Regione Piemonte – Sanità, Asl e ospedali, debito monstre.

Una montagna di fatture insolute giace nei cassetti dei manager riuniti da oggi per la due giorni con l’assessore. Nel complesso l’esposizione supera i 2,6 miliardi di euro. Misure insufficienti.

Carlo Manacorda, economista, Università di Torino

Ammontano a 2.643.140.000 euro i debiti che Asl e ospedali piemontesi hanno accumulatonel2011 verso i fornitori di beni e servizi. E’ quanto emerge dalla Relazione al Parlamento sulla gestione finanziaria delle Regioni 2010-2011, approvata dalla Corte dei conti – Sezione autonomie il 25 luglio 2012. Un testo corposo: 615 pagine, delle quali 208 dedicate all’analisi dei conti della sanità. Una montagna di fatture insolute giace dunque nei cassetti delle amministrazioni piemontesi della sanità. Stuoli di creditori in affanno rincorrono, per settimane e mesi, i loro crediti. Se fortunati – chissà dopo quante e quali insistenze – nel riuscire a parlare con l’ufficio competente, ottengono la solita risposta: «mancano i soldi, riprovi a telefonare tra un po’». Ed a questo punto il pensiero dei tapini corre al rientro che devono fare per i crediti ottenuti dalla banca. Lì non possono dire: «parliamone tra qualche mese». Così annunciano ai propri collaboratori (se ne hanno) che, verosimilmente, chiuderanno l’azienda. Comincino quindi a guardarsi attorno. Al di là degli spreade degli annunci roboanti di imminenti riprese, la realtà di tutti i giorni è questa. Se manca il denaro sonante, non serve stabilire per legge che le pubbliche amministrazioni, ottemperando a direttive europee, devono pagare i debiti nei tempi dovuti.

La quantità dei dati offerta dalla relazione fornisce, tuttavia, elementi per interpretare magari diversamente le difficoltà di questa natura. Incrociando dati sul personale in servizio in sanità e sul suo costo e ritardi nei pagamenti, possono forse essere tratte indicazioni interessanti sulla possibilità di contenere la cronicità di questi ultimi. Va posta cioè la domanda su quanto i ritardi dipendano dalla mancanza di denaro e su quanto essi derivino da indolenze sovente presenti nella amministrazioni pubbliche. Tenendo conto dei numeri sul personale, magari un po’ più di produttività consentirebbe di dare ai fornitori risposte più “gradite” sui pagamenti. Ed infatti la relazione sottolinea come la Lombardia sia ormai riuscita ad arrivare a pagamenti delle fatture in sanità a 90 giorni. L’organizzazione fa la sua parte.

Ma, a parte la questione dei debiti, la fotografia che la relazione fa dei conti della sanità del Piemonte è ben più ricca. Ad esempio, dà risposte certe su alcuni dati che sovente circolano in maniera vaga. Risulta, dunque, che la spesa sanitaria corrente è abbastanza stabile negli anni 2010 e 2011: 8,4 miliardi. E’ tuttavia in crescita se confrontata con il totale della spesa corrente regionale per i due detti anni. 2010: 79,30%, su una spesa corrente regionale di 10,6 miliardi, e 2011 – 83,16%, su una spesa corrente regionale di 10,1 miliardi.

La situazione poi del Piemonte (con Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) di regione sottoposta a piano di rientro per eccesso nel passato di disavanzo sanitario ne fa un osservato speciale. Al proposito la relazione, sebbene non manchi di segnalare alcuni sforzi compiuti per il rientro, conclude osservando che, sulla base dei dati forniti dalla Regione: «non sono stati rilevati elementi tali da consentire una valutazione positiva del Piano di rientro»; ciò poiché: «in relazione alla richiesta di riprogrammare nuovamente la tempistica di attuazione di alcuni interventi il cui termine era, di fatto, già scaduto nella gran parte dei casi da oltre sei mesi, in alcuni casi addirittura da nove/dodici mesi, Tavolo e Comitato (uffici ministeriali di valutazione) hanno valutato che tale nuova rimodulazione avrebbe comportato un aggiornamento dei contenuti e degli obiettivi che, soprattutto in chiave economica, determinerebbe una non coincidenza con gli obiettivi del Piano di rientro e, in tali termini, …. ne hanno rilevato la non conformità». Inoltre, è stato chiesto che il Piano socio-sanitario regionale 2012-2015 sia coerente con il Piano di rientro e che quindi sia inviato ai Ministeri nella sua formulazione definitiva. Si rileva che anche la documentazione trasmessa per la verifica degli adempimenti per l’anno 2010 non è ancora sufficiente. Fuor dal linguaggio “burocratese”, si capisce che alcune proposte della Regione per mettere a posto i conti della sanità non vanno bene e che, quindi, vanno riformulate.

