Regione Piemonte – ‘Ndrangheta, gli incontri al buio della Porchietto.

L’assessore regionale pidiellino sostiene che in campagna elettorale è facile incappare in qualche brutto incontro. Verosimile, anche se il rendez-vous avuto con gli uomini della ‘ndrangheta era parecchio ristretto. Ora spunta Morena, condannato nell’ambito di una inchiesta sul riciclaggio del denaro della mafia calabrese.

Il suo nome compare a partire dalla pagina 1694 della richiesta d’arresto firmata dai magistrati di Torino e depositata agli atti dell’inchiesta Minotauro, una citazione meritevole addirittura dell’intitolazione di un capitolo della voluminosa documentazione, per l’esattezza l’11.4 : “La vicenda Porchietto”. L’episodio che riguarda l’attuale assessore regionale al Lavoro della giunta Cota Claudia Porchietto viene definito dagli inquirenti «Altamente rappresentativo dell’influenza che la ‘ndrangheta assume nella vita democratica (e in particolare del legame esistente con esponenti politici)». Le carte si riferiscono alla campagna elettorale provinciali del 2009, consultazione in cui la Porchietto è candidata alla presidenza della Provincia di Torino: in tale contesto, «a partire dal 17 maggio 2009, vengono registrate una serie di conversazioni dalle quali si comprendeva che Luca Catalano, nipote di Giuseppe Catalano, stava organizzando un incontro tra “una donna” e lo stesso Catalano Giuseppe, al quale doveva assolutamente partecipare anche Francesco D’Onofrio». Dalle indagini della polizia giudiziaria sappiamo che Giuseppe Catalano è un alto “esponente provinciale della ‘ndrangheta a Torino”, il nipote Luca è all’epoca consigliere comunale del Pdl a Orbassano mentre D’Onofrio è ritenuto uno dei vertici del crimine in Piemonte. Inquietante.

Proseguiamo però la lettura della ricostruzione fatta dai magistrati:  «Dopo le prime telefonate, in data 22.05.09 alle ore 10.58, Luca Catalano chiama Giuseppe Catalano confermando che “lei” passerà per conoscere quest’ultimo e Franco D’Onofrio. L’incontro si svolge effettivamente il 23.5.2009 dalle ore 13.54 alle ore 14.01 presso il Bar Italia di Catalano sito di Torino, via Veglia n. 59, come documentato dal servizio di videosorveglianza installato nei pressi del predetto esercizio pubblico. I partecipanti vengono identificati in Giuseppe Catalano, Franco D’Onofrio, Luca Catalano e Claudia Porchietto (candidata del partito PDL alla presidenza della Provincia di Torino). Quest’ultima viene osservata arrivare alle ore 13.54 a bordo di un’automobile Fiat Brava di colore blu, condotta da Luca Catalano”.

Viene captato il dialogo intercorso, sulla soglia del bar, tra Giuseppe Catalano e la Porchietto. A pagina 1696 si riporta uno stralcio dell’intercettazione, si tratta di una conversazione sincopata, nulla di rilevante. Eccola:

Catalano: Luca!

Donna: Buongiorno…

Catalano: Buongiorno…

Donna: Buongiorno… piacere Porchietto… buongiorno…

Catalano: piacere Porchietto… le belle donne si fanno attendere…eh..

Donna: no, e che guardi…

Catalano: eh… (ride)

Donna: stiamo girando da stamattina…

Catalano: sì…

Donna: … ero all’Ospedale di Venaria con il direttore sanitario e non potevo fermarmi dieci minuti…

Catalano: Luca… vuoi pranzare qualcosa…

Donna: no io… prendiamo…

Luca: un crodino veloce…

Donna: devo essere due e mezza… di nuovo in piazza San Carlo… (incomprensibile) …è un macello… come si suol dire…

Al termine del rendez-vous lo zio Giuseppe parla con il nipote Luca (qui ritratto con Michele Coppola, che ha sostenuto in campagna elettorale). Nel colloquio, intercettato, «vengono affrontati temi riconducibili alle prossime elezioni e all’implicazione nella vicenda della citata candidata, appena incontrata». Questo è il riassunto fatto dagli investigatori, contenuto nella richiesta d’arresto: «Giuseppe Catalano chiede se possono votare anche loro che sono residenti a Volvera; Catalano Luca risponde affermativamente dal momento che si tratta delle elezioni provinciali. Catalano Giuseppe afferma che vorrebbe sentire “Claudia” e chiede all’interlocutore di fissare un nuovo incontro con lei; Catalano Luca risponde che la donna ha l’agenda piena di impegni e che in quel momento è impegnata con l’onorevole Umberto Bossi a Torino. Catalano replica che “è interesse della donna e non suo partecipare ad un nuovo incontro”, aggiungendo che lui oggi avrebbe potuto far venire più di quaranta persone. Catalano Luca cerca di spiegare che gli impegni della donna sono molteplici e che a causa di essi avevano trascorso la mattinata a Nichelino, ma Catalano Giuseppe lo interrompe dicendo che la tappa di Nichelino era stata inutile, in quanto “a Nichelino conosce tutti Franco” (ovvero Franco D’Onofrio)».

A pagina 1697 la magistratura tira le prime conclusioni: «È evidente che l’incontro narrato e i commenti al medesimo dimostrano la capacità della ‘ndrangheta di influenzare la vita istituzionale del paese, andando a incidere fortemente nelle attività e nelle rappresentanze politiche locali».

La Porchietto, minacciando querela accusa di “sciacallaggio mediatico” Lo Spiffero Il Fattoquotidiano per aver riportato la vicenda, peraltro sottolineando correttamente la sua posizione nell’ambito dell’indagine, ovvero di persona non indagata. Nel comunicato diramato sostiene che «È impossibile per qualsiasi candidato conoscere chi incontrerà e soprattutto sapere se taluna di queste persone è soggetta ad indagine». Prendiamo che la signora Porchietto si è fatta scarrozzare da sconosciuti in campagna elettorale e che non si è informata dell’identità degli interlocutori incontrati non in una pubblica manifestazione ma in un appuntamento riservato, ristretto, potremmo dire vis a vis. Una leggerezza, una sventurata occasione.

Ma non lo stesso  si può dire, crediamo, per l’assidua frequentazione di Giuseppe Morena, ex assessore alle Finanze del Comune di Rivoli, trasmigrato nel centrodestra pochi giorni prima delle elezioni comunali e candidato con il suo fattivo appoggio alla carica di sindaco. Si tratta di quel Morena, suo supporter alle ultime elezioni regionali, condannato lo scorso aprile a un anno con la condizionale per una falsa perizia nell’ambito dall’inchiesta della Dia di Torino sul riciclaggio di denaro della ‘ndrangheta calabrese attraverso i subappalti olimpici. E beneficiario di un incarico di sottogoverno regionale, nel collegio sindacale del Csi: nomina fortemente voluta dall’assessore Porchietto.

[Fonte: Lospiffero.com]

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