Qualcosa di sinistra!

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e l’ingiustizia.”

(Enrico Berlinguer)

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PD Piemontese: Il PD cambia verso: vero! Torna indietro di 30 anni!

Il PD Piemontese “cambia verso“. Il rottamatore Matteo Renzi permette che in Piemonte ritornino in auge personaggi che furono in parte protagonisti di tangentopoli riportandolo indietro di 30 anni. E’ questo il nuovo corso di Matteo Renzi?

Da Lospiffero

Nella direzione regionale di giovedì verrà formalizzata la nomina di Quagliotti vice segretario. L’eminenza grigiastra del sindaco è il garante del patto tra l’area fassiniana e Gariglio. Conticelli verso un posto nel listino. Ecco la rottamazione in salsa subalpina.

E’ stato il garante dell’asse tra Piero Fassino e Davide Gariglio. Giancarlo Quagliotti, ormai per tutti l’eminenza grigiastra della politica subalpina, è legato all’attuale sindaco di Torino sin dai tempi in cui il Lungo guidava la Federazione torinese del Pci e il compagno Giancarlo dirigeva la guardia rossa in Comune. Per questo la sua nomina a vice segretario del Pd regionale, che verrà formalizzata durante la Direzione di giovedì, rappresenta il sigillo di un patto che finora ha retto e nel quale c’è chi già individua possibili sbocchi, a partire da quando si concluderà il primo mandato di Fassino in via Milano. Certo, che Quagliotti, classe 1942, coinvolto nello scandalo tangenti sia nel 1983 che nel 1993 quando fu condannato per le mazzette che la Fiat pagava al Pds, diventi il numero due del partito in nome di quel rinnovamento propinato a ogni piè spinto da Matteo Renzi è davvero stridente, ma dopotutto che c’è da stupirsi in una regione in cui i protagonisti del nuovo corso sono Sergio Chiamparino, Mercedes Bresso e, appunto, Fassino? A furia di cambiar verso si torna indietro di trent’anni.

La sua carriera inizia alla Olivetti prima di diventare – nel 1963 – un funzionario del Pci di Torino. Dal 1970 al 1983 siede in Sala Rossa dove ricopre sotto le insegne di falce e martello anche l’incarico di capogruppo. E proprio nel 1983 la magistratura inizia per la prima volta a occuparsi di lui, giacché fu coinvolto negli scandali tangentizi del “caso Zampini” e dei “semafori intelligenti” (dai quali fu prosciolto). Nel 1993 fu di nuovo indagato per una tangente di 260 milioni di lire dalla Fiat al Pds (i rapporti tra il Lingotto e il partito dei lavoratori a Torino sono sempre stati ottimi). Questa volta fu condannato a 6 mesi assieme al suo sodale Primo Greganti per finanziamento illecito. La mazzetta riguardava l’appalto per il depuratore del consorzio Po-Sangone. Quando nel 2011 Fassino decide di candidarsi alle primarie per ascendere al piano nobile di Palazzo Civico sceglie proprio Quagliotti come coordinatore politico della sua campagna elettorale, lui intanto finisce nella segreteria del partito provinciale allora guidato da Paola Bragantini, con la quale instaura un ottimo rapporto.

Da sempre legato a Sitaf è stato più volte accusato di aver costituito, assieme a Salvatore Gallo – il patriarca della famiglia socialista che ha piazzato il figlio Stefano nall’assessorato allo Sport di Palazzo Civico e ora sta tentando di far eleggere il secondogenito Raffaele a Palazzo Lascaris – la corrente autostradale del Pd torinese, quella che, secondo i detrattori, gioca di sponda con i No Tav per proseguire indisturbati i lavori al Traforo del Frejus. Il suo incarico formale è quello di presidente della Musinet Engineering, società della galassia Sitaf,della quale amministratore delegato è Mario Virano, ex dirigente di Pci e Pds, che tra gli innumerevoli incarichi ha anche quello di capo dell’Osservatorio sul Tav, mentre il vice presidente è quell’Ignazio Moncada, definito da molti il pontiere tra servizi segreti e grandi affari.