La relazione evidenzia che gli enti della sanità piemontese non brillano per tempestività nella regolarizzazione degli incassi (spaventosi i dati del 2011, superati soltanto dalla Calabria) e dei pagamenti (qui altre regioni superano il Piemonte, ma i dati non sono comunque confortanti se confrontati con quelli delle regioni che fanno meglio). Il Piemonte non brilla neppure per gli adempimenti burocratici richiesti dalla legge. La legge finanziaria 2006 chiede ai collegi sindacali di inviare alla Corte dei conti una relazione sul bilancio di previsione e sul consuntivo di ogni anno. I collegi sindacali delle aziende sanitarie piemontesi risultano totalmente latitanti (zero invii di relazioni) per il 2010 (a leggere la Relazione della Sezione regionale piemontese della Corte dei conti, forse perché i bilanci non sono stati neppure predisposti). Gli enti sanitari piemontesi (unici con quelli della Valle d’Aosta) non hanno neppure inviato i questionari che dovrebbero informare la Corte circa le eventuali partecipazioni in organismi esterni.

L’assessore Paolo Monferino minimizza questi fatti e canta (quasi) vittoria dicendo che per la sanità anche il Piemonte «ha le carte in regola» e solo «atteggiamenti di mala fede» possono concludere per il contrario. Si vedrà se le carte saranno veramente in regola. Se sarà così, si tranquillizzeranno (mah!) i creditori ed i piemontesi tutti gioiranno poiché non dovranno pagare le maggiori tasse previste per le regioni che hanno “esondato” nei conti della sanità.

Tuttavia, una lettura attenta della relazione da parte degli organi della Regione (cui è stata inviata) potrebbe essere utile. Potrebbero nascere interessanti idee anche per l’annunciata spending review dell’assessore Giovanna Quaglia. Si potrebbe chiedere ai manager della sanità la ragione dei ritardi nel compiere determinate operazioni, o il perché di non aver trasmesso le informazioni richieste. Si potrebbe chiedere ai collegi sindacali come mai non abbiano ritenuto di giustificare alla Corte il mancato invio delle loro relazioni, tanto almeno da indurla a non evidenziare la latitanza del Piemonte. Discutendo il consuntivo regionale del 2011, si potrebbe vedere se ci sia concordanza tra i dati esposti nella relazione (che, si badi bene, sono indicati incrociando i dati ricavabili da tutti i sistemi informativi che operano in sanità: SIOPE, NSIS, ecc.) e quelli che risultano per la sanità nel documento contabile. Ultima annotazione. La lettura della relazione consente di avere finalmente un dato certo sull’ammontare dell’indebitamento della Regione (compreso quello della sanità). Al termine del 2011, lo indica in 7.141.258.000 euro, 6.445.341.000 a carico della Regione e 695.917.000 a carico dello Stato.

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[Fonte: Lospiffero.com]

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2 risposte a Regione Piemonte – Sanità, Asl e ospedali, debito monstre.

  1. Pingback: Regione Piemonte – Sanità, urge una terapia d’urto! | Riprendiamoci noi stessi. Un blog per riflettere!

  2. antonella ha detto:

    cerchiamo tutti di essere onesti e’ denuciamo i disonesti’ perhe’ alla fine ci rimettiamo tutti.materialmente e’ moralmente

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