CSI Piemonte: il direttore suona l’allarme preventivo!

De Capitani in una lettera ai dipendenti accusa i soci pubblici di mettere a repentaglio il futuro del Consorzio. A rischio pagamenti dei fornitori e stipendi. Ma pare una mossa per lavarsene le mani.

Se un bilancio prevede ricavi, su base annua, di 150 milioni, e ne vengono a mancare 50, si crea un disavanzo pari a quest’ultimo importo. E se i costi sono previsti, per lo stesso periodo, in 150 milioni e non si riducono, ci sarà, a fine anno, una perdita di 50 milioni. La valutazione di un trimestre non ha, sotto questo aspetto, alcun significato. Idem dicasi per lo stato situazione patrimoniale di un’impresa: quando è buona, gli istituti di credito (di norma) sono disponibili ad aprire la borsa. Se però zoppica, non basta dire che era così anche in precedenza: le banche chiudono i rubinetti. Se poi l’impresa è costituita su base associativa, gli associati possono cominciare a pensare di mettere mano al portafoglio per sanare le situazioni deficitarie, a meno che decidano lo scioglimento dell’associazione per vedere se, coi beni patrimoniali, si possa fare fronte al fallimento.

Sono queste alcune considerazioni elementari che vengono spontanee leggendo il curioso comunicato emesso dal direttore del Csi Stefano De Capitani sulla “Situazione economico-finanziaria del Csi e prospettive nel breve termine”, comunicato del quale sfuggono, però, le finalità reali: semplice informazione ai dipendenti (come dichiarato) o sua difesa preventiva in presenza di un quadro di gravissima precarietà?

E già, perché se vuole essere semplice informazione, non può che produrre effetti ambigui, seminando il panico tra il personale dipendente, nei fornitori e in tutti coloro che, in qualche maniera, hanno rapporti con il consorzio. Le parole con le quali chiude il comunicato: “il CDA ha deliberato di chiedere ai Soci precise indicazioni in merito alle decisioni da assumere”, fanno però pensare a un mettere le mani avanti, mossa che consentirà magari di addossare ad altri le colpe dello sfascio nella malaugurata ipotesi dovesse registrarsi, ovviamente.

La nota presenta i dati del primo trimestre 2012: valore della produzione attestato a 38 milioni, di cui 37 da ricavi; costi invariati e leggero incremento della situazione debitoria. Ma per il vertice di Corso Unione Sovietica gli «elementi di preoccupazione sono relativi alle previsioni per il trimestre corrente e per il secondo semestre. Infatti, se da un lato il volume delle attività si prevede costante, mancano alle stime circa 50 milioni di finanziamenti di attività, da parte degli Enti Consorziati. In particolare circa 42 milioni da parte della Regione Piemonte di cui oltre 30 milioni per servizi in continuità e prosecuzione di attività avviate e circa 12 milioni per sviluppi di cui 9 relativi a fondi FAS. A questi si aggiungono circa 6 milioni di sviluppi per Città di Torino e altri Enti Locali». Di questo passo – afferma esplicitamente De Capitani – viene messa a repentaglio l’attività del Csi, al punto da costringerla a erogare servizi senza garanzie di copertura finanziaria oppure a doverli interromperli. Ma non solo, in conseguenza alle previsioni finanziarie e al mancato rinnovo degli affidamenti bancari verrebbero ben presto bloccati i pagamenti dei fornitori e gli stipendi.

Insomma, per De Capitani tutto sta precipitando. Eppure non più tardi di un mese fa lo stesso direttore suonava la gran cassa magnificando gli splendidi risultati. In un comunicato stampa datato 4 maggio, infatti, si declamava: “Volume della Produzione per 163 milioni di Euro, con una crescita del 4% rispetto all’anno precedente, e un utile netto di 551 mila Euro. Sono questi i numeri più significativi del Bilancio 2011 del CSI Piemonte, approvato dall’Assemblea consortile presieduta dall’Assessore allo Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione della Regione Piemonte Massimo Giordano. «I dati di bilancio confermano un ritorno alla crescita» commenta il direttore generale del Csi, Stefano De Capitani. «Per la prima volta dopo cinque esercizi, infatti, i ricavi del Consorzio tornano a salire: un risultato particolarmente significativo se consideriamo la crisi generale del settore e che conferma la capacità ritrovata di dare risposte soddisfacenti ai nostri utenti». Avanti tutta: «Non solo: anche gli investimenti aumentano» precisa De Capitani «attestandosi nel 2011 a 15 milioni di Euro in nuove tecnologie e software. Crescono anche la redditività delle vendite (2,92%) e la redditività del capitale investito (2,56%). Basta così? Neppure per idea: “E per l’esercizio 2012 si prevede un ulteriore passo in avanti, con valore della produzione per 181 milioni di Euro (+11%), a fronte di un utile netto sempre positivo. E continuerà anche il trend positivo degli investimenti, per il rinnovamento delle infrastrutture e delle soluzioni a disposizione degli Enti Consorziati”. Ora, di grazia, cosa è cambiato?

A questo punto occorre un supplemento di riflessione. Nell’ultimo triennio, la governance del Csi è passata attraverso scossoni di ogni tipo: anticipate dimissioni del presidente Francesco Brizio, cessazione del direttore Renzo Rovaris e incarico di capo azienda a De Capitani, nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione (presidente Maria Renata Ranieri), rovinoso scioglimento di quest’ultimo e designazione di un nuovo Consiglio di Amministrazione (presidente Roberto Moriondo, alias iRoby, dal nickname usato nelle sue lunghe navigazioni in Internet). L’attuale organismo, definito provvisorio, anche se in carica, ormai, da nove mesi, è tuttora incompleto, e vede al vertice la direzione regionale che prevalentemente finanzia e controlla il Csi.

Va da sé che, in una baraonda di questo genere la direzione – unico organo stabile – ha assunto, di fatto,  tutte le funzioni di gestione, ordinarie e straordinarie, decidendo accordi e servizi da erogare, ed altre spese talvolta estranee alle finalità dell’Ente. Se ora si fa notare che il quadro economico-finanziario si sta aggravando, si alimenta il dubbio che forse qualche decisione presa autonomamente e senza il filtro di un organo collegiale potrebbe aver accelerato il dissesto. In ogni caso, quando nell’azienda c’è dissesto, chi ha governato dovrebbe trarre le conclusioni. Nelle aziende, spetta ai soci trarre le conseguenze (vedasi il recente caso delle Generali).

[Fonte: Lospiffero.com]

Guarda il video dell’incontro: CSI: prima il perché e poi il come.

CSI Pemonte: Altro che salvaguardia dei posti di lavoro come sostiene Giordano!

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