La nomina in segreteria di Quagliotti, nelle settimane scorse, già provocò uno scossone all’interno della variegata compagine fassiniana, con l’assessore torinese Stefano Lo Russo e il consigliere regionale del tosaerba Andrea Stara che lo avrebbero accusato di aver trattato per sé più che per la corrente. Ma a ogni incomprensione, in politica, c’è modo di chiarirsi e forse per questo nelle ultime ore si stanno facendo sempre più insistenti le voci che danno l’attuale presidente della Circoscrizione VI, Nadia Conticelli, già collaboratrice di Stara a Palazzo Lascaris, come esponente in gonnella del Pd all’interno del listino di Chiamparino. Al fianco di Quagliotti, nell’incarico di vice segretaria, anche Gianna Pentenero, candidata alle primarie scorse contro Gariglio, entrata in segreteria in rappresentanza della minoranza.

[Fonte: Lospiffero]

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Regione Piemonte – Sanità: cure domiciliari ai non autosufficienti scaricate sulle famiglie!

Cure domiciliari: giunta somersa dai ricorsi. Comuni e consorzi si rivolgono al Tar per garantire le cure domiciliari ai non autosufficienti. I giudici amministrativi si sono già espressi sulle tariffe delle case di riposo, ma la Regione attende il Consiglio di Stato. Laus (Pd): “Scaricano tutto sui malati”.

Ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Si accavallano i ricorsi sulla moribonda Giunta regionale, già capitolata sotto i colpi delle carte bollate. Gli ultimi in ordine di tempo sono quelli appena inoltrati delle associazioni che tutelano i malati non autosufficienti che rientrano nei diritti sanciti dai Lea – Livelli essenziali di assistenza sanitaria e socio-sanitaria – per cui la Regione ha tagliato le risorse. Al loro fianco 14 comuni, tra cui quello di Torino, e 18 consorzi erogatori dei servizi. Un ricorso in cui si intende tutelare l’accesso alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari per non autosufficienti.

Funziona così: quando una persona viene dichiarata non più autosufficiente, viene presa in carico dal Servizio sanitario pubblico o attraverso un posto in casa di riposo o attraverso un contributo alle famiglie che decidono di prendersi cura del parente malato da casa. L’oggetto del ricorso è il non riconoscimento di questo tipo di cura all’interno dei Lea, servizi minimi essenziali che la regione deve riconoscere. Per quanto riguarda le cure in casa di riposo il Tar del Piemonte si è già espresso con sentenza numero 199/2014, specificando che le esigenze di contenimento della spesa pubblica non possono andare «in danno del diritto dei cittadini» di godere di un livello essenziale di assistenza, rappresentato appunto da quei servizi riconosciuti all’interno dei Lea. Ora la stessa battaglia verrà condotta sulle cure domiciliari.

Secondo i ricorrenti, infatti, i provvedimenti della Regione Piemonte spostano queste prestazioni di lungoassistenza terapeutica domiciliare – escluso l’intervento dell’Oss – al di fuori di quelle garantite per diritto e quindi finanziate dalla Sanità. E non è una questione certo marginale se si pensa che parliamo di assegni di cura che il Piemonte eroga a 13mila persone non autosufficienti come rimborso spese per l’assistenza domiciliare. Con la «riclassificazione degli interventi domiciliari in lungoassistenza come “extra Lea” – scrivono anche i legali del Comune di Torino – sostanzialmente trasferisce la “garanzia” di tali prestazioni ai Comuni» e quindi al settore dell’assistenza, i cui interventi sono erogati in base a criteri di beneficenza e vincolati alla disponibilità di risorse.

