Regione Piemonte – Sanità: 118, ora è vera emergenza!

Faide tra dirigenti e ingerenze politiche rischiano di affossare un servizio d’eccellenza. E a colpi di piani di rientro e trasferimenti si ridisegna l’intero comparto. Tra il malessere degli operatori.

Nel convulso tramestio che attraversa la Sanità piemontese, in attesa di un Piano regionale che ne muterà radicalmente il profilo e l’organizzazione,  il settore dell’emergenza rischia di pagare il prezzo più alto delle lotte di potere che si stanno consumando nei corridoi della politica piemontese. L’attuale situazione di incertezza ha radici lontane, nell’autunno 2010, quando il fondatore del servizio Francesco Enrichens, nella sua nuova veste di uomo Agenas (l’agenzia nazionale di raccordo tra Ministero e Regioni), nella più assoluta riservatezza, ha commissionato uno studio sul riordino del sistema a Danilo Bono, al tempo suo braccio operativo e “padre padrone” del 118 in Piemonte. Bono e i suoi fedelissimi – il caposala Valter Occelli e l’amministrativa  Maria Luisa Bianco – in ritiro nella sede di Cuneo, elaborano il progetto: si tratta di una riorganizzazione in quattro centrali operative,  con la costituzione di una Azienda Unica Regionale del 118 (magari con un in tasca un paio di nomi sulla terna di comando) e qualche testa tagliata (tre primari in meno, quelli meno allineati e scomodi) ed un nuovo primariato (elisoccorso).

Che lavoro precisamente svolga il dottor Enrichens pare essere un mezzo mistero. La consigliera regionale Eleonora Artesio (FdS) ha cercato di saperne di più interrogando il vertice di CTO-Molinette per capire come un direttore di dipartimento chirurgico di una delle più grandi aziende sanitarie del Piemonte possa dedicare il suo tempo a mille altre cose, mentre la casistica degli interventi nel reparto a lui affidato presenterebbe non pochi problemi. E di certo l’intreccio professionale e sentimentale con la vicedirettrice dell’assessorato Daniela Nizza non contribuire a sgombrare il campo da illazioni e maldicenze.

Fatto sta che in nome del  “piano di rientro economico” la riorganizzazione del servizio sta passando senza colpo ferire, utilizzando la via amministrativa per imporre il ridisegno dell’intero servizio. E in tal senso è emblematico che nel Piano Socio-sanitario non vi sia neppure una riga sul 118. In questo quadro di grande confusione, sale improvvisamente alla ribalta un personaggio fino a ieri nell’ombra: Mario Raviolo, assistente di chirurgia di Enrichens, che viene, ad un certo punto, trasferito alla centrale operativa di Torino con un ruolo di secondo ordine. Approfondendo le parentele si scopre che è genero di un pezzo grosso del sistema bancario cuneese. Magari aiuta, soprattutto se, in corrispondenza delle Olimpiadi del 2006,  la Fondazione CR di Cuneo sponsorizza con grande generosità il sistema 118 Regionale (comprando mezzi e carrelli). Magari è un caso ma il dottor Raviolo comincia a far carriera tanto che ottiene ben presto un primariato di maxiemergenza a Cuneo, al cui concorso è praticamente l’unico partecipante. In quella veste ha abbozzato una raccolta di procedure che, criticate pubblicamente da molti operatori del 118 e dall’associazione italiana di medicina delle catastrofi, a tutt’oggi non sono operative.  Per i risultati non proprio brillanti ed i contrasti creatisi nel contempo con Bono sembrava ormai scontato che la sua fosse una delle teste a saltare con l’attuazione del progetto Bono-Enrichens.

A sorpresa, invece, lo scenario cambia improvvisamente e nell’arco di due mesi Raviolo diventa direttore “a scavalco” su due primariati (percependo anche una doppia indennità), referente per la Regione Piemonte su tutti i tavoli tecnici di coordinamento Stato Regione e, si dice nei corridoi, futuro candidato alla direzione del Dipartimento Interaziendale del 118. Parallelamente  la Nizza viene consolida nella sua posizione di vicedirettore generale regionale (che sembrava in dubbio dopo la nomina del successore di Paolo Monferino) ed il  dottor Enrichens viene confermato uomo Agenas in Piemonte, Calabria e Sardegna con relative consulenza oltre ad uno stipendio da direttore di dipartimento.

A questo punto, con l’ascesa di Raviolo – parecchio sponsorizzato dall’ex sottosegretario pidiellino Guido Crosetto – inizia il regolamento di conti all’interno del 118. A cadere in disgrazia è immediatamente il caposala Occelli, veterano del servizio, trasferito ad altra funzione proprio su indicazione di Raviolo. Il secondo della lista è Bono destinato perdere la direzione del dipartimento e ad essere mantenuto in un ruolo di direttore facenti funzione con uno strano spostamento della centrale operativa di Torino al San Luigi di Orbassano. Viene dato il benservito, con un nuovo equilibrismo amministrativo, ad altri quattro direttori del 118 regionale (per alcuni di loro la fine era già prevista nel progetto Bono-Enrichens) e spariscono due primariati vacanti. E l’efficienza auspica e promessa? E il risparmio che la riorganizzazione dovrebbe assicurare? Mentre la prima è ancora tutta da dimostrare, le stime dei sindacati parlano addirittura di un incremento dei costi di qualche milione di euro. Ne riparleremo.

Qui il nuovo Piano Socio Sanitario del Piemonte!

[Fonte: Lospiffero.com]

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