Regione Piemonte – Monito di Caselli alla politica: “Ora non si chiuda a riccio”.

Dopo l’operazione contro la ‘ndrangheta il Procuratore capo di Torino esorta tutti a non abbassare la guardia. Il gip Salerno denuncia: “Solo da Maroni parole di apprezzamento”.

“La politica non si chiuda a riccio, ma resti al fianco della magistratura, rispettandone l’indipendenza”. Non usa mezzi termini il Procuratore capo di Torino, Gianfranco Caselli, che ieri, durante un incontro organizzato dall’associazione Benevenuti in Italia alla torinese Fabbrica delle E, ha espresso tutto il suo rancore nei confronti di una “delegittimazione continua”. Il giudice non si è addentrato nei meandri dell’operazione Minotauro, che la scorsa settimana ha portato all’arresto di oltre 140 persone, puntando ancora una volta i riflettori sui legami tra ‘ndrangheta, istituzioni e colletti bianchi nel Torinese. Ancora una volta. Perché la mafia – e in particolare quella calabrese – non è approdata recentemente a Torino. Frequenta la città della Fiat almeno dai primi anni Ottanta, si è estesa nel canavesano e nella Val Susa. Ha messo radici addirittura a Bardonecchia, primo comune del Nord, sciolto per infiltrazioni mafiose e continua a mantenere – come emerso recentemente – relazioni stabili con entrambi i fronti del mondo politico. 

Prima di Caselli il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Salerno, intervenuto alla serata per illustrare come nasce un’inchiesta e in particolare come si è sviluppata quella torinese, aveva mostrato tutto il suo disappunto nei confronti del distacco avvertito dal mondo politico, in seguito all’operazione messa a segno da magistrati e forze dell’ordine: “Solo il ministro Maroni si è congratulato per il nostro operato”. Proprio il rapporto tra magistratura e politica rappresenta il punto focale della dissertazione di Caselli: “Chi combatte la malavita merita maggiore considerazione e rispetto. Se i partiti credono davvero nel ruolo della politica nella lotta alla criminalità organizzata devono in primis ripulirsi al loro interno, invece avverto una tendenza ad autoassolversi in perpetuo”. Il magistrato rivendica la necessità di indipendenza dell’istituto che rappresenta “I giudici non possono essere governati dal potere, non può spettare a un ministro la decisione di far proseguire o meno delle indagini”. Infine, riferendosi all’operazione Minotauro avverte i media: “E’ necessario tenere i riflettori accesi per impedire alla ‘ndrangheta di riorganizzarsi e inabissarsi nuovamente” e i governanti: “La guerra alla criminalità non è solo repressione, ma anche proposta di nuovi modelli”.

[Fonte: Lospiffero.com]

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