Non è tutto, come sottolinea il consigliere Pd Mauro Laus, il problema è che la Regione finora ha deciso di non applicare neanche le sentenze del Tar già emesse, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato cui si è rivolta, «scaricando il problema sulle imprese e sui ricoverati» attacca Laus. Dopo la prima sentenza del Tar i direttori di Asl e Aso hanno interpellato l’assessorato regionale per chiedere lumi su come regolarsi di fronte a un pronunciamento vincolante, da corso Regina Margherita si fa presente che sulla questione a oggi «non risulta nessun atto normativo regionale valido» essendo stati tutti annullati dai giudici amministrativi, dunque «le tariffe […] risultano quelle in applicazione dei contratti stipulati tra le Asl, gli Enti Gestori delle funzioni socio-assistenziali ed i gestori delle strutture, contratti che costituiscono l’unica “fonte normativa” che regola le obbligazioni in essere». E ancora: «In questa fase transitoria i fornitori delle prestazioni potranno decidere se accettare le tariffe, riferite alla D.G.R. 85-6287/2013 annullata, contenute nei contratti stipulati per l’anno 2014, o se recedere unilateralmente».

Ma Laus non ci sta: «L’assessorato pretenderebbe che si applicassero le nuove tariffe, sorvolando sull’immediata esecutività delle sentenze amministrative di primo grado. In alternativa, propone che le Asl revochino le convenzioni ai gestori non allineati, costringendo i degenti a trasferirsi altrove. Sono quasi tre mesi che la giunta è a conoscenza del problema conseguente alle sentenze del Tar sulle rette di ricovero in strutture per anziani non autosufficienti, ma ha preferito fare il pesce in barile, proseguendo la guerra delle carte bollate invece di convocare le parti coinvolte per risolvere la questione. A pagare l’ignavia politica di questo governo saranno di nuovo operatori e cittadini, entrambi costretti a scegliere tra il male e il peggio in attesa che l’amministrazione ponga rimedio al vuoto normativo».

Sul tema interviene con una nota ufficiale anche l’assessorato alla Sanità: «Le deliberazioni assunte dalla Giunta regionale hanno la finalità di assicurare la continuità delle prestazioni domiciliari indipendentemente dalla formale classificazione della spesa, che peraltro è costantemente monitorata dai Ministeri della Salute e dell’Economia e Finanze. Il bilancio 2014, approvato dal Consiglio regionale a fine gennaio, ha confermato le risorse necessarie, annuali e pluriennali, per garantire tali servizi di assistenza domiciliare. Per quanto riguarda i ricorsi al Tar di alcuni Comuni ed enti gestori, si rileva che il contenzioso amministrativo non risolve le questioni sostanziali circa l’individuazione dei Lea, che peraltro sono in fase di aggiornamento nell’ambito del Patto per la Salute in via di definizione tra Stato e Regioni».

Leggi qui la lettera dell’Assessorato

[Fonte: Lospiffero.com]

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Regione Piemonte – Sanità: Il M5S. Difendiamo la sanità pubblica!

Il grillino Bono chiude la porta ai privati: “Non possono gestire servizi essenziali come i pronto soccorso. No al modello lombardo”. E sul Gradenigo: “La politica poteva fare di più”. Il rilancio del settore passa dall’informatizzazione.

Sarà il Movimento 5 stelle l’unico baluardo a difesa della Sanità pubblica nella prossima legislatura regionale? Dopo l’apertura (attesa) del centrodestra e quella, decisamente meno scontata, del centrosinistra all’ingresso di aziende private nel sistema sanitario regionale, è il grillino Davide Bono a piazzare i suoi paletti: «Intendiamoci – premette il candidato presidente – i privati già agiscono in questo settore da anni, ma un conto è se gestiscono una casa di riposo o di riabilitazione, altro è se si occupano di servizi essenziali come un pronto soccorso».

