Regione Piemonte – Bilancio: un assestamento “ballerino”!

La manovra recentemente varata dalla Giunta Cota non convince Paschero, revisore dei conti e signora dei numeri della Bresso. “Dalle tabelle risultano incongruenze e dati non veritieri”.

L’assestamento al bilancio della Regione Piemonte, manovra licenziata dalla giunta nell’ultima riunione prima della pausa estiva, «sembrerebbe frutto di un ritrovato virtuosismo» dell’esecutivo guidato da Roberto Cota. In tempi di spending review “contenere” le spese a metà anno – “riducendole” di 469 milioni:  il 4% del bilancio –  garantendo nel contempo i servizi essenziali ai cittadini, sembrerebbe cosa di non poco conto.  Tuttavia, «il momento scelto per la sua approvazione (in forte  ritardo) appare propizio per un’abile esercizio comunicativo in quanto si sottolinea con enfasi il taglio di quelle spese tipiche della “casta”: auto blu, budget di rappresentanza, giornali e riviste. Spese che sono invise ai cittadini, soprattutto a quelli che in questi ultimi mesi hanno dovuto ridurre il proprio tenore di vita». Anna Paschero, super esperta di contabilità pubblica, revisore dei conti del Comune di Torino, per anni “signora dei numeri” dell’ex presidente Mercedes Bresso, fin dai tempi in cui la zarina sedeva a Palazzo Lascaris, sospetta si tratti di un’astuta azione di propaganda: «Il testo non è ancora approdato alle commissioni consiliari per cui non conosciamo le cifre, ma il fatto che sia stato varato in un periodo in cui l’attività dell’Aula è sospesa, con la conseguente assenza degli interlocutori politici, autorizza una certa diffidenza».

Se è acclarato che la giunta non ha rispettato i tempi, giacché secondo lo Statuto l’assestamento al bilancio dell’anno in corso “deve” essere approvato dal Consiglio Regionale, quindi diventare legge, entro il 31 luglio dello stesso anno, è altrettanto vero che la Bresso è stata, da questo punto di vista, virtuosa. Fatta questa premessa, l’analisi della Paschero (foto a sinistra) si basa sul comunicato ufficiale pubblicato sul sito della Regione, facendo riferimento anche al rendiconto  2011, recentemente esaminato in  prima commissione e di prossima discussione in aula e al bilancio di previsione 2012, approvato con infuocate polemiche e segnalazioni di abusi alla Corte dei Conti a fine maggio scorso. Denunce che coltivavano la speranza tra le file dell’opposizione che il governo nazionale impugnasse il provvedimento presso la Corte Costituzionale: cosa che non si è verificata, a differenza di quanto invece è avvenuto per l’analogo documento della Regione Puglia, politicamente omologa alle principali forze di opposizione di Palazzo Lascaris.

DATI MANIPOLATI – «Il risultato del rendiconto  2011 conferma la denuncia dell’opposizione che riteneva i dati contenuti nel bilancio di previsione 2012 non veri ed elaborati  al solo fine di ottenere un equilibrio di bilancio, di fatto inesistente – spiega Paschero -. Nelle tabelle troviamo iscritte tra le entrate un “avanzo” di amministrazione di 400 milioni. Appare quindi l’evidente contrasto con il pesante disavanzo della gestione 2010 (615 milioni) non ancora ripianato o “assorbito”  nelle scritture dell’anno 2011 –  come prescritto dalla  legge regionale –  che risulta per il secondo esercizio consecutivo in profondo “rosso” per 485 milioni di euro.   Pur tuttavia la maggioranza di centrodestra ha approvato senza battere ciglio un bilancio falso, che prevede  spese prive di copertura finanziaria ed entrate irrealizzabili. Tutto ciò a prescindere dalle  manovre del Governo Monti a cui viene attribuita la principale responsabilità di questa grave situazione. Addirittura, dopo due interi esercizi di bilancio, si continua a tirare in ballo la passata giunta Bresso». In realtà, spiegano da piazza Castello, i 400 milioni di avanzo “presunto” avevano un senso in quanto si trattava di un documento – appunto – di previsione, e come tale soggetto a valutazioni su quanto potrà succedere, cioè sul futuro. Diverso il caso del rendiconto che, invece, è una fotografia di quanto è avvenuto nel passato e su cui è impossibile fare valutazioni, ma di cui si deve solo prendere atto. Il fatto che i due documenti si siano discussi in momenti così ravvicinati, ha determinato in effetti una sottolineatura della non concordanza dei dati.

