Province, “il dissesto sarà inevitabile”.

Ogni ente subirà in media un taglio del 15%. Torino dovrà fare a meno di quasi 80 milioni in due anni: “Un salasso insostenibile se non chiudendo le scuole e mettendo i dipendenti in mobilità”.

Secondo il numero due dell’Upi Antonio Saitta «la metà delle Province italiane andranno in dissesto nel 2012», «e tutte le altre entro l’anno seguente» aggiunge un amministratore piemontese. Insomma il disegno del governo pare chiaro: strozzare “l’ente inutile” ancor prima che venga razionalizzato attraverso la riforma allo studio del Parlamento. Se i saldi rimarranno questi (taglio di 500 milioni per l’anno in corso e di 1 miliardo per il 2013 su base nazionale) sarà per tutti o quasi impossibile sfangarla, «a meno di chiudere le scuole, risparmiando su manutenzione e utenze, o mettere in mobilità i dipendenti dell’ente».

I NUMERI – Per capire l’entità del salasso messa in atto dal premier Mario Monti e attualmente al vaglio di Palazzo Madama bastano le cifre. Su una spesa corrente di 370 milioni di euro, la Provincia di Torino dovrà tagliarne oltre 25 entro il 31 dicembre prossimo e prevedere una sforbiciata di quasi 55 milioni sul 2013. Altro che spending review. Non stanno meglio le altre province: Alessandria (spesa corrente di circa 100 milioni) dovrà rinunciare a 5 milioni nel 2012 e a 11 nell’anno seguente, Asti (48 milioni) vedrà ridursi il budget di 3,5 milioni subito per passare a 7 nel 2013. E così via passando per Cuneo (-6 mln nel 2012 e -12 nel 2013), Novara (-4 mln nel 2012, -9 nel 2013), Biella (-1,9 mln nel 2012, -3,7 mln nel 2013), Vercelli (-3 mln nel 2012, -6 mln nel 2013) e Verbania (-4 mln nel 2012, -8 mln nel 2013).

DOVE TAGLIARE? – Alla base della straordinarietà di questo provvedimento, qualora non fosse un disegno ben preciso, ci sarebbe un errore di valutazione commesso dal governo. Cioè l’idea che la base sulla quale le province potessero tagliare comprendesse anche i trasferimenti regionali o europei, i quali invece vanno rendicontati al cento per cento. Insomma, si può agire solo sulle utenze proprie, con tutto ciò che ne consegue. Di qui, evidentemente, la mail inviata dal ministro Piero Giarda a Saitta per dissociarsi dal decreto varato dal super commissario Enrico Bondi.

RISCHIO DISSESTO – La preoccupazione di gran parte degli amministratori provinciali è che le province finiscano in mano ai prefetti. Le conseguenze per chi le avesse portate al dissesto sarebbero gravissime. La legge prevede 10 anni senza la possibilità di candidarsi ed eventualmente anche la necessità di risponderne in prima persona, attraverso il proprio patrimonio immobiliare. Una fine alla quale nessuno vuole andare incontro e per questo, se il Senato non modificherà il provvedimento dell’esecutivo, già a settembre si potrebbe assistere a dimissioni di massa e la fine, per asfissia, delle province. Che sia quello l’approdo segreto di Monti?

[Fonte: Lospiffero.com]

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