Regione Piemonte – Sanitopoli, lo scandalo è solo politico!

L’ex assessore Ferrero torna a puntare il dito contro chi avrebbe ispirato l’inchiesta dello scorso anno in seguito alla quale finì ai domiciliari. “Nessuna Sanitopoli, solo la volontà di farmi fuori”.

“Non ci fu Malasanità in Piemonte, nessuna tangente, nessun perseguimento di interessi privati”. L’ex assessore alla Sanità della Regione Caterina Ferrero torna a rivendicare la propria estraneità ai fatti legati alla  cosiddetta Sanitopoli piemontese, che nel maggio 2011 la vide al centro di uno scandalo che investì i vertici di corso Regina Margherita e che diventò trampolino politico per l’allora direttore Paolo Monferino, da poco nominato nella burocrazia regionale e successivamente promosso dal governatore Roberto Cota alla guida dell’assessorato. Di più: secondo la Ferrero ci sarebbe stata una regia politica, che ha servito alla procura “una polpetta avvelenata”. Accuse gravissime che rivolge, pur senza mai citarli, direttamente ai vertici di piazza Castello e ai massimi esponenti della maggioranza che appoggia il presidente. Quei dirigenti del Pdl – Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia – che non a caso stamattina tra le 9,45 e le 10 sono stati avvistati in piazza Castello.

LA MANINA POLITICA – A sostegno della propria tesi, Ferrero ripercorre le tappe dell’inchiesta “Dark side” che l’ha vista protagonista, a ritroso dal recentissimo patteggiamento di Luciano Platter e Marco Cossolo, rispettivamente presidente e segretario di Federfarma Piemonte e Federfarma Torino, cui è stata inflitta una pena pecuniaria di 23 mila euro: «Si tratta del minimo della pena, poco più di una multa» dopo che il giudice ha riconosciuto nei loro confronti il fatto che «hanno agito non per finalità di arricchimento personale, ma nella prospettiva degli interessi della categoria che rappresentavano. Non risulta che la loro condotta abbia riprodotto danni patrimoniali alla Regione Piemonte». In altre parole, conclude Ferrero «se la montagna giudiziaria ha partorito un topolino, la manina politica che ha originato la costruzione dell’impianto accusatorio il suo risultato tutto politico l’ha raggiunto eccome». E che qualche regia si celasse da tempo, prima della deflagrazione del caso parrebbe trovare riscontro nelle carte dell’inchiesta. Non solo nella genesi del famoso esposto “anonimo” (in realtà pieno zeppo di impronte che fanno risalire agli autori, o alle autrici, rintracciabili dalle parti di corso Regina Margherita, quartier generale della Sanità piemontese). Ma anche – e forse soprattutto – dal fatto che voci su un imminente arresto di Piero Gambarino, all’epoca stretto collaboratore della Ferrero, si erano diffuse mesi prima nel Palazzo. Fu il capo di gabinetto di Cota, Luciano Conterno, a informare la presidenza, con un annuncio urlato nel corridoio, a ridosso del 14 dicembre 2010, data prevista del blitz. Fuga di notizie? Auspici? Millanterie? Occorre fare chiarezza.

LA RIFORMA SANITARIA – Decisamente rinvigorita dagli ultimi sviluppi dell’inchiesta e decisa a rientrare sulla scena politica, quando il procedimento si sarà concluso, Ferrero ha composto gli ultimi tasselli di un puzzle che si è abbattuto come un macigno. E a chi le chiede un giudizio sull’operato del suo successore e in particolare sulla riforma sanitaria spiega: «Quando siamo partiti ricordo un presidente pronto a dare un segnale di discontinuità con quanto fatto fino a quel momento. Oggi quel che si vede è un accordo tra maggioranza e opposizione per garantire lo status quo e inserendo qualche elemento di efficienza, che sostanzialmente non modifica in modo sostanziale l’impianto della Sanità regionale». Un colpo basso verso Monferino definito “eroe della buona sanità mediatica”.

INTERCETTAZIONI – A far luce sul lato più oscuro dell’intera vicenda, un nuovo pacchetto di intercettazioni di cui il gup ha ordinato la trascrizione, dalle quali potrebbe emergere quella regia politica all’operazione cui la Ferrero ha fatto così chiaramente riferimento. E chi ha avuto modo di leggerle giura siano decisamente imbarazzanti per una buona parte dei vertici della Regione e della Sanità.

[Fonte: Lospiffero.com]

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