«Apro una parentesi, da tecnico di bilancio pubblico – continua Paschero -, per dimostrare che i “buchi” di bilancio non si creano per qualche arcano malefizio o per una prassi di spesa dissennata perseguita negli ultimi 15 anni o per eredità ricevute (come continua ossessivamente a dire Cota).   I “buchi” si creano quando si spende più di quanto si ha  a disposizione, come è  avvenuto nel bilancio 2010, il primo approvato  dalla Giunta Cota, dove a fronte di entrate per 11,355 milioni ne hanno spesi 11,892 (con un disavanzo di 537).  Un altro “buco” di 29 milioni si è creato anche nel 2011, quando si sarebbe dovuto “assorbire” tra le spese del nuovo  bilancio il disavanzo dell’anno precedente. Il “buco” sorge quando ad arte si iscrivono a bilancio risorse che non saranno mai disponibili (come è successo con l’iscrizione di un avanzo di amministrazione di 400 milioni quando era evidente a tutti un disavanzo) e si finanziano con queste delle spese».

Per la Paschero, «sostenere che il “buco” è causa delle dissennate gestioni passate corrisponde ad  un clamoroso falso,  mentre sono condivisibili  le difficoltà di bilancio  dovute alle riduzioni dei trasferimenti statali nel 2011 e nel 2012, fatte da Berlusconi e condivise da Cota come lotta agli sprechi». Una valutazione che appare un tantino partigiana, anche perché il bilancio 2010, ovvero il primo dell’era Cota, subiva le conseguenze della gestione precedente e conteneva spese di competenza molto superiori rispetto alle reali capacità in termini di cassa.

NUOVE REGOLE – La constatazione che la prassi contabile pubblica vigente consente di spendere soldi che non ci sono, spiega Anna Paschero, «ha indotto il legislatore ad approvare una nuova legge di bilancio, in vigore dal  2014,  che “armonizzerà” le  regole e gli schemi contabili di tutti i bilanci pubblici. Il nuovo ordinamento si ispira alle regole del bilancio comunitario, ovvero ad un sistema che si basa non più sul momento delle “decisioni di spendere o di incassare” bensì su quello dei tempi in cui queste spese ed entrate si realizzano».   A questo pare ispirarsi l’assessore Giovanna Quaglia (foto a sinistra) quando cita il  principio “della competenza potenziata”. «Tuttavia il nuovo ordinamento prescrive clausole di copertura delle spese  molto più rigide delle attuali: le entrate saranno allocate negli anni in cui saranno esigibili, e non più nell’esercizio a cui competono. La spesa sarà solo spostata dal 2012 agli anni successivi per 444 milioni di euro, mentre il vero taglio sarà di 25 milioni. Peccato che il principio dell’accertamento “potenziato” non venga applicato alle entrate, le quali aumentano di 109 milioni per recuperare l’evasione Irap e per altri rimborsi. È nota però la differenza tra l’accertamento dell’evasione e il reale incasso dell’evaso, basta osservare i dati della Ragioneria Generale dello Stato per rendersene conto».