Il riferimento è all’acquisizione del Gradenigo da parte di Humanitas, il colosso lombardo pronto a rilevare l’ospedale dalla Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli, un acquisto condizionato dalla variazione della norma regionale del 1985 che impedisce a un ente profit di ottenere lo status di presidio ospedaliero pubblico. «Aprire le porte a Humanitas significherebbe virare verso un sistema sanitario lombardo» afferma Bono. «Su questa inversione di rotta destra e sinistra la pensano allo stesso modo, noi invece intendiamo preservare la vocazione pubblica della sanità piemontese». E sul Gradenigo attacca: «La verità è che sarebbe bastato un piccolo sforzo in più della politica per non farlo andare gambe all’aria». C’è poi anche un problema di contratti: «Nella casa di cura Villa Cristina, nel Novarese, per esempio, tutti gli operatori stanno passando dal contratto collettivo nazionale a un contratto di cooperativa e noi non ci stiamo alla teoria secondo la quale la competitività aziendale si ottiene attraverso l’abbattimento dei salari».

Su come rilanciare e rendere più efficiente la Sanità piemontese la compagine pentastellata, come ormai noto, punta sull’informatizzazione del sistema – «potremmo farcela in pochi mesi» – e su un controllo delle visite specialistiche, ma tutelando i medici di famiglia «che spesso si trovano tra l’incudine e il martello di fronte a un paziente che chiede insistentemente un esame e loro impossibilitati di fatto a dire di no». Una cosa è certa, conclude Bono «il risanamento della società non può passare dalla chiusura degli ospedali o dal licenziamento dei lavoratori».

Leggi anche:

Gradenigo, testa d’ariete per i privati

Scelta civica prenota la Sanità

Sanità, nessun pregiudizio sui privati

 

[Fonte: Lospiffero.com]

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Regione Piemonte – Sanità: privatizzazione imminente?

Attorno al destino dell’ospedale torinese Gradenigo si gioca la partita cruciale sul futuro del sistema sanitario del Piemonte. Il passaggio di proprietà al gruppo Humanitas prevede una nuova legge regionale. Sarà il centrosinistra a privatizzare?

Non è solo un ospedale che passa di mano, è un sistema sanitario, quello piemontese, che rischia di assomigliare sempre di più a quello lombardo, poggiato sui colossi della sanità privata perdendo la propria tadizione pubblica. Questione di scelte – tutte legittime ben s’intenda – purché sia chiaro l’approdo finale. Resta vincolata a una legge regionale l’acquisizione del Gradenigo da parte di Humanitas, un’operazione attraverso la quale l’azienda di Gianfelice Rocca si sobbarca 20 milioni di euro con un investimento ulteriore di altri 10. Il tutto, però, purché si modifichi quella norma regionale del 1985 secondo la quale solo le strutture gestite da enti no profit possono ottenere lo status di presidi ospedalieri pubblici, salvando così il pronto soccorso e rendendo “sostenibile” l’intera operazione.

L’accordo tra Humanitas e la Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli è stato presentato ieri durante un’assemblea con i dipendenti e collaboratori dell’ospedale Gradenigo. In attesa della conclusione dell’iter amministrativo per il passaggio della proprietà, Humanitas affiancherà da subito le suore della Congregazione nella gestione della struttura, con un ruolo di consulenza nell’ambito gestionale. Confermata, anche in quella sede, l’intenzione di tenere attiva, anzi potenziare l’area dell’emergenza, ovvero il pronto soccorso. Il nodo è tutto qui: se la Regione modificherà la propria legge, permettendo a un ente chiaramente a scopo di lucro di gestire un presidio pubblico, godendo peraltro di una quota di trasferimenti che in questi anni si è attestata tra i 4,5 e i 5 milioni di euro, allora il Piemonte si avvierà verso un sistema sanitario sullo stile di quello lombardo. In questo senso il Gradenigo pare una testa d’ariete del sistema privato per entrare da una porta apparentemente laterale nei gangli vitali del sistema sanitario regionale. E sono in molti a credere che in realtà il pronto soccorso non rappresenti che un bacino di “malati” utile a Humanitas per riempire i 200 posti letto (a pagamento) dell’ospedale. La degenza è la gallina dalle uova d’oro e in questo senso si intensificano le voci che vedrebbero i lombardi in trattative anche per l’acquisizione della clinica Pinna Pintor di Torino.

