Regione Piemonte – CSI al capolinea, parte la holding.

Al via la riorganizzazione del Consorzio informatico regionale. Nascerà una super Spa dell’innovazione, con ToPix e Torino Wireless. E alcuni asset verranno privatizzati.

Il Consorzio per il Sistema Informativo piemontese cambia pelle. Dopo 35 anni di vita muta la propria natura consortile per darsi un profilo d’impresa: una trasformazione imposta dalle nuove normative sulle società “in house” e dall’esigenza di rendere maggiormente competitiva ed efficace la sua presenza nel panorama nazionale dell’Ict. Il piano di riorganizzazione prevede la nascita di una holding a totale capitale pubblico ma di diritto privato nella quale far confluire le principali società che operano nel comparto: il Csi, in primis, ma anche ToPix, il consorzio per lo sviluppo della banda larga, e, in prospettiva, la fondazione Torino Wireless. In pratica, una mega agenzia per l’innovazione che assuma la regia e delinei le strategie dell’Ict piemontese e che provveda, dopo un’accorta analisi a “privatizzare tutto il privatizzabile”, ovvero a mettere sul mercato asset appetibili per l’imprenditoria privata.

Le intenzioni dell’amministrazione regionale verranno illustrate oggi nella riunione di maggioranza dall’assessore Massimo Giordano, il quale dovrà riuscire anzitutto a convincere il principale partito della coalizione, parecchio critico sulle modalità e soprattutto sui tempi della revisione dell’assetto societario del Csi, a fare un passo indietro e a ritirare l’emendamento presentato nei giorni scorsi in Commissione Bilancio da Massimiliano Motta per conto di tutto il Pdl .

Da Corso Unione Sovietica, intanto, si continua a discutere sulle interpretazioni del decreto “Cresci Italia” nella parte concernenti le società “in house”. In una nota diffusa via Intranet, Franco Dedè, responsabile delle “Funzioni centrali” e dell’Ufficio legale del consorzio, nonché braccio destro del direttore Stefano De Capitani, afferma che «Le disposizioni introdotte dal Decreto Legge 1/2012 non trovano applicazione agli affidamenti di servizi informatici che il Csi-Piemonte riceve da parte dei propri enti consorziati, in quanto i servizi informatici non rientrano nel novero dei servizi pubblici locali, bensì in quello dei servizi strumentali erogati nei confronti degli enti consorziati. Inoltre il Csi-Piemonte è un Consorzio, istituito con legge regionale, funzionalmente strumentale alle finalità istituzionali degli enti consorziati. In quanto tale, esso svolge le proprie funzioni nei confronti degli enti stessi e non dei cittadini come avviene invece nel caso dei servizi pubblici locali». Insomma, il “gioco” con il quale Csi (ed altri) si sottraggono all’applicazione della legge attuale sugli affidamenti diretti e delle ulteriori restrizioni del decreto è dichiarare i propri servizi non come “servizi pubblici di rilevanza economica” ma come “servizi strumentali”. Il problema è che in giurisprudenza non esiste una definizione di “servizio pubblico strumentale”, giacché tutti i servizi sono divisi solo in due categorie: “di rilevanza economica” e “non di rilevanza economica”, come è accertabile dalla lettura di in testo di un illustre amministrativista, Massimiliano Lombardo, professore alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione locale, che chiarisce bene la faccenda: quasi tutti i servizi di Csi sono “servizi pubblici di rilevanza economica”.

[Fonte: Lospiffero.com]

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