Comune di Torino: Privatizzazioni, SEL pronta a rompere.

Lettera a Fassino per chiedere maggiore coinvolgimento sulla costituzione della holding comunale. Tensione altissima anche nel Pd dopo la fusione tra Gtt e Torino Metano.

Per il sindaco Piero Fassino è la la prima vera grana, il banco di prova per verificare la tenuta della sua maggioranza. Attorno alla creazione della holding comunale delle partecipate (in cui dovrebbero confluire Gtt, Amiat e Trm) tutti giocano un pezzo importante della propria credibilità politica: il sindaco, la coalizione di centrosinistra e, last but not least, Sel, il partito vendoliano, sempre più stretto nei panni istituzionali e sensibile ai richiami del “popolo referendario”.

Ieri sera il gruppo del partito democratico si è riunito per chiarire i termini dell’operazione e analizzarne le criticità: nessun esponente della giunta vi ha preso parte (era attesa la presenza del vicesindaco), come disposto dal capogruppo Stefano Lo Russo: una scelta per evitare altre tensioni, viste le fibrillazioni interne al gruppo e al partito dopo la votazione della delibera sull’incorporamento di Torino Metano all’interno di Gtt. Nel dibattito in Sala Rossa l’area malpancista ha trovato in Guido Alunno il suo principale interprete, che dopo un duro intervento si è poi astenuto al momento del voto sul provvedimento (così come ha fatto l’altro garigliano Marco Muzzarelli).

Un’ora prima, i consiglieri vendoliani Michele Curto e Marco Grimaldi hanno distribuito una lettera aperta indirizzata al sindaco e a tutti i colleghi dell’assemblea, in cui chiedono maggiore collegialità nelle scelte legate al riordino dei servizi pubblici locali. «Auspicavamo che questo dibattito politico avvenisse prima della presentazione della delibera, ma siamo altrettanto convinti che si possa e si debba recuperare il tempo perduto» si legge nel documento. E ancora: «Non ci risultano chiare le premesse economico finanziarie che hanno determinato un percorso rispetto ad un altro, né quindi quali siano le alternative, né tantomeno se siano chiari a questa amministrazione gli esiti finali. Pertanto riterremmo urgente la convocazione di una riunione della maggioranza consiliare allargata alla giunta ed eventualmente alle forze politiche della coalizione». Se non è una rottura, si tratta certamente di un avvertimento neanche troppo velato. La posta in palio è alta, altissima e nessuno ci sta a essere messo in un angolo.

Si ripropongono, così, anche nella giunta Fassino le tensioni che hanno caratterizzato i rapporti dei suoi predecessori con le formazioni della sinistra. A partire da Valentino Castellani, che nel 1999 cacciò dalla giunta Stefano Alberione, l’assessore squatter. Esattamente dieci anni dopo, ancora una volta a maggio, è il suo successore Sergio Chiamparino a ritirare le deleghe a un altro assessore rosso, Luigi Saragnese, in seguito al voto contrario dei consiglieri di Rifondazione sulla fusione tra Iride e Enia. Per non parlare delle tensioni con il presidente del Consiglio Giuseppe Castronovo, reo di aver incontrato alcuni militanti dell’associazione Pro Palestine, dopo una manifestazione in cui vennero bruciate delle bandiere israeliane. In quell’occasione il tentativo di siluramento fallì.

A questo punto la patata bollente è nelle mani di Fassino che dovrà ricorrere a tutte le sue capacità di mediazione per evitare che prevalgano fino a deflagrare le tentazioni radicali di Sel, i cui stessi equilibri sono tutti da verificare visto l’atteggiamento comunque “istituzionale” che anima Grimaldi, rispetto a quello “movimentista” di Curto. E in questo contesto si inserisce anche la competizione congressuale all’interno del partito di Nichi Vendola: la mozione favorita, almeno sulla carta, è quella che fa capo a Curto e alla consigliera regionale Monica Cerutti, un documento nel quale emerge con nettezza la contrarietà alla Tav. Come potrebbe essere compatibile questa posizione – dovesse rivelarsi maggioritaria – con la permanenza di Sel in maggioranza? La partita è più aperta che mai.

[Fonte: Lospiffero.com]

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