo si debba arrivare ad un chiarimento. La maggioranza che  sostiene o ha sostenuto finora la tua Giunta ha contribuito a votare il Piano Socio Sanitario e la conseguente riforma. L’implementazione operativa, che dovrebbe essere peraltro un compito più degli addetti ai lavori che della “politica”, pare non essere supportata da una parte significativa dell’attuale maggioranza. E’ ovvio che questo potrebbe impedire il percorso di implementazione della stessa Riforma. Ma c’è di più: io non mi sentirei legittimato nel proseguire il lavoro che sto facendo. Proprio perché non sono né re né satrapo, non ho alcuna intenzione di difendere il piccolo “regno” che a detta di qualcuno governerei; non sono neppure “attaccato alla poltrona”. Se non venisse riconfermato, dalla maggioranza che sostiene la Giunta, il sostegno al Piano e la fiducia in chi lo deve implementare, rispettando però i principi sopra esposti – conclude – non ho alcun dubbio: lascerei libero il campo immediatamente».

Sebbene in questi mesi abbia in più occasioni agitato la minaccia delle dimissioni, fin dai tempi in cui da direttore si scontrò con l’allora assessore Caterina Ferrero, questa volta pare che fosse determinato davvero ad andarsene. Solo la garanzia di “totale sintonia” e “assoluta copertura” politica fornitegli dal presidente lo hanno fatto recedere. Almeno per il momento, giacché sui destini futuri di Monferino si stanno accavallando molte indiscrezioni.

Secondo le voci più accreditate Monferino avrebbe ricevuto un’offerta dal Lingotto per una clamorosa rentrée nel gruppo Fiat. Ma se molti mostrano scetticismo su questa ipotesi (“Marchionne non si riprenderebbe mai un manager bollito o comunque che ha fatto fuori”, argomenta un vecchio collega ancora in attività), altri giurano che la trattativa è in corso e che sarebbero persino già definiti gli incarichi. All’attuale titolare della Sanità pubblica verrebbero assegnate le responsabilità degli investimenti proprio nel settore (quali ad esempio il centro diagnostico Sepim di Torino, la cui ristrutturazione è stata benedetta nel febbraio scorso da Marchionne alla presenza di Monferino), andando poi a sostituire Giampiero Gabotto al vertice dell’Istituto di Candiolo. Al di là dell’attendibilità, tali indiscrezioni che rimbalzano tra corso Regina Margherita, dove ha sede il quartier generale della Sanità, piazza Castello e via Alfieri, alimentano il clima di veleni che si respira nei corridoi della Regione. Fino a quando Monferino (e Cota) resisterà alle bordate ad alzo zero di alleati (e pure di qualche collega di giunta)? Ancora poco, scommettono in corso Vittorio.

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[Fonte: Lospiffero.com]

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