Secondo quanto avrebbero lasciato intendere i vertici di Humanitas ci sarebbe già un accordo di massima con i due principali partiti piemontesi – Pd e Forza Italia – e se così fosse sarebbe presumibilmente proprio il centrosinistra a dare il via alla privatizzazione del sistema sanitario piemontese. In una conferenza stampa in cui presentava la propria lista civica alle elezioni Sergio Chiamparino, interpellato sull’argomento, per ora smentisce categoricamente. Voci che si accavallano, come quella secondo la quale i lombardi sarebbero intenzionati a tagliare almeno una sessantina di posti letto nell’ospedale, per ridurre la forza lavoro in attesa di conoscere il “giro d’affari” o come quella di una Fondazione Onlus che starebbe per avanzare una proposta alternativa di acquisizione per scalzare in extremis Humanitas (prospettiva secondo molti difficilmente percorribile a questo punto). Di certo c’è una questione legata ai nuovi contratti del personale, perché Humanitas non applica quelli pubblici e agisce in regime privatistico. Per questo chi, come il consigliere regionale di FdI Massimiliano Motta per primo ha sollevato la questione, continua a evidenziarne i rischi dell’operazione: «I nodi restano al pettine – afferma – il futuro di questo importante ospedale resta nebuloso così come resta incerto il destino dei 600 dipendenti. Altrettanto interessante parrebbe la notizia  di un forte investimento sull’emergenza ma cosa comporta in un’ottica di sistema nella nostra Regione dove già sono in corso piani di razionalizzazione della rete sanitaria ospedaliera? O forse il tutto fa parte coerente di un piano che attraverso il cambio della norma sui presidi porterà la Sanità piemontese verso il Sistema Lombardo?».

[Fonte: Lospiffero.com]

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Regione Piemonte – Sanità: gli effetti di 4 anni di giunta Cota!

Duro atto d’accusa del sindacato dei medici ambulatoriali Sumai: “La Regione si è distinta per una politica miope con il risultato che le liste d’attesa si sono allungate e i costi per i cittadini aumentati”. Obrizzo: “La riforma? Una chimera”.

Quattro anni di slogan e tagli, altro che riforma sanitaria. È il duro atto d’accusa che il Sumai-Assoprof Piemonte, sindacato che rappresenta il 90% dei medici specialistici presenti sul territorio, lancia nei confronti della giunta Cota che, le cui decisioni – per quanto ci si avvii a nuove elezioni – continueranno a incidere sul servizio. In particolare, forte è la preoccupazione «per i tagli lineari all’assistenza specialistica ambulatoriale interna messi in atto». Lo sottolinea il segretario regionale del Sumai-Assoprof Renato Obrizzo che evidenzia come «ormai si è raggiunto il limite e molti professionisti rischiano di trovarsi senza lavoro, anche perché se è vero che si andrà a votare a breve dopo la sentenza del Consiglio di Stato, le delibere votate dalla Giunta in uscita sono valide». Per il sindacalista «sono stati quattro anni fatti solo di slogan e tagli. Non ultimo la prevista riduzione (lineare) delle risorse per la specialistica ambulatoriale interna dell’8% entro il 2015 (pari ad una riduzione di 6,5 milioni di euro)».

Tutto ciò «inevitabilmente porterà alla ulteriore contrazione dell’offerta di servizi specialistici pubblici sul territorio con il conseguente incremento delle liste d’attesa e aggravio dei disagi per i pazienti che vedranno cancellati alcuni servizi e saranno sempre più costretti a rivolgersi al privato con un aggravio di costi non indifferente. Un taglio, quello dell’8% che va a sommarsi al provvedimento del 2011 che ha bloccato il monte ore per la specialistica ambulatoriale interna». Con queste scelte, conclude Obrizzo, «guidate esclusivamente dal principio assoluto economico-finanziario, il potenziamento dell’assistenza territoriale in Piemonte è rimasta una mera dichiarazione di principio e d’intenti che ha tradito la miopia delle politiche sanitarie messe in atto dalla Giunta in tema di assistenza sanitaria territoriale».

