PD Torinese: Iniziate le grandi manovre per uno scranno a Montecitorio!

Sinistra in Rete e palla al centro.

In vista delle politiche Esposito archivia la componente di cui è leader: “Al Pd non servono correnti”. Intanto, tra i cattolici, Saitta è iperattivo e se non sarà candidato vuole la Città Metropolitana

La situazione politica è più che mai magmatica, a Roma e alla periferia dell’impero. Man mano che si avvicina l’appuntamento con le urne, nelle fortezze Bastiani dei partiti sale la febbre elettorale. E nella corsa al posizionamento ogni mossa è frutto di calcoli e di aspettative, in modo da trovarsi pronti al momento topico della formazione delle liste. A destra come a sinistra.

On. Stefano Esposito

In questo scenario da fine legislatura che ha sempre più i tratti dell’epilogo di un’era politica, va inquadrata la riunione di lunedì sera a Torino di Sinistra in rete, una delle correnti più militarizzate e identitarie del Partito democratico, la casa degli ex Ds duri e puri, alla quale risultano “affiliati” i leader Stefano Esposito (foto) e Aldo Corgiat, oltre agli assessori provinciale Carlo Chiama e di Palazzo Civico Enzo Lavolta e guidata nel capoluogo subalpino da Mario Sechi, giusto per fare alcuni nomi. Nel partito qualcuno li ritiene dei dalemiani in sonno, pronti però a destarsi ad un cenno di Baffino. L’incontro, formalmente convocato per discutere di crisi economica e Fiat, è presto virato in una dura requisitoria nei confronti di una dirigenza di partito, locale e nazionale, inadeguata, cristallizzata in un sistema «che va superato». A giudizio di Esposito «nel Pd mancano sedi di discussione ed elaborazione politica, di sano confronto, altro che correnti, sempre più casematte al servizio del generale di turno. E noi non facciamo eccezione». Insomma, tutto da rivedere in un partito che non si anima più neanche alla sua tradizionale festa di fine estate, e che rinuncia al confronto in nome di una unità di pura facciata.Lo testimoniano i movimenti sotterranei che da settimane le decine di pretendenti a uno scranno in Parlamento hanno già messo in atto, in un contesto nel quale destini politici e personali si intrecciano, vecchie alleanze si dissolvono e nuovi sodalizi ne prendono il posto. Nei giorni scorsi, per esempio, il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta (foto sotto) ha incontrato la schiera dei maggiorenti dell’area cattolica democratica al gran completo con l’obiettivo di strappare un loro sostegno per la candidatura in Parlamento: dal segretario Gianfranco Morgando al consigliere regionale Stefano Lepri, fino al deputato Giorgio Merlo, ottenendo da tutti la medesima e poco incoraggiante risposta. Ha cercato addirittura nell’entourage di Pier Luigi Bersani quel disco verde che in loco oggi nessuno può (o vuole) offrirgli: “Vedremo a suo tempo” è il massimo che è riuscito ad incassare. L’unico piccolo spiraglio potrebbe aprirsi nell’eventualità che la nuova legge elettorale preveda collegi modellati su quelli provinciali: in quel caso potrebbe contare su un accordo blindato per il collegio di Rivoli con il consigliere regionale Nino Boeti, suo successore sulla poltrona di sindaco della città del Castello.Intanto ha pensato a un piano B. L’idea è di intestarsi, peraltro con qualche legittimità, la nascita della Città Metropolitana poiché, almeno sulla carta, non è affatto scontato che il numero uno del nuovo ente debba essere il primo cittadino di Torino. Basterebbe che la maggioranza dei sindaci lo indicassero per poter gestire lui quella fase di start-up che lui spiegherebbe come un naturale passaggio di consegne dal vecchio al nuovo ente. Ma soprattutto rappresenterebbe per Saitta il trampolino ideale per spiccare il volo, l’anno seguente, verso piazza Castello, sede della Regione, che non è un mistero lui miri a guidare.Proprio quella dei cattolici appare come l’area più affollata tra i pretendenti a una poltroncina di Montecitorio o Palazzo Madama: mentre il segretario regionale del partito Morgando gioca una partita tutta sua con Roma, scalpita il suo scudiero Stefano Lo Russo, capogruppo in Sala Rossa. Lo stesso dicasi per Lepri, che potrebbe essere avvantaggiato dal palesato disinteresse del compagno di banco Davide Gariglio alla corsa romana (qualora non si trattasse di pura tattica). E infine, spostandosi verso le valli pinerolesi guai a dare per morto Giorgio Merlo: l’ex presidente del Senato Franco Marini – dagli addetti ai lavori altrimenti conosciuto per il suo carattere tutt’altro che morbido come il “lupo marsicano” – avrebbe posto la questione della sua ricandidatura direttamente a Bersani: “Io uno ne ho in tutta Italia – avrebbe detto – permettete che venga candidato?”. E chi si azzarda a dirgli di no?

[Fonte: Lospiffero.com]

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