IL DEBITO – La Regione ha ormai saturato, per effetto dell’ultima legge di bilancio dello Stato, il proprio limite di l’indebitamento.  L’assestamento dovrà correggere la previsione di 242 milioni di ricorso al credito iscritta nel bilancio 2012 che rappresenta anch’essa una entrata “impossibile”. «Poiché Cota insiste nell’attribuire all’eredità di un pesante debito i guai del suo bilancio, occorre fare una precisazione. Premesso che la gestione 2010 è avvenuta sulla base di un bilancio approvato dalla Giunta Cota (e non dalla Giunta allora uscente), occorre scindere e attribuire l’attuale stock del debito a chi l’ha generato. I numeri parlano da soli: il debito contratto dalla Giunta Bresso nel quinquennio  è stato di 3.234 milioni, quellocontratto dalla Giunta Cota nel biennio  è stato di 1.619 milioni.Questi dati evidenziano che il trend di crescita del debito della Giunta Cota è pari a una media di 810 milioni annui, mentre quello della Giunta precedente si fermava a 647». A onor del vero, evidenziano i tecnici dell’esecutivo, i 3.234 milioni di maggior indebitamento del quinquennio precedente hanno avuto un ruolo non proprio marginale nella saturazione odierna: motivo per cui il risultato dei cinque anni della Giunta Cota sarà inevitabilmente migliore, in termini di minor indebitamento, rispetto all’esecutivo precedente.

LE NUANCE DEL ROSSO – Il debito  non è solo con le banche e va letto analiticamente. «A causa di una discutibile ma legittima modifica normativa regionale  avvenuta nel periodo 2000/2005,  per  evitare il ricorso a nuovi mutui sono state usate  entrate  vincolate, fondi europei e contributi dello Stato, per fare cassa, dirottandole su spese ordinarie. Così facendo è stata creata una contabilità parallela al fine di “reimpostare”, reintroducendo e rifinanziando all’occorrenza tali spese nel bilancio regionale. All’inizio del 2005 le risorse da rimettere in gioco, quasi tutte per  investimenti,  ammontavano  a 2,3 miliardi. La crescita del debito avvenuta nel 2006 è stata anche giustificata dalla necessità di rifinanziare spese in prossimità della scadenza  prevista per l’utilizzo dei  fondi comunitari 2000/2007. Nel corso del quinquennio vennero impartite dalla presidente Bresso rigide disposizioni per eliminare tale modalità e furono reiscritti a bilancio i fondi necessari ad assicurare la copertura degli investimenti previsti. L’elenco delle spese da “reimpostare” a fine legislatura venne ridotto a pochissime voci, in quanto non venne più alimentato come in precedenza».

Nella relazione  del  Rendiconto finanziario 2011 si evidenzia un importo di quasi 159 milioni in meno di residui passivi (ovvero obblighi già contratti verso terzi).  Lo stesso importo è evidenziato nel passivo  del conto patrimoniale con il titolo “residui eliminati per accertate insussistenze”. «Analizzandolo  emerge che  questi 159 milioni di spese “insussistenti” sono finanziate da fondi europei e dello Stato (73,5 milioni) con il co-finanziamento regionale.  Il sospetto è che queste spese, insieme ai cosiddetti “debiti latenti” costituiti dalle somme prescritte (pari a 188 milioni nel conto patrimoniale), possano nuovamente alimentare questa contabilità parallela, a discapito degli equilibri finanziari delle future legislature regionali».

MENO PROCLAMI – La parte finale, Paschero la riserva a una valutazione squisitamente politica: «Rinviando ulteriori considerazioni a quando perverranno i dati, ritengo che anche in questo caso, come in passato,  i “proclami” di Cota siano tesi a dimostrare che la colpa è sempre di qualcun altro e non della sua  palese incapacità di governare la nostra Regione. Preme ancora ricordare che negli anni 2000/2005 ricoprendo la carica di presidente del Consiglio Regionale non era del tutto estraneo al governo del Piemonte. La smetta dunque di chiamare in causa chi ha una storia esemplare  e indiscussa  di buona amministrazione e metta in pratica, non solo a parole, misure efficaci per assicurare il buon governo delle risorse dei piemontesi».

[Fonte: Lospiffero.com]

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