[Fonte: Lospiffero.com]

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Provincia di Torino – Inceneritore del Gerbido: 11° stop in fase di collaudo!

Undicesimo stop per l’impianto del Gerbido, proprio dopo il blocco di due settimane che avrebbe dovuto superare le anomalie finora riscontrate. Trm: “Sforamenti minimi”. Ma intanto aumentano le voci di una proroga dell’esercizio provvisorio.

E con questo fanno 11. L’inceneritore del Gerbido torna a incepparsi proprio all’indomani del fermo di due settimane che doveva servire per risolvere i problemi tecnici causa dei precedenti blocchi con relativi sforamenti. A comunicarlo è una nota di Trm, la società che gestisce il termovalorizzatore di Torino, che tuttavia tranquillizza i cittadini, spiegando che «l’inconveniente è stato risolto in meno di un’ora e il supero è risultato molto limitato nel tempo e – complessivamente – di minima entità: 61 mg/Nm3 rispetto al limite di legge di 50 mg/Nm3».

L’anomalia è legata al ciclo termico della Linea 3, ancora una volta «causata da un trip di caldaia» prosegue l’azienda, secondo le cui stime «l’ammontare complessivo dei flussi di massa di monossido di carbonio emessi dall’impianto, nell’intera giornata di giovedì 13 febbraio, è stato pari a circa 23 automobili che percorrono – una sola volta – tutta la tangenziale di Torino». Intanto, però, si avvicina il mese di aprile, deadline fissata da enti locali e Trm per dichiarare chiuso l’esercizio provvisorio, che secondo voci sempre più insistenti potrebbe essere prolungato di alcuni mesi se non addirittura di un anno, almeno fino a quando continueranno a proporsi tali anomalie.

Altri informazioni correlate nella sezione Ambiente.

[Fonte: Lospiffero.com]

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Comune di Pinerolo – L’etica pubblica non va in prescrizione.

Resoconto del Consiglio Comunale del 4 febbraio 2014 a cura del Movimento 5 Stelle di Pinerolo.

Durante il CC del 4 febbraio, pur non essendoci delibere all’OdG, si sono toccati temi importanti. Si è parlato molto infatti di povertà, che, a dispetto di quanto dice Letta ai tiranni Arabi, a Pinerolo esiste, aumenta, ed è un serio problema che impegna costantemente l’Amministrazione. La crisi forse è finita nel resto di Italia (!!), ma a Pinerolo NO.

Il Cons. Canal aveva infatti presentato (già alcuni mesi fa) una mozione che impegna la Giunta a porre in essere tutta una serie di azioni contro la povertà. La discussione è stata vivace, interessante e molto costruttiva, anche se registriamo alla fine il ritiro della mozione da parte dello stesso Canal, su richiesta del capogruppo PD Barbero. In effetti il documento, pur avendo fini assolutamente nobili, per cui sarebbe stato sicuramente votato dal MoVimento, era un po’ confuso, mischiando insieme argomenti diversi (dal recupero e distribuzione di cibo fresco per i poveri al sostegno alle imprese in difficoltà che fanno la raccolta differenziata). L’impegno che ha preso il Consiglio è stato quello di andare a discutere con urgenza i punti della mozione in sede di terza commissione, anche al fine di specificare meglio alcuni punti e di evitare di sovrapporre l’azione del Comune a quella eventualmente già svolta da associazioni di volontariato e privati.

Tra gli argomenti all’OdG meritano particolare attenzione, oltre alla povertà, le ultime due interrogazioni.

