Regione Piemonte – “Nuova Sanità entro due mesi”!

Cota apre all’opposizione, possibili larghe intese sulla
riforma. Il Pd: si entri nel merito.

La riforma del sistema sanitario piemontese dovrebbe diventare realtà alla fine di febbraio. In sessanta giorni la giunta Cota e le opposizioni di centrosinistra, Partito Democratico in primis, trasformeranno in norme, regole, numeri e alla fine in legge l’accordo politico raggiunto nell’ultima seduta della quarta commissione.

Lì sono stati definiti i confini di una riforma di sistema che nasce dalla volontà di maggioranza e opposizione di costruire «un progetto di larghe intese» che parte «dall’idea di lavorare sulle questioni che ci accomunano abbandonando ciò che poteva dividere», ha spiegato nel corso di una conferenza stampa l’assessore alla Sanità, Paolo Monferino. A pesare sul cambio di passo, l’apertura di Cota – «Ho avuto dal governatore il mandato di trovare larghe intese in Commissione», ha detto Monferino – e la disponibilità al confronto da parte della minoranza. Tre i pilastri del compromesso che dovranno essere definiti nei dettagli: messa in rete degli ospedali; centralizzazione di tutte le attività di supporto (acquisti, logistica, sistemi), fine della controversa separazione tra ospedali e territorio.

Nuova architettura
L’assessore ha spiegato che per la giunta Cota resta imprescindibile la messa in rete e l’integrazione degli ospedali così come la loro gerarchizzazione per funzioni. Il motivo? «Si tratta di elementi prioritari per razionalizzare il sistema sanitario liberando risorse importanti per il territorio e l’assistenza domiciliare». Il Pd apre su questi punti ma ribadisce la necessità di superare la separazione tra servizi ospedalieri e servizi territoriali su cui era stato incardinato il piano sanitario originale: verrebbe meno la continuità assistenziale e, almeno nei primi anni, si impennerebbero i costi. L’assessorato si è impegnato a elaborare una proposta di architettura del sistema sanitario che, evitando quella separazione, permetta di ottenere comunque gli obiettivi della giunta Cota. Spiega Monferino: «La maggioranza ha abbandonato la tempistica inizialmente prevista mentre l’opposizione ha garantito l’impegno di lavorare velocemente ad un disegno alternativo condividendo e appoggiando i capisaldi da cui prende spunto la nostra proposta di riforma».

Gli ospedali in rete
Il fatto che «ciascuna forza ha avuto il coraggio di fare qualche passo in direzione dell’altra per il bene comune» ha permesso a Monferino e ai suoi tecnici di mettere in campo due ipotesi di lavoro su cui aprire un confronto con le opposizioni. La prima: portare all’interno delle sei reti ospedaliere anche le attività territoriali delle stesse aree geografiche. La seconda: creare una o più holding che raccolgano due-tre o più aziende sanitarie (territoriali ed ospedaliere) in grado di organizzare tutti i servizi e le funzioni di supporto includendo tra queste anche la programmazione sanitaria dei due ambiti. Il Pd boccia la prima opzione, l’integrazione si tradurrebbe in aree territoriali troppo ampie, accetta di confrontarsi sulla seconda e ne lancia una terza: invece di creare nuove holding, meglio affidare la gestione dei servizi e delle funzioni di supporto a una delle Asl, a nome e per conto di tutte le altre.

Ruolo dei sindaci
Secondo Monferino i timori sulla riduzione dell’autonomia dei sindaci, dalla programmazione alla valutazione dei direttori generali delle Asl, è frutto di un equivoco: il loro ruolo non sarà compromesso dall’impianto della riforma. Il Pd ribadisce la necessità di coinvolgere gli amministratori con funzione propositiva, rendendoli protagonisti del piano.

Il futuro dei Consorzi
L’abolizione dei Consorzi socio-assistenziali è prevista dalla legge nazionale, che però apre la strada a convenzioni e unioni tra Comuni. Su queste soluzioni, diverse a seconda delle esigenze dei territori, la giunta non ha preferenze e attende di ricevere proposte. Il Pd punta a semplificare e rafforzare il sistema, diminuendo il numero dei soggetti interessati e ridisegnando gli ambiti territoriali: salvo deroghe motivate da casi particolari, questi ultimi dovranno coincidere con i distretti sanitari.

I tempi
L’apertura al dialogo, da entrambe le parti, presuppone un confronto sul merito e quindi archivia la data del 31 dicembre come termine ultimo per approvare la riforma e per la nomina dei nuovi direttori delle Asl. Gli attuali commissari saranno prorogati rinviando così la scelta dei nuovi manager all’approvazione della riforma. «Questo non significa un rinvio sine die, non possiamo permettercelo – ha spiegato Monferino -. ma possiamo prenderci un paio di mesi. Alla luce del nuovo clima, è un investimento che vale la pena di fare».

alessandro mondo, maurizio tropeano – La Stampa, 24 dicembre 2011

Qui il nuovo Piano Socio Sanitario del Piemonte!

Altri approfondimenti nella sezione Sanità.

[Fonte: Lastampa.it]

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