Regione Piemonte – Sanità, bilanci non attendibili delle ASL/ASO?

Cura da cavallo per la Sanità al collasso.

Carlo Manacorda, economista, Università di Torino

La Corte dei Conti avanza seri dubbi sull’attendibilità dei bilanci delle aziende. Non tutto è eredità del passato: dubbi sulla gestione degli anni 2010 e 2011. Debiti e oltre 11 milioni di interessi bancari.

Non sappiamo qual è l’agenda definitiva che l’assessore Paolo Monferino sta preparando per il “ritiro spirituale” dei vertici della sanità piemontese a Pianezza del 14 e 15 settembre 2012. Certamente traccerà le linee operative, da oggi in poi, del sistema sanitario piemontese che nasce dalla sua riforma. Tuttavia non potrà ignorare il passato. In particolare, non potrà non dedicare qualche commento alla Relazione sulle risultanze del controllo sui bilanci dell’esercizio 2009 delle aziende sanitarie del Piemonte, approvata dalla Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per il Piemonte il 18 luglio 2012. La relazione rappresenta infatti un quadro desolante della gestione amministrativa della sanità piemontese (condiviso anche dall’assessore, come dichiarato a un giornale). Questo quadro, benché riferito ad un periodo definito del passato, per la sua gravità non può non riflettersi anche sul presente. Dalla relazione emerge una gestione amministrativa della sanità piemontese malata fino alle radici che, qualora permanessero dubbi in merito, necessita di cure urgenti e radicali; volgarmente si direbbe “da cavallo”. In assenza, il quadro esposto dalla Corte può avere soltanto come sbocco il fallimento del sistema (che, coi dati contabili che emergono dalla relazione, in un regime privatistico sarebbe già stato dichiarato da tempo). Monferino dovrà dunque chiedersi se le cure alle quali sta pensando, applicandole ad un malato ormai moribondo, possano ancora essere efficaci. Alcuni elementi sulle patologie della gestione amministrativa della sanità piemontese descritte dalla Corte sono illuminanti.

Ritardo nella presentazione del bilancio.

La legge stabilisce che la presentazione del bilancio delle aziende sanitarie avvenga entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello cui il bilancio stesso si riferisce. Il bilancio del 2009 doveva quindi essere presentato entro il 30 aprile 2010. La Corte si esprime sui bilanci delle aziende sanitarie del 2009 nel luglio 2012. Ciò avviene poiché tali bilanci sono stati presentati con un ritardo medio rispetto alla scadenza di legge di oltre un anno (il primato spetta all’ASL di Asti, che lo ha presentato il 14 dicembre 2011: 593 giorni di ritardo). Ragione del ritardo: l’assenza della Circolare regionale che doveva dare le indicazioni per la predisposizione del documento contabile. La Circolare interviene nel 2011, è datata 27 aprile 2011 e dispone che i bilanci siano predisposti entro il 15 aprile 2011 (?). Al netto delle incongruenze di calendario e del fatto che la Corte ricorda per cui la Regione, a fronte delle ulteriori inadempienze della aziende, sposta per le “vie brevi” (in linguaggio non burocratese significa: a voce) al 30 novembre 2011 la data per la predisposizione dei bilanci, l’alibi per giustificare il ritardo va a pennello (cosa importa che da anni si predichi l’efficienza nella pubblica amministrazione!). Dimenticandosi – per non aver controllato – di esserne coautori, è sposato in primo luogo dagli apparati regionali. Poi dai direttori generali delle aziende e dai collegi sindacali o dei revisori (dice la relazione: salvo poche eccezioni) – organismi questi ultimi cui competerebbe di controllare che la legge sia rispettata. Conclusioni (amare) sul punto. Indipendentemente da ciò che il diritto insegna, la circolare supera la legge: questa è la vera fonte del diritto, non la legge, fatto accidentale ed ininfluente! Sotto il profilo contabile, è verosimile ipotizzare che la gestione degli anni 2010 e 2011 sia avvenuta in totale assenza di bilancio (anche la Corte lo insinua). Ciò che non accade neppure in un circolo bocciofilo, è dunque possibile per centri di spesa che gestiscono decine di milioni. E resta il dubbio (la Corte non ne fa cenno) come ad esempio, senza bilancio e obiettivi, si siano potuti erogare premi incentivanti e di produttività per gli anni 2010 e 2011. Certo che accettando (senza riserve di alcuno) che avvengano cose simili, non ci si meravigli poi della totale incertezza della finanza sanitaria regionale.

Risultato economico.

Nel 2009, tutte le aziende registrano un risultato economico negativo. Le perdite ammontano a 122 milioni. Nessuna di queste perdite, come vorrebbe la legge, è stata autorizzata dalla Regione. Osserva la Corte che i Collegi sindacali non manifestano al riguardo, nelle loro relazioni, particolari preoccupazioni. Auspicano soltanto che la Regione dia le risorse per sostenere le spese deliberate dall’azienda (e dire che, a professionisti di settore, dovrebbe essere chiara la differenza tra risultato finanziario e risultato economico, e come quest’ultimo sia ben più determinante del primo). Su tutta questa partita, dando atto che la gestione delle spese non è assolutamente correlata alle risorse disponibili, la Corte sintetizza il suo giudizio: forti dubbi sull’attendibilità dei bilanci.

Crediti verso la Regione.

La Corte li indica in 2,8 miliardi (60% circa anteriori al 2008; di essi, il 33% circa anteriori addirittura al 2004). E qui siamo al solito “busillis” dei bilanci pubblici. In essi il termine credito assume significati assolutamente soggettivi e non conformi alle regole contabili (tant’è che lo stesso assessore smentisce la cifra e parla di soli 1,5 miliardi, poiché le aziende avrebbero contabilizzato crediti che, nel frattempo, si sono ridotti). Fuor di folclore, il credito è una somma certa e definita che si ha diritto di incassare. Quindi: o il diritto esiste, ed allora il credito va mantenuto in bilancio nel suo importo, o non esiste, ed allora è una mistificazione annotarlo. Altro discorso è quello legato alla data in cui il credito è nato poiché, come si sa, se il credito non viene incassato in un certo periodo, si prescrive, cioè decade. Ma se si riducono i crediti – come vorrebbe l’assessore -, peggiora ulteriormente la situazione patrimoniale dell’azienda. Queste sono le sole regole contabili cui occorre fare riferimento per stabilire qual è l’ammontare dei crediti delle aziende sanitarie verso la Regione. A questo proposito, infatti, la Corte sollecita che si verifichi che esistano correlazioni tra bilancio della Regione e bilanci delle aziende sanitarie. Per gli aspetti finanziari, il mancato versamento delle somme da parte della Regione determina un’esposizione verso il sistema bancario che la Corte indica, alla chiusura del 2009, in 1.211.841.000. L’esposizione ha comportato il pagamento di interessi per 11.261.000. Ed il sistema bancario ne ride e continua ad arricchirsi gestendo il denaro pubblico.

Nelle 135 pagine della Relazione (63 di analisi, 50 dedicate alle pronunce specifiche su ogni azienda e le restanti che contengono allegati vari), la Corte formula altri numerosi rilievi: assoluta mancanza di adozione dei bilanci di previsione, aumenti eccessivi dei costi di produzione, assenza di fondi rischi per interessi moratori, ecc.

Monferino parla di tre o quattro anni per raddrizzare la baracca. Nel frattempo, si spera di non dover pagare tutti cara la disinvoltura con la quale la Regione Piemonte ha gestito e gestisce la finanza della sanità piemontese.

 Altre notizie nella sezione Sanità.

[Fonte: Lospiffero.com]

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