La prima riguardava le intenzioni dell’amministrazione di esternalizzare l’estate ragazzi e rivedere i servizi di pre e post scuola. Le spiegazioni dell’assessore Clement sono state lucide e precise, ma tardive. Lo stesso assessore infatti aveva già nei giorni scorsi rilasciato interviste ai giornali e organizzato una riunione con i genitori interessati per comunicare l’intenzione. Il CC tuttavia non era stato informato. Noi non abbiamo posizione ideologiche su questo, nel senso che riteniamo che un discorso sulla modifica di alcuni servizi a domanda individuale (comprese le tariffe) andrebbe anche fatta. Tuttavia da un’Amministrazione che da anni fa del non toccare i servizi a domanda individuale il suo principale (ed anche l’unico sensato a nostro avviso) cavallo di battaglia, ci saremmo aspettati un maggior coinvolgimento del Consiglio su questioni così delicate. Ma per la sinistra (anche quella radicale) avere un’opposizione evidentemente è un problema. Così non la si coinvolge nelle decisioni. L’intenzione dell’Assessore Clement è infatti quella (dichiarata ieri nel sua risposta) di portare direttamente il provvedimento in sede di approvazione del bilancio di previsione 2014, quando i giochi saranno fatti, le decisioni prese e eventuali modifiche difficili da attuare. Ne prendiamo atto. Non si lamenti poi che a Pinerolo si discute solo di urbanistica. Diciamo che a lui evidentemente, nonostante i proclami, va anche bene così!

Ma il punto più basso e inquietante di questo CC è arrivato al momento della discussione dell’interrogazione presentata da A. Chiabrando sulla banca dati. Egregio lavoro quello svolto dal gruppo Progetto per Pinerolo. Tutti gli approfondimenti della vicenda li potete trovare sul portale del Gruppo (www.progettopinerolo.it).

Riassumendo, i fatti sono questi. Il Comune di Pinerolo ha inviato a fine 2013 centinaia di cartelle esattoriali per accertamenti ICI sul 2008, moltissime delle quali risultano errate. Ciò è dovuto al fatto che il Comune non dispone di una banca dati affidabile utilizzabile al fine di combattere l’evasione fiscale. Eppure la banca dati è stata profumatamente pagata dai cittadini di Pinerolo. La Società che avrebbe dovuto provvedere alla sua realizzazione è la STL, idea dell’allora assessore al Bilancio Magda Zanoni (oggi senatrice PD), risalente al 2004.

Il Comune di Pinerolo nel 2004, con una serie di passaggi complicati, affidò l’incarico della realizzazione della banca dati prima ad ACEA (che con questo tipo di attività proprio non ha nulla a che vedere!), la quale, pochi mesi dopo aver ricevuto l’incarico, firma un contratto con A.M.S. di Settimo per la realizzazione della banca dati, che a sua volta cede l’incarico a Ribes servizi e, successivamente, la commessa passa a Filo ribes s.p.a. (tutte società legate al gruppo AMS di Settimo, famoso alle cronache giudiziarie recenti per gli scandali contabili e le bancarotte che ne sono derivate). I protagonisti della vicenda sono quasi tutti componenti della c.d. “banda del buco”, responsabili del dissesto del Comune di Settimo e della sua municipalizzata ASM, quasi tutti appartenenti alla stessa corrente del PD di cui fa parte anche la nostra Magda Zanoni. Nel frattempo il Comune di Pinerolo costituisce la STL (società a completa partecipazione pubblica) a cui ACEA cede il contratto stipulato con ASM. La STL aveva pertanto il compito di effettuare gli accertamenti e costituire la banca dati, incarico che tuttavia era già passato alle suddette società, le quali hanno fatto malissimo il lavoro, ed i risultati sono visibili in questi giorni in Comune, con decine di cittadini che protestano per le cartelle sbagliate ricevute,  Non volendo dilungarmi troppo sulla vicenda (come già detto gli approfondimenti li potete leggere al link www.progettopinerolo.it) ci preme in questa sede fare altre considerazioni.

