Regione Piemonte: Precari, il Pdl chiude la porta!

Si complica (e forse sfuma) la stabilizzazione dei 209 dipendenti regionali in scadenza di contratto. Per i berluscones non è opportuno dilatare gli organici che, anzi, andrebbero sfoltiti.

Martedì scorso il portone di Palazzo Lascaris, dove si erano recati per protestare, si è chiuso davanti ai loro nasi, presto potrebbero trovarsi definitivamente sbarrate tutte le porte d’ingresso della Regione. Si fa nero il futuro dei 209 precari, il cui destino è legato all’approvazione di una legge  che consenta la loro stabilizzazione. Ma proprio sulla legittimità di questo provvedimento si è aperto nella maggioranza un duro scontro tra la Lega, favorevole a uno “strappo” pur di sanare la situazione, e il Pdl, contrario ad allargare le maglie e di conseguenza i costi. Dopo lo stop registrato la settimana scorsa in commissione, ufficialmente per “approfondimenti tecnici”, i consiglieri pidiellini hanno investito il capogruppo Luca Pedrale di un preciso mandato: ridiscutere i termini del disegno di legge 158 proposto dall’assessore Giovanna Quaglia, con l’inequivocabile obiettivo di opporsi a ogni forzatura interpretativa. Una posizione assunta all’unanimità nel corso dell’ultima riunione del gruppo in via San Francesco d’Assisi: il ddl attualmente in discussione ha come principale finalità quella di ridurre la dotazione organica – e quindi la spesa –  dell’ente, pertanto non si capisce come si possa autorizzare un’ulteriore infornata di dipendenti.

Il Carroccio, pur con qualche distinguo, sembra schierata a difesa non tanto (o non solo) delle ragioni dei precari, quanto degli impegni a suo tempo assunti dal governatore Roberto Cota che, forse un po’ incautamente, ha assicurato l’impegno della giunta «a tutela del futuro da 1.200 euro al mese di ogni lavoratore precario». Diversa la tesi del Pdl: questa è l’occasione per razionalizzare davvero l’organizzazione della Regione, soprattutto in vista dell’imminente soppressione dei consorzi, e a breve forse anche delle Comunità montane. In quella prospettiva gli enti pubblici piemontesi dovranno affrontare la questione opposta: ovvero inserire nel proprio organico i dipendenti pubblici assunti in enti eliminati. Questo significa che a breve la Regione si dovrà occupare dell’inserimento nel proprio organico di quasi mille dipendenti in più (500 sono presenti solo nelle comunità montane), trovandosi in sovra-organico e non sotto-organico.

Spiega Gian Luca Vignale: «Il problema che si pone è relativo a quei 209 tempi determinati assunti nel 2008 e il cui contratto è oggi in scadenza. Di questi 22, grazie alla Finanziaria Prodi del 2007, potrebbero avviare un processo di stabilizzazione, per gli altri 187 non esiste alcuna norma nazionale né regionale per il rinnovo del contratto di lavoro. Il problema è che ad oggi l’ente regionale deve impegnarsi, come giustamente riportate al comma 2 dell’art.1, in un’opera di riduzione delle spese e l’ulteriore assunzione di personale con un costo complessivo annuo stimato tra gli 8 e i 10 milioni di euro è un lusso che la Regione oggi non può permettersi».

[Fonte: Lospiffero.com]

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