Regione Piemonte – Sanità: Riforma copiata dalla Toscana!

L’ultima versione del piano di Cota e Monferino ricalca il modello della Regione “rossa”. Un trasformismo gattopardesco per incassare il consenso dell’opposizione. Funzionerà?

Avrebbe dovuto essere una riforma “epocale”, niente di meno. In verità, a compulsare l’ultima versione, uscita dalle forche caudine dell’estenuante trattativa tra giunta e opposizione, sembra che del piano sanitario originario non resti quasi nulla. Non certo l’idea forte, la separazione degli ospedali dal territorio, concepita per superare uno dei principali ostacoli di ogni cambiamento: le resistenze localistiche di un territorio frammentato in un migliaio di campanili, ognuno con il proprio potere di veto. Anzi, a una attenta lettura il nuovo testo, corredato da slide esplicative, ricorda molto da vicino il modello introdotto dalla Regione Toscana. A partire dalla nascita delle sei “federazioni sanitarie”, strutture che dovrebbero raggruppare più Asl e Aso, la cui natura e ambiti d’azione è ancora da definire compiutamente (sebbene, a naso, paiono la riproposizione dei famosi quadranti già sperimentati anni fa in Piemonte, con ben miseri risultati).

In Toscana si chiamano Estav (Enti per i Servizi Tecnico-Amministrativi di area vasta) e sovrintendono all’approvvigionamento di beni e servizi, alla gestione dei magazzini e della logistica, al patrimonio, all’organizzazione e realizzazione delle attività di formazione. Hanno totale competenza sul personale, dal reclutamento al trattamento economico. Funzioni che l’assessore Paolo Monferino ha assegnato alle sue “federazioni”. A dirla tutta nella variante piemontese vengono aggiunte le funzioni di natura sanitaria e degli affari legali, ovvero la programmazione delle reti ospedaliere e territoriali e la gestione degli accordi contrattuali con i presidi e gli erogatori privati accreditati. La struttura organizzativa di queste future sei holding se dovesse ripercorrere la traccia toscana sarà articolata con un direttore generale, un consiglio direttivo e un collegio sindacale. Nelle Estav la direzione aziendale è composta dal direttore generale, che la presiede, dal direttore amministrativo, dal responsabile dello staff della direzione generale, dai responsabili dei dipartimenti. Non proprio una premessa di risparmio, insomma. Di più, giacché in  Piemonte è previsto l’inserimento delle funzioni sanitarie nelle “Funzioni federate”, ciò determinerebbe la necessità di integrare il management di almeno un direttore sanitario possibilmente di ampia esperienza sugli aspetti organizzativi sanitari, dovendo, come ricordato, effettuare la programmazione della rete ospedaliera, della rete dei servizi territoriali, dell’area dell’integrazione socio-sanitaria.

«Un problema assolutamente da chiarire – spiega un tecnico di lunga esperienza nel settore – è rappresentato dalla definizione di terzietà della funzione federata rispetto alle Aziende Sanitarie ospedaliere e territoriali, inserite nella federazione, ossia definire se la federazione e, quindi, il suo direttore generale è gerarchicamente superiore alle direzioni aziendali o è invece espressione di una funzione di coordinamento. In quest’ultimo caso sarebbe difficile gestire le funzioni previste con efficacia ed efficienza e tornerebbero i quadranti».

Al di là della valutazione politica – una Regione governata dal centrodestra che scopiazza il piano di una Regione tradizionalmente rossa – restano molti e seri dubbi sulla reale validità del modello, a partire dalla diversa conformazione e omogeneità dei rispettivi territori. Solo a titolo di esempio. Quale sarà il rapporto tra le federazioni e Scr (visto che sono destinate ad acquisti annuali, pluriennali ed approvvigionamento di beni e servizi)? Il personale assegnato farà parte di un’unica nuova azienda (la federazione) e quindi con rapporto di lavoro diverso dall’attuale, che potrebbe amplificare le sedi di lavoro e definire criticità con le organizzazioni sindacali? Quali saranno le funzioni che rimarranno in capo alle aziende sanitarie (manca un elenco sistematico)? Il bilancio delle aziende sanitarie locali resta assegnato alle stesse? In tal caso, come si pensa di fare efficienza e soprattutto con quali criteri saranno assegnate le risorse economiche? L’annosa questione del rapporto con gli enti locali a quale livello verrà svolto: aziendale, federativo, assessorile?

«La sensazione – riferisce la nostra gola profonda – è che sarà una riforma gattopardesca. Si solleverà un gran polverone, rinominando strutture, spostando qua e là competenze, ma che alla fine nulla cambierà nella gestione del sistema sanitario piemontese».

Il comunicato ufficiale della Regione Piemonte con altri approfondimenti!

Altri approfondimenti nella sezione sanità.

[Fonte:Lospiffero.com]

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