Durante la risposta data dal Sindaco e dal funzionario del Comune, un Cons. di maggioranza (Berti, Moderati) si è particolarmente alterato e, abbandonando l’aula, ha detto, fuori microfono ma davanti a tutto il Consiglio che quindi ha sentito, che lui quelle cose “non le voleva nemmeno sentire” e che “la STL fu fatta per non fare la gara d’appalto”. Vedremo se dalle registrazioni si sente l’audio. I fatti tuttavia parlano chiaro e sono inquietanti. L’incarico viene prima affidato ad ACEA (che non ha alcuna competenza in merito) che poi stipula il contratto con i noti personaggi tutti appartenenti alla stessa corrente politica dell’allora assessore al bilancio Magda Zanoni. ACEA cede il contratto stipulato con ASM a STL (società del Comune di Pinerolo) che si trova oggi a combattere l’evasione fiscale senza avere una banca dati affidabile, tuttavia profumatamente pagata dai cittadini pinerolesi.

Perché il lavoro sia stato affidato ad ACEA è scritto nella delibera del 2004 (affidando il lavoro ad una partecipata avremmo potuto realizzare un miglior controllo e economie di scala vantaggiose). Resta un mistero perché sia successivamente stato stipulato il contratto con l’ASM di Settimo, che poi ha fatto partire tutto il giro di subappalti. A nostra specifica domanda l’amministrazione risponde con il silenzio.

Poco importa se sulla vicenda la Procura abbia già archiviato un esposto. Restano i problemi di opportunità politica di certe operazioni, e i risultati economici che ne derivano. Concettualmente il discorso non è molto diverso dalla casa dell’ex Ministro Scajola regalatagli dall’imprenditore Anemone. I Giudici non hanno provato il reato, resta il fatto che Scajola si è trovato una casa intestata a sua insaputa nel centro di Roma. Il problema giudiziario non sussiste (così hanno deciso i giudici), ma il problema politico sussiste eccome. Idem vale per questa vicenda. L’allora assessore al bilancio, oggi Senatrice, si inventa la banca dati con fini assolutamente nobili e, nei fatti, non viene fatta alcuna gara d’appalto e con una serie di passaggi successivi, l’incarico viene affidato a componenti della sua stessa corrente politica, con gravissimi danni per il Comune di Pinerolo. La procura non ha ravvisato irregolarità giudiziarie, archiviando il caso, ma il problema dell’opportunità politica resta eccome! E getta forti dubbi sull’operato di una donna molto stimata nell’ambiente politico per la sua indubbia competenza. In un qualunque Paese Europeo, se una Giunta avesse fatto una roba del genere, sarebbe saltata immediatamente. Al PD invece è concesso tutto.

Al Sindaco (estraneo alla vicenda) che sostiene candidamente che non possiamo fermarci su fatti di quasi 10 anni fa, e che il caso è già stato archiviato, diciamo di andare a dire, se ha il coraggio, le stesse parole ai cittadini che, oggi, stanno facendo la fila di fianco al suo ufficio. Ricordiamo inoltre al Primo cittadino che l’etica pubblica, che ogni amministratore dovrebbe avere come punto fermo della sua azione politica, non si archivia, e nemmeno va in prescrizione.

… to be continued

MoVimento 5 stelle Pinerolo

PS: il CC si è aperto con una seduta del Consiglio dei Ragazzi. L’iniziativa che coinvolge diverse scuole medie di Pinerolo è senza dubbio interessante. Al Consiglio Comunale dei ragazzi c’è il pienone tanto da non riuscire ad entrare in sala consigliare, con giornalisti, fotografi, genitori e insegnanti. Dieci minuti dopo la sua fine, e durante tutto il “vero” Consiglio Comunale, di tutti i presenti è rimasto solo il giornalista. Peccato.

Resoconto del Consiglio comunale del 4 febbraio 2014 a cura del Movimento 5 Stelle di Pinerolo.

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