Regione Piemonte – Sanità: Gli esuberi nella sanità piemontese e l’esuberanza di Roberto Cota !

Da Nuovasocietà.it di Eleonora Artesio.

La scorsa settimana gli organi di informazioni hanno riportato le dichiarazioni – parzialmente smentite – in ordine ai presunti esuberi nel sistema sanitario regionale.

Un tentativo di ricostruzione: il Presidente Cota nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali sulle stabilizzazioni di personale regionale avrebbe dichiarato che la Regione Piemonte dovrà occuparsi di ricollocare circa 18mila unità, in parte (piccola) proveniente dallo scioglimento di altri livelli istituzionali come le comunità montane, in parte (circa 14.800, avrebbe detto Cota) sarebbero esuberi della sanità piemontese.

Alle reazioni seguite il Presidente ha negato di aver “dato numeri”; in proposito si rinviano gli eventuali interessati all’intervento di Cota nella trasmissione Piazza Pulita del 06/10/2011 (http://www.youtube.com/watch?v=wdf8Sts7j4w)

Vero è che il “poniamo” (detto in tv) del discorso del Presidente appare dubitativo, ma la ripetizione delle stesse cifre, sentita da due organizzazioni sindacali su tre e soprattutto una esplicita dichiarazione al Corriere di Novara del 27/10/2011 (“C’è stata una politica dissennata delle assunzioni., in base a logiche diverse rispetto a quello delle necessità. Risultato: abbiamo 58mila dipendenti, 18mila in più di quanti ne servono. Abbiamo un esubero di amministrativi e non possiamo assumere infermieri”), restituisce abbastanza attendibilmente la convinzione di Cota sulla questione: tre indizi fanno una prova.

Al di là della cattiva abitudine di dichiarare e smentire, la sostanza merita un approfondimento anche alla luce del comunicato emanato dall’assessore alla Sanità :”Non è appropriato che su un totale di 58mila dipendenti circa il 30% sia personale non sanitario”.

Se consideriamo la rilevazione del personale che l’amministrazione regionale svolse nel 2007 per applicare le procedure di stabilizzazione in sanità contemplate dalla finanziaria Prodi, il personale inquadrato nella dirigenza del ruolo amministrativo era di 269 unità e quello inquadrato nel ruolo amministrativo del comparto di 7.693 su un totale di personale dipendente di 56.592, ovvero circa il 14%. Ben lontano dal 30%, seppure di qualche unità percentuale superiore alla media nazionale: si badi bene che si trattava di personale in servizio, evidentemente non assunto dall’amministrazione Bresso, nonostante le continue accuse di Cota sulle assunzioni del passato. Tra i titolari dei requisiti per le stabilizzazioni vi erano pochi “amministrativi”: 269 persone nel comparto e 7 nella dirigenza su un totale di 2.218 dipendenti precari. Mentre il comparto sanitario e il comparto tecnico Oss sommavano a 458 e la dirigenza sanitaria (denominazione del profilo medico) a 304.
Come si spiega quindi una forbice così rilevante tra la statistica ufficiale e le dichiarazioni dell’attuale amministrazione? Una interpretazione si può ritrovare nel piano di rientro al capitolo “Il personale”, dove si dà atto che la consistenza organica dell’aziende sanitarie piemontesi è paragonabile a quella delle regioni benchmark (Veneto e Emilia Romagna), ma si dettaglia una differenza in eccesso di personale medico e di personale amministrativo di comparto. L’analisi delle tabelle offre una prima spiegazione sui criteri utilizzati dalla Regione dove l’inquadramento del personale non viene più definito in base ai profili, ma su macro aggregazioni: medici, dirigenti non medici, personale non dirigente, altro personale, facendo discendere da questa macro aggregazione coloro che necessitano di sostituzione e coloro che non necessitano.

Su queste macro aggregazioni gli unici dati che legittimano una dichiarazione quale quella del 30% di personale non sanitario derivano dall’assimilazione tra ruolo amministrativo e ruolo tecnico, la cui somma fa all’incirca 18mila unità, ovvero circa il 30%. Vale per entrambi i profili un ragionamento generale: quale è per l’attuale amministrazione il rapporto ideale per garantire ancora che il complesso governo del sistema sanitario si fondi sulla cultura amministrativa interna?

Nello specifico il ruolo tecnico è composto da personale oss, quindi pienamente adibito all’assistenza alle persone ancorché non riconosciuto nel profilo sanitario, nonché una serie di altri profili addetti ai servizi generali.

Il giudizio di inappropriatezza rilasciato dall’Assessore lascia intendere la possibilità per l’amministrazione di “liberarsi” (infatti parlano di esuberi) di queste competenze potendo, si presume, o sostituirle attraverso affidamenti esterni o rinunciarvi. Questo approccio denota una diversa politica che già traspare nel piano socio-sanitario appena adottato dalla Giunta e in consultazione: il fatto che si riferisca di project financing (quindi progettazioni non interne all’ente), di gestione centralizzata dei magazzini (quindi di esternalizzazione dei servizi generali), di gestione diseconomica nella conduzione diretta da parte delle Asl di strutture socio-sanitarie come le Rsa, chiarisce che quella sarà la politica, giustificata dalla presunzione di eccesso di personale.

E’ significativo che anche il sindacato (quello che non aveva sentito) metta le mani avanti invitando la Giunta a internalizzare le funzioni. Ci sono però, almeno così appare dalle cronache dei giornali, estimatori di questo nuovo corso. All’appuntamento di Federsolidarietà il Presidente Cota ha spiegato che il pubblico impiego (usato come ammortizzatore sociale, così come aveva ripetutamente dichiarato) sarebbe la causa del basso trattamento economico riservato ai dipendenti delle cooperative: ovvero il “privilegio” delle assunzioni pubbliche danneggerebbe la dignità del lavoro e del salario nelle imprese sociali.

Cota non sa o finge di non sapere che le procedure di affidamento dei servizi adottate dai suoi commissari/direttori generali avvengono senza alcuna garanzia di continuità occupazionale e di trattamento economico per i vincitori delle gare: il recentissimo caso dell’affidamento dei servizi di pulizia, sorveglianza e ristorazione presso il Maria Bricca e Carlo Alberto di Torino effettuato dalla Asl To1-2, senza obbligo per il mantenimento del posto di lavoro nel passaggio dalla vecchia alla nuova gestione, è l’ultimo esempio di come la sanità intenda oggi i rapporti con il terzo settore. E’ da questo stile degli appalti che dipende la precarietà dei dipendenti delle cooperative, non certo a causa dei dipendenti pubblici delle Asl. Governare creando le contraddizioni tra la gente è una vecchia ricetta delle peggiori politiche.
Non sembra il segno del mondo che cambia, tanto ricordato dal Presidente Cota.

[Fonte: Nuovasocietà.it]

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